Il centro culturale Vecchio Son rischia di chiudere: «il Comune ci tratta da delinquenti»

Una brutta storia di accordi disattesi e indifferenza politica

quartiere San Donato

Scritto da Salvatore Papa il 12 novembre 2020
Aggiornato il 13 novembre 2020

Foto di Roberta Tagliaferri / Robin T Photography

Era il 1998 quando Stefano Cimato, conosciuto anche come Steno, mitico leader della band punk Nabat, fondò insieme ad altri amici il centro giovanile Vecchio Son in zona San Donato all’ombra del Gasometro. In questi ventidue anni le sue sale prove hanno ospitato centinaia di band, corsi, live e attività, tra cui anche gli affezionatissimi Skiantos. Una vera e propria fucina musicale, un luogo di aggregazione che continua a offrire al proprio quartiere e alla città un servizio preziosissimo soprattutto per i più giovani. «Abbiamo l’esigenza – ci racconta Steno – di dare ai ragazzi le stesse opportunità che abbiamo avuto noi con il punk alla loro età. Punk che ci ha tenuti lontani da tante brutte storie, come l’eroina e la droga in genere». 

In pratica un servizio pubblico trattato però dagli uffici comunali come se fosse un’attività imprenditoriale con il cinismo della più bieca burocrazia, mentre la politica preferisce chiudere gli occhi.

Il nodo della questione è un debito di oltre 70 mila euro nei confronti dello stesso Comune, che a un certo punto ha iniziato a esigere dall’associazione che gestisce lo spazio le spese per le utenze e l’utilizzo dei locali.

La storia ce l’ha raccontata Steno: «Dopo aver ottenuto la concessione dei locali a fronte di un progetto decennale, il Quartiere ci consegnò l’attuale spazio che però non era finito.  L’accordo consisteva nell’esenzione delle spese in cambio dei lavori che noi ci saremmo presi l’onere di portare a termine. Accordo disatteso poiché dopo qualche anno ci chiesero 15 mila euro da pagare in due tranche. Essendo una no-profit, ci toccò chiedere un prestito a una banca. Ma per pagare quel prestito non siamo più riusciti a star dietro alle utenze e il debito ha cominciato ad accumularsi. Il Comune ha così smesso di rinnovarci la convenzione, e questo ci ha creato grossissime difficoltà che si sono protratte nel tempo fino ad arrivare ai 70 mila euro di oggi. Paghiamo oltretutto tariffe da mercato privato per stare in un luogo che ha tantissimi problemi strutturali e da quando esistiamo non abbiamo mai avuto un aiuto da nessuno. Insomma siamo rovinati, la mia vita è rovinata, poiché io sono il Presidente e il debito ricade su di me».

Oggi il Vecchio Son continua ad andare avanti solo sulla base di assegnazioni prorogate ogni due mesi, una precarietà costante che sta per giungere al limite.

«A dicembre scade l’ultima proroga e probabilmente saremo costretti a chiudere. Hanno continuato a chiederci soldi anche durante il primo lockdown, mentre per altri è stato sospeso tutto. Ma in quanto morosi non abbiamo diritto ad alcun tipo di ristoro o sussidio. Abbiamo sempre a che fare con l’Agenzia delle Entrate e siamo in pratica trattati come delinquenti».

Tante le richieste di incontro, ma per ora nessuna risposta.

«Figuriamoci ora che stanno per arrivare le elezioni! Chiaramente lotteremo fino alla fine, ma il sottoscritto da questa storia ha avuto danni morali pesantissimi e così non posso certo andare avanti. In pratica sono indebitato con il Comune per tenere aperto un centro giovanile del Comune: non è assurdo?».