Armani Silos, la prima mostra. Passeggiando tra 600 abiti (e 200 accessori)

Un itinerario per fissare l'esposizione prima del cambio di scena: 40 anni di Armani

Foto Davide Lovatti

Foto di Davide Lovatti

Scritto da La Redazione il 16 dicembre 2015
Aggiornato il 1 agosto 2016

Armani Silos è una costruzione che suggella l’amore di Giorgio Armani per Milano, è il regalo di un artista alla città a cui ha legato l’intera vita lavorativa. E la prima mostra, fatta di 600 vestiti e 200 accessori disegnati dagli anni Ottanta a oggi, disposti su quattro livelli e suddivisi per temi – Daywear, Esotismi, Cromatismi e Luce, è ancora visibile per qualche mese, ma poi sarà smantellata per fare posto a qualcosa di diverso. L’intenzione di Giorgio Armani, infatti, non era quella di fare un museo su di sé, ma di offrire un vocabolario vivo, un’esperienza intensa delle sue creazioni, per i giovani e i meno giovani, gli esperti e quelli che semplicemente si emozionano ricordando la prima giacca o il primo capo vestito (difficilmente uno di quelli esposti, però, a meno di non parlare di attori e modelle).

L'atrio centrale. Foto Davide Lovatti
L’atrio centrale. Foto Davide Lovatti

Ogni minimo particolare, dall’architettura all’allestimento, è studiato per eliminare qualsiasi interferenza esterna durante la contemplazione degli abiti. I toni di grigio dei pavimenti e delle pareti, la struttura semplice e comprensibile degli spazi, l’assenza di didascalie (con l’eccezione dell’anno, per fortuna). La stessa decisione di non seguire un ordine cronologico è strumentale alla percezione di uno stile senza tempo, di una profonda coerenza nello spirito creatore di Armani. Gli abiti sono raggruppati in composizioni quasi teatrali, scene di non più di 20 manichini alla volta, modellati in funzione del vestito e disposti in modo che sia possibile girarci intorno, apprezzare l’incidenza della luce sui tessuti, la proverbiale morbidezza del taglio, tutte le sfumature di colore – soprattutto, a piano terra, del leggendario greige.

Daywear. Foto Davide Lovatti
Daywear. Foto Davide Lovatti

È lì a piano terra che bisogna aggirarsi famelici per capire lo spirito della rivoluzione che fu Armani quando calò con tutta la sua potenza nell’immaginario collettivo: anche se i vestiti esposti non risalgono tutti ai primi tempi, il daywear è sempre stato il genere che nella mente di tutti più ha incarnato il dna Armani. I toni neutri, le giacche destrutturate, i fianchi stretti, i pantaloni morbidi, sono tutti segni che riportano inesorabilmente alle scene di vestizione di Richard Gere di American Gigolo, ma anche all’ossessiva scrittura di Bret Easton Ellis in American Psycho, dove sembra che qualunque azione dei protagonisti, efferata o banale, sia subordinata al capo indossato: «Tiro su la camicia Armani e mi piazzo una delle sue mani sul petto, perché voglio che senta quanto è duro e scolpito il mio torace, e faccio guizzare i muscoli, lieto che la stanza sia illuminata e lei possa vedere i progressi che ha fatto il mio addome, scolpito e abbronzato».

Richard Gere in American Gigolo
Richard Gere in American Gigolo

Dal primo piano in su invece si coglie lo sguardo Armani sull’esotico, il floreale, sul colore, l’optical, su ciò che brilla e che luccica, tutte cose che il riflesso pavloviano non assocerebbe al brand, ma che hanno incoronato la gloria delle star più star di tutti i tempi. La stanza degli accessori è una delle più sorprendenti, con oggetti voluminosi e metamorfici.

Armani Silos - Accessories 7 - Credit SGP Srl

Nelle sale di Exoticism potete incontrare la straordinaria collezione Samurai del 1981, che se non incontrò i favori del grande pubblico fece impazzire Grace Jones, che non a caso ha incarnato più di qualunque altra donna al mondo la fusione e confusione tra i generi.

Grace Jones
Grace Jones

O i più leggiadri vestiti ispirati a Matisse e Kandinsky, o le frange di pellicola fotografica della collezione Gypsy (2008)

Exoticism, foto Davide Lovatti
Exoticism, foto Davide Lovatti

E c’è il mitico spider dress del 1990

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Armani Silos, Cromatismi foto Davide Lovatti
Armani Silos, Cromatismi
foto Davide Lovatti

Nel piano Cromatismi ci sono i rossi pastosi della collezione Easy Chic, i rosa polvere della collezione Boudoir, i nero su nero indossati da Sharon Stone

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E aggirandosi tra i manichini invisibili dell’ultimo piano, quello dedicato alla Luce, si viene tramortiti dal gioco dinamico dei riflessi sprigionati dagli abiti e dai pannelli iridescenti sulle pareti. Qua rifulge il vestito dell’Oscar di Jodie Foster del 1992, quello del Silenzio degli innocenti.

Jodie Foster, entusiasta del suo secondo Oscar nel 1992 per "Il silenzio degli innocenti" vestita di un bianco Armani.
Jodie Foster, entusiasta del suo secondo Oscar nel 1992 per “Il silenzio degli innocenti” vestita di un bianco Armani.

La botta di adrenalina però arriva alle fine, quando si interagisce con i grandi tavoli touch screen dell’archivio. È lì che si possono sfogliare le foto di Fallai e le campagne più iconiche di Armani, si ottiene ogni forma di notizia su abiti, collezioni, film, tutto l’universo Armani. Praticamente una droga

Armani Silos Digital Archive. @SGP srl
Armani Silos Digital Archive. @SGP srl