Umarell è il progetto del musicista e produttore bolognese Martin Giovannella, nato nel 2023 con l’album CANTIERE. Il progetto unisce elettronica, indie e trap con influenze grime, drum and bass e trip-hop, mantenendo un’estetica indie sleaze. Il secondo album, BOLOGNA!, era un omaggio alla sua città d’origine: un viaggio tra luoghi, persone e simboli bolognesi, fino a una dedica alla Torre Garisenda.
Nel 2026 è invece uscito 1000% (Dischi Sotterranei), il quarto album, un progetto che racconta il momento in cui si diventa grandi senza essere pronti. È un lavoro di identità, autodifesa e cambiamento. È una cronaca vulnerabile di un ventenne che si ritrova sul filo tra ciò che era e ciò che sta diventando: tra il bambino che sognava e l’adulto che si sta costruendo per sopravvivere.
Per l’occasione gli abbiamo chiesto di raccontarci la città che continua a ispirarlo tra parole e foto.
Sono nato e cresciuto a Bologna e vivo nello stesso edificio da vent’anni, praticamente da quando sono nato. Per me questa città rappresenta un aspetto fondamentale, cruciale, del mio progetto artistico. Non a caso le ho dedicato il secondo disco di Umarell, che si chiama proprio così: “BOLOGNA!”.
Quell’album è nato sull’onda dello scalpore suscitato dalla notizia del possibile crollo della Torre Garisenda, un evento che ha scosso profondamente i miei coetanei, i miei amici, i miei compagni e i miei genitori. Io, però, vedevo la situazione sotto un’altra lente. Ho pensato che l’ipotetico crollo della Garisenda potesse quasi essere l’inizio di qualcosa di nuovo: il takeover dei giovani, l’abbandono di tutto ciò che è vecchio e stagnante. Bologna da un lato è estremamente avanguardistica, dall’altro rimane fortemente ancorata alla sua tradizione.
Durante i primi anni del mio progetto, quando andavo ancora al liceo, mi sentivo un po’ inscatolato. Non conoscevo il mondo universitario, non ero in contatto con i collettivi che fanno musica e con le varie realtà locali. Chiaramente, iniziare a pubblicare musica ti espone, ti permette di trovare persone simili a te. Oggi sono davvero felice che a Bologna ci sia un bel giro nuovo di artisti che ho la fortuna di poter considerare miei amici, legato a luoghi che mi sono carissimi.

Io vivo nel quartiere di San Mammolo da sempre. Qui vicino c’è il Bar Ciccio, il punto di ritrovo fisso mio e dei miei amici durante tutto il liceo, e ci andiamo ancora oggi. È un bar di quartiere molto “sgreccio”, come diremmo noi, estremamente terra terra. Ha una sala con un tavolo da biliardo e uno da bocce bolognesi. Questo è probabilmente il gioco più noioso sulla faccia della terra ma, dato che il biliardo è sempre occupato, finiamo sempre per giocare a bocce. Lì dentro sono custoditi tantissimi ricordi della mia adolescenza insieme agli amici del cuore: Carlo, Giacomo, Fridge e tutti gli altri. Tra l’altro, è lo stesso posto in cui anche Clementino e Inoki hanno girato un video… insomma, un luogo molto “if you know, you know”.
Spostandoci verso il quartiere Massarenti, il pensiero va subito alla Trattoria da Vito. È il posto in cui porto tutti i miei amici e i “forestieri” che vengono da fuori Bologna per fare session con me. Si mangia bene, si paga il giusto e respiri una storia incredibile. Era il covo frequentato da Lucio Dalla e Francesco Guccini, che viveva a due passi, nella famosa via Paolo Fabbri 43 a cui ha dedicato anche un album. Mi piace l’idea di mettermi in continuità con artisti leggendari di questo calibro. Stare lì a mangiare, fare le ore piccole e suonare la chitarra o il pianoforte che hanno all’ingresso ti fa sentire davvero parte di quella storia mitica.
Un altro luogo che ha segnato profondamente la mia adolescenza è il parco di Villa Spada, nel quartiere Saragozza. Con i miei amici ci andavamo in bici tutte le estati: facevamo su e giù per una via lunghissima che oggi, sinceramente, non avrei più la forza di percorrere. È proprio in quel periodo che ho iniziato a scrivere e a pensare la mia musica. Saragozza è un quartiere a cui sono molto legato, anche perché ci vivono molti miei amici musicisti e ci passiamo un sacco di tempo. Sempre lì in zona, all’angolo con il Parco Battaglia, ci sono delle macchinette installate di recente: io e la mia compagna Martina ci andiamo spesso a fine serata. È il nostro posto perfetto per chiudere la notte, bevendo un succo alle macchinette.
Di sicuro me ne sto scordando un paio, ma nel mio cuore c’è un posto speciale per il Covo Club. Lì ho lasciato un pezzo di me; per me è una seconda casa, anzi, un posto di famiglia. Al Covo ho visto i miei primi concerti da adolescente e quando ci sono tornato per la prima volta come artista, per aprire il live di Tripolare, ho pianto. Ancora oggi organizzarci degli eventi è un’emozione bellissima. Voglio un bene infinito a tutti i ragazzi che lo portano avanti – Enrico, James, Gaia, Marco – perché il Covo è un luogo di cultura incredibile e storico, che va difeso e preservato a tutti i costi. #freecovo. È su quel palco che ho visto i Thru Collected, i Bar Italia e tantissimi artisti che mi hanno influenzato, come Elias Rønnenfelt e molti altri.
Se devo scegliere i miei luoghi del cuore a Bologna, beh, sono decisamente questi.








