Creare il design: la sezione Object di Miart sul “collezionista ideale”

Una chiacchierata con la curatrice Domitilla Dardi

Subalterno1

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Scritto da Nicola Gerundino il 23 marzo 2017
Aggiornato il 3 aprile 2017

Uno degli aspetti paradossali della creazione artistica è la consapevolezza che, prima o poi le strade dell’oggetto creato e del suo creatore si separeranno: ogni sforzo fatto per rendere un’opera perfetta agli occhi di chi l’ha concepita ha come conseguenza diretta l’accelerazione del processo di separazione. Essendoci ormai una perfetta e chiara consapevolezza di questa dinamica, ci può interrogare su quale sia il ruolo del collezionista, visto non più come figura passiva, ma come elemento capace di influire attivamente su un processo di cui sarà il fruitore finale.

Quanto pesa l’idea, l’immagine, il simulacro del collezionista? Se nell’arte questa questa entità è ormai un dato acquisito, nel design può essere considerata ancora una novità, tanto da dover parlare di “collezionista ideale”. Proprio questo è il tema che è stato scelto per la sezione Object del Miart, curata da Domitilla Dardi: «Nel mondo delle gallerie la relazione tra gallerista-designer-collezionista è molto stretta e questa è una prerogativa che ci premeva raccontare. Le scelte del collezionista sono quelle che animano il proprietario di una galleria e motivano un designer». In una chiacchierata che abbiamo fatto con Domitilla a pochi giorni dall’inaugurazione del Miart emergono chiare le linee che sono state adottate per l’edizione 2017 in relazione alla sezione Object: «Abbiamo confermato l’attenzione al contemporaneo che ha distinto la scorsa edizione, ma mescolandola ancor di più con lo storico, dal quale molte gallerie provengono. Quest’anno, oltre alle tante conferme, ci sono gallerie established come quella di Rossella Colombari, così come realtà emergenti estremamente interessanti. Alcune delle new entry stanno facendo un lavoro egregio con nuovi autori, come la Colleoni di Bergamo, altre con lo storico, vedi Paradiso Terrestre di Bologna. C’è anche una realtà come Matter of Stuff, basata a Londra da due giovani italiane, che si sta occupando di edizioni in una maniera assolutamente al passo con i tempi; e uno sguardo verso oriente con Christine Park che porterà una straordinaria ceramista ultraottantenne coreana che saprà incantare con la purezza delle sue creazioni».

Colleoni, Servo-Muto, PATIO
Colleoni, Servo-Muto, PATIO

Fiere miste quindi, dove l’arte contemporanea e il design diventano vicini di casa per qualche giorno, dinamiche parallele che sembrano poter riavvicinare mondi considerati separati, se non altro dalla dicotomia di base tra unicità e riproducibilità. C’è un altro progetto curato da Domitilla Dardi che va in questa direzione di avvicinamento. Tutto romano – un po’ a sorpresa – e che vede protagonista il nuovo Cantiere Galli Design: «Una “Stanza tutta per sé” è il cuore delle idee di uno spazio totalmente dedicato all’interior design a Roma. Cantiere Galli è animato dalla contagiosa energia di Eleonora Galli che ha creato questa realtà dove i progettisti possono trovare tutto quello che serve loro per lavorare bene: dalla più alta ricerca sui materiali agli oggetti e arredi allestiti da Studio Pepe, dalle consulenze agli spazi per un coworking professionale e confortevole. Quindi, al centro di tutto questo, mi è stata lasciata una stanza da inventare come luogo per le idee progettuali. Il riferimento a Virginia Woolf del suo titolo è programmatico: la grande scrittrice diceva che per coltivare la creatività c’è bisogno di indipendenza economica e di una stanza tutta per sé, un luogo dove far crescere protetti i propri pensieri. Per il primo anno di vita della stanza il tema scelto è quello di “Personale/condiviso”: un modo per riflettere su cosa teniamo per noi e cosa siamo disposti a condividere con gli altri, in senso reale e virtuale. È un ragionamento anche sui confini tra spazio privato e pubblico. Il lavoro di Giuseppe Arezzi sull’eremita contemporaneo era perfetto per questo. La sua “Beata Solitudo” è una ricerca ampia sullo spazio abitabile di chi ha scelto di isolarsi dal mondo o di connettersi a intermittenza. È un luogo fisico, ma anche uno spazio mentale. Come la “stanza tutta per sé”.

Altri appuntamenti per approfondire e venire a capo di questa convivenza dualistica tendente all’uno, sempre consigliati da Domitilla Dardi: «Design Basel, la Biennale di Lubiana curata da Angela Rui e Maja Vardjan». E tenete d’occhio anche la Sicilia, qualcosa di interessante e nuovo potrebbe accadere proprio da quelle parti.