Blockbuster Milano Edition: Luigi Alberto Cippini

I consigli del curatore della programmazione cinematografica di Fondazione Prada per una cinedemìa d’essai

Luigi Alberto Cippini con Danny Boyle - Foto di Niccolò Quaresima

Scritto da Giada Biaggi il 21 marzo 2020
Aggiornato il 25 marzo 2020

Cinedemìa; questo è, a mio avviso, uno dei più bei neologismi partoriti da questa terra gravida di Virus. E ovviamente non c’è che d’approfittarne. Per celebrare l’esistenza di questa neonata malattia culturale che si combatte a suon di hashtag, noi di ZERO abbiamo deciso come nel migliore dei talk show politici di dare la parola agli esperti – che in questo caso sono i direttori artistici delle più importanti istituzioni milanesi in ambito cinematografico.

Per il secondo appuntamento della nostra rubrica abbiamo incontrato Luigi Alberto Cippini, architetto e curatore della programmazione cinematografica di Fondazione Prada. A Luigi non abbiamo solo chiesto una lista dei suoi #mustwatch di questi giorni claustrofobici (anche se come leggerete è poco avvezzo all’idea stessa di “un cinema da quarantena”), ma anche come il cinema della Fondazione abbia deciso di comportarsi in questo momento difficile per preservare la propria autorialità a livello istituzionale ed estetico.

Le micro rassegne-giornaliere da (non)-quarantena
“Non credo che un periodo di emergenza come questo, di self-confinement obbligato, sia l’unica ragione o scusa attraverso la quale sentiamo l’obbligo congenito di approcciarci a un cinema di ricerca e sperimentale. Credo che questa spinta debba configurarsi nella vita di ognuno di noi come una struggle quotidiana e non un antidoto alla noia e confinato, letteralmente, a un periodo particolare. Quindi la mia non vuole essere una top-five dell’intellettuale in quarantena, quanto piuttosto una massa di contenuti che – proiettati giorno dopo giorno, ora dopo ora, nelle nostre case – creino un flow costante in grado di catalizzare un nuovo rapporto con il visivo. I film a mio avviso non sono una distrazione”.

Day 1- Hollywood-Core:
“Sono tutti film mainstream; il primo che cito, The Cell, ha nel cast Jennifer Lopez per dire; però queste pellicole mi danno l’idea di sublimare il cinema come quella forma artistica che deve piacere a più gente possibile; nonostante queste pellicole abbiamo cercato di perseguire questo scopo non servendosi di estetiche commerciali, pur essendo pienamente contestualizzati nel sistema hollywoodiano”.
The Cell (2000) di Tarsem Singh + Excalibur (1981) di John Boorman + Alias (S01/S05) 2001-2006 di A.A.V.V.

Day 2 – Noctural-trip:
“Questi film per ragioni diverse sono un’ideale programmazione notturna. Non ho altro da aggiungere”.
Constantine (2005) di Francis Lawrence + The Girlfriend Experience (s02) 2017 di Lodge Kerrigan e Amy Seimetz + Adult Swim Segment (2012) Death Grips

The Girlfriend Experience

Day 3 – Guilty-pleasures:
“Queste sono cose che veramente mi piacciono, ma che per la crasi di violenza e kitsch che parzialmente racchiudono al loro interno non hanno mai raggiunto uno status intellettuale. Sono visioni grafiche della violenza dalla vocazione mainstream; l’ultimo titolo è una serie tv sul sadomasochismo prodotta da MTV. Ah, ho iniziato questa micro-rassegna con Tony Scott che a mio avviso è il già grande regista di tutti i tempi”.
Domino (2013) di Tony Scott + – – – L.O.A:-D- – – (2016) SCUM FC + Aeon Flux S1-S3 (1991-1995) di Peter Chung

Scum

Day 4 – Post-war Appreciation:
“Syberberg è uno dei miei autori preferiti; ha rivoluzionato la storia del cinema, ma la sua estrema complessità gli si è sempre rivoltata contro. Il primo è un film dalla durata di ben 8 ore; un film che non è fatto per essere visto con attenzione, non è una distrazione, ma implica che tu ti distragga mentre lo guardi”.
Hitler ein film auf Deutschand (1977) di Hans-Jurgen Syberberg + Scarabea – wieviel Erde braucht der Mensch (1969) di Hans-Jürgen Syberberg + Jeanne d’Arc (1999) di Luc Besson

Hitler ein film auf Deutschand

Day 5 – Post-human Elegy:
“Sono film ordinatamente distopici sulla violenza organizzata, sono tre film veramente personali, mi coinvolgono emotivamente. Mi raccomando; vanno visti in fila. Per me sono una versione ottimizzata di ciò che dovrebbero essere i rapporti personali, da gustarsi tutta d’un fiato”.
The Firm 1989 (Alan Clarke) + Trouble Every Day (2001) Claire Denis + Vampyr (1932) Carl Theodor Dreyer

Trouble every day

La streaming-rassegna concepita da Fondazione Prada e da MUBI: “Perfect Failures”
“In questa rassegna online, disponibile in streaming su MUBI dal 5 aprile, il fatto filmico diviene testimonianza di un qualcosa che è andato male durante la produzione del film stesso, ma anche nel momento della fruizione di queste opere da parte del pubblico. Sono film falliti nel contemporaneo della loro uscita, ma, che di fatto, la loro esistenza e permanenza nella memoria collettiva rende a oggi dei successi. Pensiamo a un film come Zabrinskie Point di Antonioni, che forse a guardarlo ora è mai che più profetico; si tratta di una pellicola che non venne per nulla capita dal pubblico americano. Credo che questa rassegna sia più che mai necessaria oggi; anche questa situazione in prospettiva, infatti, potrebbe rivelarsi un perfect failure ai fini del ripensamento ecologico, estetico ed antropologico del contemporaneo”.

Fondazione Prada – Foto di Delfino Sisto Legnani

La perversione cinefila che non vede l’ora di realizzare:
“Mi manca guardare i test dei film da solo nel cinema della Fondazione prima della loro proiezione ufficiale. Di solito lo facciamo il martedì, ovvero il giorno di chiusura degli spazi espositivi”.

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