Benvenuti a Porta Venezia

Quartiere orgoglioso, arcobaleno, etnico e creativo

quartiere Porta-Venezia

Scritto da Martina Di Iorio il 31 agosto 2020
Aggiornato il 9 settembre 2020

Foto di Carmen Colombo

 

Porta Venezia sembra quasi una signora dai fianchi larghi, il naso all’insù, ben vestita e comodamente seduta su un salotto di velluto mentre sorseggia un negroni sbagliato, leggendo qualche rivista indipendente. Una signora un po’ particolare però, che di giorno mostra il suo lato snob, sicuramente per bene, mentre di notte mette gli occhiali da sole e toglie le mutande insinua silenziosa dentro locali di cui si sussurra il nome, che donano a questo quartiere il suo lato più affascinate e malizioso.
Porta Venezia quartiere kinky, queer, pansessuale, multietnico, orgoglioso, e allo stesso tempo quartiere borghese, aristocratico, acculturato e per bene. Dai Bastioni si sviluppa a raggio verso tutte le direzioni. Tagliato idealmente da Corso Buenos Aires, quasi fosse lo spartiacque delle sue diverse anime, Porta Venezia arriva a ovest fino a Centrale – la sua parte più street e multiculturale – ingloba ad est le vie residenziali, alberate e chic di Morgagni e – scendendo – Kramer e Goldoni, si lancia a sud fino alla fermata Palestro, oltre il parco Indro Montanelli, abbracciando il quartiere liberty di Milano.

Porta Venezia quartiere kinky, queer, pansessuale, multietnico, orgoglioso, e allo stesso tempo quartiere borghese, aristocratico, acculturato e per bene

Porta Venezia simbolo di integrazione culturale, lo si capisce dalla schiera di locali dove si fuma narghilè, dove si mangia lo zighini e i sambuus, nei piccoli market dove si compra la salsa all’habanero e quella chili. Un quartiere che parla la lingua del corno d’Africa, che sventola la bandiera abissina di Eritrea, Etiopia e Somalia. Come il Love, diventato simbolo di notti underground e queer; il Rainbow oppure il Peacock dove si beve bene e con poco. Piccoli imprenditori che resistono all’ondata della gentrificazione, che qui – forse più che in altri quartieri – è ombra sentita e pericolosa. Perché Porta Venezia è anche quartiere “modello Milano”: brandizzato, istituzionalizzato, con un abitante medio che risponde un po’ allo stereotipo del nuovo milanese che parla di start-up, progetti, follow up, ecologico e vegano. Ne da una riprova via Melzo, che piano piano sta diventando nuovo centro foodificato che alla storia del Bar Picchio – baluardo di veracità e identità di quartiere – affianca i nuovi giganti locali del food & beverage come il The Botanical Club ed Egalitè, per buona parte della stessa proprietà di Kanpai e Rost, sempre sulla stessa via.

foto di Carmen Colombo
foto di Carmen Colombo
Porta Venezia quartiere simbolo di integrazione sessuale, con l’arcobaleno che vi accoglie alla sua fermata, punto nevralgico del Milano Pride che qui pone le fondamenta del Rainbow District. Non a caso le ragazze di Porta Venezia, con Miss Keta capofila (anche se prima ci sembrava meno beppesalizzata di oggi), salutano i passanti proprio da queste vie, diventando uno dei simboli queer di zona. E nonostante abbiano abbandonato ogni riferimento alle buste al Love e alle schiacciate di barella al Picchio, continuano a essere uno degli esperimenti sociali più riusciti e fortunati in zona. Milano arcobaleno non solo vive nel quadrilatero tra via Lecco, Panfilo Castaldi e Tadino, qui si respira a ogni angolo, e riesce a unire in un colpo solo le favolose di tutta Milano.

foto di Carmen Colombo

Porta Venezia quartiere creativo, fatto di giovani artisti (ma soprattutto meno giovani, visto i prezzi della zona) insediati qui, di caffè simbolo meta di designer e architetti come il Bar Basso, di spazi sociali dove si mischia l’arte, l’editoria e il fashion come Spazio Maiocchi, headquarter di Slam Jam, Carhartt Wip (i due fondatori), e Kaleidoscope. Il primo è così legato al quartiere che ha trasferito oltre alla bottega, anche casa qui. Qui trova dimora artistica anche Matilde Cassani, architetto e artista internazionale di arte performativa, la quale lavora all’interno dello studio baukuhm in via Stradella, stessa via della galleria Raffaella Cortese.

Non bisogna scomodare di certo Freud per capire come qui – ancora senza fatica – venga portato avanti il discorso della pacifica convivenza in un corpo solo di situazioni e stili di vita differenti

Trasversale, eclettico per natura e aspirazione, un po’ fighetto e sicuramente benestante, Porta Venezia mostra a tutti il suo essere quartiere dalle diverse personalità. Non bisogna scomodare di certo Freud per capire come qui – ancora senza fatica – venga portato avanti il discorso della pacifica convivenza in un corpo solo di situazioni e stili di vita differenti. Tra Bulldog francesi dal nome Lucrezia portati a spasso con il collare di Off-White, calzettoni di CGDS tirati fino al polpaccio, e schiere di ragazzini che ballano sotto la stazione metro, ecco il nostro viaggio nel quartiere dei bastioni.

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Contenuto pubblicato su ZeroMilano - 2020-09-10