I primi ospiti di NODE Festival 2018

Minimalismo radicale e suoni ad alta definizione, feedback acquatici e ambienti iperreali, arte, scienza, natura

Scritto da Giulia Sambugaro il 27 settembre 2018

Dopo un anno di stop e qualche intermezzo, dal 14 al 17 novembre 2018 NODE ritorna ad aprire una finestra sui punti di intersezione tra arti elettroniche e visive. Ancora una volta è stata una mostra ad avviare il cammino verso la nuova edizione, ovvero al-jabr (algebra) del giapponese Ryoichi Kurokawa (aperta fino al 24 febbraio 2019 presso la Galleria Civica di Modena), sintesi perfetta di quell’incrocio tra arte e suono che il festival persegue da sempre: un percorso impressionante tra opere audiovisive, installazioni, sculture e stampe nei quali elementi naturali, strutture, leggi e dati scientifici vengono scomposti e ricomposti attraverso una sopraffina rielaborazione digitale.
L’altro ospitone di quest’anno è Ben Frost con il suo grandioso show immerso nel blu che ci ha già lasciati a bocca aperta a Club to Club: droni tonanti, distese di ambient ed elettronica a macchia d’olio accompagnati dai visual di MFO. Ma è sempre dal Giappone che arrivano sia il “filo dorato” che, come nel kintusgi, tiene insieme i pezzi del programma (concept del festival ripreso anche dalla mostra di Kurokawa) sia la sensibilità degli altri due ospiti annunciati finora: i Visible Cloaks, con il loro carico di immaginario nipponico anni 80 ed estetica MIDI, e Tomoko Sauvage, che gli occhi a mandorla ce li ha per davvero così come quella capacità zen di creare armonie naturali e feedback estatici utilizzando solo ciotole di porcellana e acqua.
Nell’attesa di conoscere il resto degli artisti e i luoghi, c’è una preview il 13 ottobre, presso lo spazio ex industriale La Torre, con una performance in contemporanea del batterista e compositore Deantoni Parks (già collaboratore di John Cale, Mars Volta, Run the Jewels, Flying Lotus e molti altri) e l’urban artist 2501 – autore dell’immagine visiva di NODE 2018 – e il dj set del trevigiano Chevel. Poi forse teatri, planetari, chiese e chissà cosa e chi altro, vedremo.