Dia de Muertos: la festa che ci fa sentire ancora vivi

Con Espolón Tequila un viaggio creativo nel mondo del aldilà

Scritto da Federica Amoruso il 8 novembre 2021

Esistono davvero luoghi che non esistono, progettati ben prima di noi, architettati nei sogni. Luoghi intimi e liberi in cui cadere quando lo spazio fisico che ci accoglie ci sta stretto. È quello il nostro nido selvaggio in cui muoverci di gesti nuovi, un safe-space lontano dalle costrizioni. L’ambiente-festa. Il rovesciamento speciale, l’eterotopia: posti veramente spirituali che purificano e compensano i difetti di quelli reali.

Questi anfratti magici sono spesso carichi di simboli antichi, dagli echi primordiali, che giocano con quelli nuovi, i nostri, chiamandoci per nome. Luoghi aperti su altri luoghi. Il cimitero ne è l’esempio più figo e calzante, quel posto che è l’unione e separazione simbolica dei vivi coi morti, “l’altra città in cui ogni famiglia possiede la sua nera dimora”. E per assurdo, proprio il cimitero può diventare il fulcro di un carnevale carnale, colorato di senso. Un universo altro in cui perfino la morte è capovolta e di-venta un momento di rinascita, naturalmente in simbiosi con ciò che c’è stato prima di essa.

Ed è così che il giorno dei morti diventa il giorno dei davvero vivi. Un giorno che si tinge di passione, rivoluzione e forza nella tradizione messicana del Dia de Muertos, un sincretismo antichissimo di tradizioni precolombiane ed europee. Un parallelismo paradossale e concreto, in cui sono i vivi ad essere in balia delle regole di un altro mondo, dedicato completamente alle anime del passato.

Espolón Tequila si fa portavoce da sempre di questa celebrazione della vita, e tra altari imbanditi, fiori dai colori lisergici, maschere pazzesche si svolge questa celebrazione ultraterrena della ultra-vita. E in questa occasione Espolón Tequila decide di farlo nel modo migliore, quello giusto: festeggiando. E in grande. Per il Dia de Muertos 2021, Espolón Tequila immagina una festa frammentata, diffusa tra ben cinque venue d’eccellenza della festa meneghina: l’Agua Sancta di Corso Garibaldi, il Flow Milano di Piazza Bor-romeo, l’immancabile Fred in Lambrate, il Madison Lounge Bar in via Sabotino e Il Nemico di via Piacenza. Ma il fulcro del sacro rituale si consuma nella mecca storica della nightlife e della musica dal vivo, alla Santeria (e quale posto dal nome migliore?), il cocktail bar e factory creativa di Viale Toscana, quella in cui potevi sempre incontrare Carlo Pastore al bancone del bar.

Ovviamente non mi sono fatta sfuggire nemmeno per un nanosecondo l’opportunità di partecipare a questo mix perfettamente equilibrato tra il distillato dei sogni e un’impalcatura sonora e visiva di visioni estatiche. Per l’occasione mi sono fatta accompagnare da un’amica di mille avventure che ha tequila sale&limone tatuato su una coscia (e non ha potuto dirmi di no). La mia sete inestinguibile di neon fucsia è stata soddisfatta sin da subito, già dall’attraversamento pedonale, da cui era possibile scorgere una trionfante Santeria in festa. Com’è che giusto che sia: le porte sono importanti. Una soglia, vera e propria, da varcare per mollare fuori l’umido, i lampioni, le macchine a noleggio, le mail, la cessione del quinto, le stampanti e far finta di essere qualcun altro più vero e più simile a noi (che è anche uno dei super poteri dei bar di tutto il mondo). Da ignorante in materia, ho scoperto grazie a questa atmosfera calda e frizzante che la festa dei morti messicana si esprime con simboli lampanti che raccontano la cultura di un popolo incredibile per celebrare la morte godendo la vita. Il nome Espolón Tequila è già un simbolo esso stesso: vuol dire “lo sperone”, l’ arnese legato alla zampetta del gallo da combattimento, che ne rievoca anche il logo, il gallo che è orgoglio e simbolo nazionale del Messico.

I morti sono vivi, e noi siamo qui ora, sotto i neon colorati, immersi nei gusti e nei suoni

Studio un po’ sommariamente e scopro che la distillazione del tequila è pratica antica, una storia che sa di conquistadores spagnoli per poi diventare una produzione su grande scala. Un distillato che nasce proprio da una delle mie piante preferite, l’agave, non a caso conosciuto come “il fiore della morte che nasce una volta sola nella vita”. Quella pianta incredibile che vedevo costellare i punti più impervi dell’entroterra calabrese con una forza testarda, ostinata, come lo spirito di questo prodotto. Foglie carnose, consistenza fibrosa, piante altissime e magnifiche e un fiore unico: l’agave è nota infatti per alcuni anche con il nome di century plant, che le fu dato proprio per la sua unica longevità prima della fioritura. Non appena varcata la soglia mistica di Santeria, petali sparsi ovunque ci conducono nella prima area del rituale, il Salon de Ofrenda (gli altari festosi carichi di offerte per i defunti), dove è possibile degustare i cocktail originali pensati appositamente per la celebrazione del Dia de Muertos. Provo questo Espolón Tequila Paloma, un mix di tequila Espolón Tequila Blanco, succo di lime, sciroppo d’agave e e soda al pompelmo e qui mi vien quasi da piangere. Erano mesi che cercavo un’alternativa al mio classico gin tonic serale (cuore mio, non lo abbandonerò, ma avevo bisogno di una svolta) e finalmente ri-scopro dei sapori forti e intensi ma assolutamente calibrati e profumati.

Al primo assaggio, ristorata, mi sento già dentro questa atmosfera capace di farci coltivare questa relazione alternativa col tempo. I morti sono vivi, e noi siamo qui ora, sotto i neon colorati, immersi nei gusti e nei suoni, e forse fuori ci sono ancora i lampioni, o forse no, magari lo scopriremo dopo o non torneremo più. Scatto mille foto all’insegna gigante gialla e nera alla mia destra, che recita: M I L A N O. Unico indizio che sono ancora qui, in questa Santeria in festa. Presa dall’entusiasmo mi sono ustionata il palato con degli ottimi jalapenos, perché come da tradizione, in questa notte ultraterrena la morte si mangia, ed io infatti mi sono imbrattata con il ripieno dei tacos pazzeschi preparati per l’occasione, ma la mia sbadataggine e la mia scarsa cultura del cibo non mi hanno impedito di notare la cura del dettaglio di tutte le preparazioni, quella cura che ti fa sentire voluta bene, così preziosa quando il resto fuori ti maltratta nella brutalità della routine.

Ovviamente il pubblico è quello figo delle grandi occasioni, pullulano facce conosciute dell’underground milanese e non solo di quelli che fanno le cose fighe. Tutto si riallinea, funziona, fa clic: la musica c’è, Sgamo suona benissimo con la giacca a vento pazzesca, l’atmosfera è quella delle serate belle. Pensato per l’occasione c’è un photoboot interattivo con tecnologia Kinect che balla con te, con due dei soliti iconici teschi messicani che seguono i movimenti di chi balla davanti al monitor. Anche sul mio splendido bicchiere, in coordinato con le illustrazioni in movimento, campeggia l’effige di Guadalupe che guida la rivoluzione in sella al Gallo Ramon, enorme bellissimo e fiero.

Una ragazza addobbata con con gli abiti tradizionali ed il volto dipinto secondo la tradizione mi si avvicina e mi chiede se voglio farmi leggere le carte dall’Oracolo. Mi diverto a spiare i più coraggiosi di me che approfittano entusiasti di questa opportunità rara. Questo primo ambiente accogliente, è in coordinato ma in contrasto con la seconda area, quella ispirata al Mitclàn. Nella sala concerti di Santeria (e che ricordi qui) c’è un dispiego di colori, luci, proiezioni immersive e i miei adorati immancabili neon fucsia. L’aria che tira è quella che porta odore di nuovo, c’è una forza attrattiva verso tutto quello che vedo qui. Un po’ come dire ok ci siamo di-vertiti, onoriamo il passato che ci ha portato qui e adesso facciamo – anche – come diciamo noi. Un inno alla vita: i dj-set fanno brillare l’aria, Rkomi infiamma il pubblico, che si muove finalmente come un organismo unico, enorme, pieno di forza. Il collettivo Gh00st usa il teschio come matrice per creare uno schema nuovo insolito per un pattern colorato, sprayando accanto al palco in una spe-cie di live performance pittorica.

Sento che il senso di tutto, qui, è festeggiarsi per sentirsi vivi in un mondo di morti o semi-morti, concedersi il lusso di fermarsi e assaporarsi, trovando una chiave di lettura per il mondo che è qualcos’altro, più vera di noi. Come un cocktail ben fatto, un mix di elementi antichi, esistiti da sempre, che crea qualcosa di nuovo, insolito, spiazzante.