Un commento degli operatori del contemporaneo di Bologna sulla vicenda di Alberto Ronchi

Riceviamo e pubblichiamo

Scritto da La Redazione il 14 ottobre 2015
Aggiornato il 24 ottobre 2015

In seguito alla vicenda di Alberto Ronchi, ci sentiamo in dovere di diffondere questa breve nota che rappresenta un segno di apprezzamento per il lavoro svolto in questi anni dall’Ex Assessore alla Cultura. Siamo evidentemente dispiaciuti per l’interruzione di questo lavoro prima del termine del mandato. A prescindere dalle valutazioni che ognuno di noi, sul piano personale, possa aver maturato nel merito della vicenda politica, in quanto professionisti del sistema culturale e a questo titolo, ci teniamo a sottolineare alcuni aspetti della qualità di un percorso che ha portato in un quadriennio alla creazione di un clima culturale vivace e contraddistinto da una forte varietà e complessità, come deve essere per una città che si vuole di rango. Tutto questo è avvenuto in un clima generale non facile, determinando una controtendenza: laddove generalmente si sono applicati tagli alla cultura, qui a Bologna si è potuto anche investire qualcosa di più. Merito delle scelte di governo della città, e di una felice confluenza di personalità. Ma il merito specifico di Alberto Ronchi, a differenza di come la può pensare qualcuno, è quello di essere stato prima di tutto uomo con il senso delle istituzioni che, tanto per dare alcuni esempi, ha evitato il rischio di una crisi fatale di organismi quali il Teatro Comunale e l’Arena del Sole, o portato a termine la creazione della Fondazione Cineteca, ora esibita come fiore all’occhiello del sistema culturale cittadino. Non solo, il merito consiste nell’aver mantenuto all’interno di una visione di insieme coerente anche una sensibilità sociale e civile, un’attenzione per una cultura più diffusa e di base, e un’apertura nei confronti delle iniziative dei privati. Perchè è evidente che se anche i privati, piccoli e grandi, hanno iniziato ad investire in cultura risorse materiali o tempo, competenze e passione, ciò è dovuto anche all’ambiente che si è determinato, formando un paesaggio che si permetteva di contemplare la compresenza di singolarità quasi antitetiche, da Atlantide al MAST.
Ora, al di là di questa testimonianza di stima, quello che ci auspichiamo è che questo clima non venga guastato da semplificazioni grossolane, dalla reintroduzione di contrapposizioni futili e dannose, da una frammentazione funzionale unicamente alle fazioni, modi che non tendono a risolvere i problemi dei cittadini e a sostenere la crescita, non solo culturale, di questa città.

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