I muri di Bologna raccontati dalle Altre di B

Scritto da Altre di B il 17 febbraio 2021

La copertina di "Diagram / Peacock" di Altre di B. Artwork: Mannaggia.

Altre di B è una formazione bolognese in attività dal 2006 che con il suo indie-rock è considerata una storica presenza del panorama indipendente italiano. Il loro nuovo doppio singolo Diagram / Peacock è uscito venerdì 5 febbraio per Costello’s Records / We Were Never Being Boring  corredato dalla foto di una colonna bolognese sulla quale lo street artist Mannaggia ha realizzato il disegno di uno strano diagramma e di un pavone stilizzato.

Il rapporto tra la band e la street art non ci è passato inosservato, così abbiamo chiesto ai ragazzi qualcosa in più. Ne è venuto fuori un racconto sulla città attraverso i suoi muri.

Bologna è viva. I perenni rigagnoli di studenti fuorisede, gli artisti, i tossici e gli sfaccendati che scorrono tra i vicoli del centro incontrandosi, ingrossandosi e formando fiumi che inondano le arterie. E quando urtano i flussi di bottegai, avvocati e bolobenisti -quelli da sempre impegnati nella sanguinosa faida contro la bolofeccia- si scontrano, si uniscono, ma non si mescolano. Alla maniera dell’acqua con l’olio. Poi si separano di nuovo, ognuno per la sua strada, chi ad aprire la macelleria storica nel Quadrilatero e chi a comprare sostanze dai figuri in piazza Verdi, o in periferia. Tuttavia i due schieramenti rimangono in guerra, contendendosi la città, sanpietrino per sanpietrino. E quale modo migliore per marcare il territorio se non scriverci sopra? Con la vernice e coi pennarelli e con gli stencil. Chi vive a Bologna non vede una città, non vede i muri e i palazzi, ma un enorme vuoto da colmare con disegni, scritte, insulti, a volte puri e semplici lampi di genio. Questo articolo è dedicato a loro.

LAIDA BOLOGNA, NABAT, 1984

Droga, anticlericalismo militante e assassins de la police: il centro di Bologna è costellato da dichiarazioni d’intenti che lasciano poco spazio all’immaginazione, ma testimoniano una vitalità dal basso che, nella sua iconoclastia, fa parte dello spirito della città. Si può essere d’accordo o meno con certe posizioni più radicali, ma bisogna apprezzarne l’esuberanza. È quella spinta punk, laida e rozza, che ti costringe ad andare avanti, a cambiare cercando il miglioramento, a provare cose nuove e a combattere quello che credi sbagliato. Non sempre finisce bene, come fa presagire il passaggio dalla solitudine all’eroina. Ma è una parte fondamentale della vita.

 

SULLA DIFFERENZA FRA UN SORRISO E UNA RISATA, LA QUIETE, 2009

Marcia sì, tossica sì, fuori corso di sette anni alla triennale sì; ma Bologna è anche –e soprattutto– bellissima. E a questa magnificenza concorrono i suoi muri, pittati non solo di oscenità e tag di sconosciuti street writers, ma anche di opere d’arte. C’è ad esempio Ericailcane, che insieme a Bastardilla impreziosisce la facciata del centro sociale Vag 61 e che anima le vie della nightlife, come via del Pratello e via Mascarella, con i suoi animali coloratissimi e disturbanti nel loro antropomorfismo.
Poi ci sono i pezzi storici, come quello che l’artista italo-colombiano Luis Gutierrez ha firmato nel 1988 su commissione dell’università di Bologna per i suoi 900 anni. L’opera, intitolata “500 anni di conquista dell’America”, è un’esplosione di colore in piena via Zamboni e, tra restauri e graffiti impertinenti, a ogni inizio di anno accademico saluta gli studenti che tornano nelle aule. E poi ovviamente c’è Blu. L’inafferrabile, il mascherato, che per anni ha impreziosito il centro della città (e delle città del mondo) con le sue opere e che ha raggiunto il culmine della notorietà cittadina autografando l’enorme facciata di XM 24, discusso centro sociale in Bolognina e fucina di socialità bottom-up, tra le più attive in città. Molti se la ricorderanno: Bologna rappresentata come la Terra di Mezzo tolkeniana, con i due eserciti contrapposti che si fronteggiano, quello del Decoro e quello del Degrado, e l’occhio di Sauron che splende malvagio in cima alla Torre Asinelli, mentre il sindaco/Signore del Male contende l’anello a Willy, il tatuatissimo e iconico principe dell’underground cittadino. #OccupyMordor è stata poi cancellata dallo stesso Blu insieme a tutte le sue opere rimaste in città, in segno di protesta nei confronti di un’amministrazione comunale che da un lato osteggia e combatte il cosiddetto degrado dei graffitari e dall’altro rimuove dai muri le opere di Blu (così come accade al collega Banksy) per rinchiuderle in un museo con ingresso a pagamento. Una perniciosa contraddizione fra cos’è l’arte e cos’è il degrado. Ne rimane in memoria una facciata tutta grigia, che però col tempo si è riempita di cartelloni, manifesti, sbombolettate militanti, motti di spirito all’indirizzo dell’amministrazione comunale (che ha poi sgomberato XM24 nell’estate del 2019), testimoniando ancora una volta che il paesaggio urbano è vivo, e muta sotto i nostri occhi mentre viene agito da chi lo abita. Perché la beauté est dans la rue, la bellezza è in strada. Ed è importante ricordarselo.

 

BOLOGNA LA BUFFA

Per finire, ci sono quei casi in cui una scritta sul muro non è né un’opera d’arte, né una dichiarazione politica. Non è una tag per marcare il territorio, o un arzigogolo da grafomane. No, in quei casi la scritta sul muro è puro genio. Siamo convinti che esista una percentuale di genio diffusa uniformemente tra la popolazione, come zucchero sciolto nell’acqua, latente e quasi sempre inattiva. A volte però sotto una precisa congiunzione astrale, o grazie a chissà quale catalizzatore chimico, questa potenzialità si slatentizza e cerca disperatamente una via d’uscita, che spesso si concretizza sotto forma di un vicolo buio e un pennarello nella mano. Ogni città ha il suo carattere, e lo esprime a modo suo. Le scritte nelle stradine di Genova non sono uguali a quelle che si possono trovare a Napoli o a Roma. E Bologna non fa eccezione. Se qualcuno, spinto dall’urgenza e dallo spirito della città, decide di riempire i muri del centro con raffigurazioni di un allegro Mr. Poire, di alludere all’ambigua sessualità della propria stessa madre o di sfogare la sua aggressività in minacce di stampo fallico, dovrebbe avere spazio libero e carta bianca per poterlo fare senza problemi.