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Appuntamento in galleria

Appunti mensili sui luoghi dell’arte a Milano

Scritto da Giorgia Pipoli il 9 giugno 2026

atelier dell'errore, PPP pinkypussypunk, kaufmann repetto

Milano è una città che si attraversa distrattamente, seguendo traiettorie abituali, ma alcuni posti chiedono di rallentare, suonare a un campanello, entrare in un cortile o fermarsi su un pianerottolo per essere scoperti. Le gallerie sono così, esistono in una geografia meno evidente, sono spazi spesso nascosti ma con le porte sempre aperte. Di solito silenziose e mai troppo affollate, senza bisogno di un biglietto per entrarci, lasciano il tempo alla curiosità di fermarsi e visitare nuovi mondi, anche per i meno esperti.

Le gallerie sono così, esistono in una geografia meno evidente, spazi spesso nascosti ma con le porte sempre aperte.

Gli indirizzi sono da ricercare, passano tra persone, inaugurazioni e incontri. Ogni mese qui proveremo a tenerne traccia, entrando in alcuni spazi e raccontandoli attraverso le storie delle persone che ne hanno cura, gli artisti e le loro pratiche. Non saranno tutti, non in ordine, ma costruiremo nel tempo una traiettoria facile da attraversare.

Per iniziare, quattro indirizzi da segnare per orientarsi in questa mappa in continua evoluzione.

Galleria Martina Simeti – Via Seneca 4/6

Quando si pensa ad una galleria, la prima immagine a formasi nella mente potrebbe essere un ambiente dalle pareti completamente bianche e anche un po’ freddo, ma nel cuore di Porta Romana, passando per via Seneca, è impossibile non essere attratti da un blu ed un rosso vivacissimi, di un qualcosa che da lontano è difficile da definire. È proprio dietro a quella vetrina su strada che si nasconde la nuova sede della galleria Martina Simeti, nello stesso indirizzo della casa-studio di Turi Simeti, oggi sede del suo archivio e ora della galleria stessa.
Se incuriositi, provaste a suonare al campanello, verreste accolti in uno spazio che conserva il calore domestico, dove le colonne colorate in fili di tripolina, visibili dall’esterno, guidano la visita dall’ingresso, al soggiorno fino ad arrivare in cucina. È il modo in cui l’artista Matilde Cassani, chiamata ad interagire con l’archivio, dà vita a Se Turi Fosse immaginando con sapiente ironia, l’impersonificazione dell’artista in altro. Le opere convivono con pantofole, caffettiere, cartoline e altri oggetti di uso quotidiano, costruendo un racconto che sposta lo sguardo verso una dimensione più intima e privata, lontano dalla grammatica di una mostra tradizionale.
La galleria ha cambiato diverse sedi negli anni, per tornare oggi in uno spazio che custodisce la storia del padre di Martina, Turi Simeti. Questo non significa raccoglierne semplicemente l’eredità, ma metterla in dialogo con il suo percorso, aprendo l’archivio a nuove letture e lasciando che memoria e presente convivano nello stesso gesto.

French Place, – Via Carlo Goldoni 64

Foto di Francesco Paleari. Courtesy: French Place.

Dopo la chiusura della prima sede londinese in 9 French Place, la galleria approda a Milano. Il progetto nato a Shoreditch, dentro un warehouse vittoriano, dopo quasi due anni di ricerca, ha trovato una culla ad accogliere le sue pluri identità, e non potremmo esserne più felici. Marta Orsola Sironi e Mauro Mattei, i due fondatori, cercano di ridefinire l’idea tradizionale di spazio espositivo in un ibrido, la cui identità si ridefinisce ogni volta, attraverso incontri e scambi, dove l’arte viene vista come una pratica di condivisione e uno spazio di sperimentazione.
Sono le persone che ci passano, con i loro dialoghi e interrogativi, a darne una direzione.
Potrebbe non essere facile da individuare se non la si sta cercando, ma dopo essere entrati nel palazzo ed essersi fatti strada nel mezzanino, si accede ad un ambiente accogliente e sinergico, dove sentirsi accolti come in una casa di amici che aspettavano solo te per iniziare. Troverai sempre qualcuno pronto a guidarti tra le opere e mostrarti con entusiasmo lo spazio, che si divide su due livelli, di cui uno riservato alle residenze d’artista.
La mostra che conclude il lavoro della residenza dello scorso mese è dell’artista di Anna de Castro Barbosa, in Il Quiproquo ci mostra il suo studio sulla percezione e vulnerabilità forme e di come queste possano creare malintesi, come la scrittura di una goffa lettera d’amore: un tentativo prudente di avvicinarsi a ciò che ancora non si conosce del tutto, sospesi tra attrazione, curiosità e il timore di esporsi troppo.

Kaufmann Repetto GalleryVia di Porta Tenaglia 7

Foto di Andrea Rossetti. Courtesy: Kaufmann Repetto Milan / New York.

Nel quartiere di Brera, all’interno di un cortile, la Kaufmann Repetto si annuncia con una vela decorata dai colori sgargianti che segna l’ingresso alla mostra prima ancora di varcare gli spazi interni. Si tratta della Vela Alpina 01 dell’Atelier dell’Errore, una delle prime opere del collettivo. La galleria, fondata da Francesca Kaufmann e Chiara Repetto è uno degli spazi più riconoscibili nel panorama italiano e non solo, pur conservando un’atmosfera familiare. Un posto in cui è facile trattenersi ed ogni volta vale la pena tornarci per vedere i suoi spazi mutare e l’architettura dialogare in modo diverso con le opere che ospita. In questa occasione ha aperto nuovamente le sue porte all’Atelier dell’Errore, facendoci immergere in un mondo fatto di creature immaginarie, un bestiario di esseri ibridi in cui primeggiano colori rosa tenui sull’argento delle coperte isotermiche utilizzate come tela.
Il collettivo nasce nel reparto di neuropsichiatria infantile di Reggio Emilia, oggi, grazie a Luca Santiago Mora e a tutte le persone che credono e lavorano al progetto, continua la sua produzione artistica ed occupa il terzo piano della Collezione Maramotti. Tutto ruota attorno a poche semplici regole a guidare il lavoro sinergico degli undici artisti: i soggetti sono ispirati al regno animale ed è vietato cancellare o cambiare foglio.
Da questi vincoli nasce un immaginario fantastico, a primo impatto irrealistico ma fortemente radicato nella contemporaneità e rappresentativo della personalità di ogni artista. Il gruppo si forma per la prima volta nel 2002 e gli insetti asessuati dei primi anni, sono cresciuti insieme ai ragazzi che ne fanno parte, adesso hanno corpi a tratti cosmici e ci guidano nei loro desideri più espliciti.

Galleria Tommaso Calabro – Corso Italia 47

Ci sono indirizzi che entrano facilmente nella geografia di una città, diventano subito riconoscibili ma con il tempo finiscono per confondersi con i suoi ricordi. Ogni storia ha un ultimo capitolo e quello di Tommaso Calabro, si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Come annunciato già da qualche mese, la galleria si prepara a chiudere i suoi spazi, dopo quasi dieci anni di attività, lasciandoci con un’ultima mostra concepita come un momento conclusivo del percorso. See you si muove attorno al tema del ritratto come ad una presenza che attraversa il tempo, senza perdere la propria capacità di interrogarsi. Da strumento di celebrazione e memoria, il volto si trasforma progressivamente in un territorio più ambiguo, capace di raccontare desideri, fragilità e contraddizioni. Le opere mettono in dialogo epoche e linguaggi differenti, costruendo connessioni che non seguono una cronologia precisa ma una logica più emotiva, fatta di rimandi e riconoscimenti. C’è qualcosa di particolare nel visitare un luogo sapendo che presto non sarà più accessibile. Ogni stanza sembra già intrisa di nostalgia, trattiene le tracce di mostre passate, incontri, conversazioni e inaugurazioni che nel tempo ne hanno costruito l’identità. Le esposizioni finali forse nascono anche da questo sentimento, raccogliendo anni di ricerca e relazioni in un momento che guarda contemporaneamente al passato e al presente.
Anche io devo ancora tornarci per un ultimo saluto. See you there!