La musica che salva dalla strada: il Vecchio Son raccontato da Steno

Il centro giovanile di San Donato che lotta contro l'esclusione sociale

quartiere San Donato

Scritto da Salvatore Papa il 12 novembre 2020

Luogo di nascita

Bologna

Luogo di residenza

Bologna

Attività

Musicista

Era il 1998 quando Stefano Cimato, conosciuto anche come Steno, mitico leader della band punk Nabat, fondò insieme ad altri amici il centro giovanile Vecchio Son in zona San Donato all’ombra del Gasometro, prendendo spunto dal nome dal leggendario e storico musicista delta-blues Son House. In questi ventidue anni le sue sale prove hanno ospitato centinaia di band, corsi, live e attività, tra cui anche gli affezionatissimi Skiantos. Una vera e propria fucina musicale, un luogo di aggregazione che continua a offrire al proprio quartiere e alla città un servizio preziosissimo soprattutto per i più giovani. Ma non senza problemi e bastoni tra le ruote.

 

Com'è il tuo rapporto con il quartiere San Donato?

Odio e amore perché ci sono nato ed è da lì che vengo. C’è un grande attaccamento al quartiere in sé. Certo non posso chiudere gli occhi sulle problematiche. San Donato è stato un quartiere operaio, poi un quartiere di migranti e oggi un quartiere molto colorato dove convivono pacificamente italiani e nuovi italiani, con tutte le problematiche che l’integrazione si porta. Ci sono molti poveri, molte persone che fanno fatica ad arrivare a fine mese e questo crea una serie di malesseri che hanno conseguenze per tutti.
Purtroppo non ci sono molti spazi verdi e quelli che ci sono sono molto frequentati. Poi magari andando verso l’hinterland più estremo le cose cambiano un po’, ma generalmente ci sono pochi spazi per la vita sociale.

Com'è cambiato in questi anni?

Forse cambierà nel tempo, per la sua collocazione importante tra la fiera e il centro. Ma per il momento conserva la sua vecchia anima. Credo che ci sia comunque un disegno politico che ha già preso forma con la costruzione di alcuni studentati per il momento.

Come nasce il Vecchio Son?

Nel 1998 con un progetto che prevedeva 10 anni di sviluppo, insieme ad alcuni amici, siamo riusciti ad aprire questo spazio. Prima gestivamo dei laboratori musicali e sale prove al Covo e al Cavallazzi (sotto il ponte di via Libia). Avevamo il problema di avere due sedi ed era tutto un po’ scomodo da gestire. Oltretutto c’era una lista d’attesa molto lunga perché non c’erano tanti spazi per suonare in città. Quindi il progetto intendeva ampliare quello che già facevamo.

So però che avete avuto e avete ancora problemi con il Comune...

Dopo aver ottenuto la concessione dei locali a fronte di un progetto decennale, il Quartiere ci consegnò l’attuale spazio che però non era finito.  L’accordo consisteva nell’esenzione delle spese in cambio dei lavori che noi ci saremmo presi l’onere di portare a termine. Accordo disatteso poiché dopo qualche anno ci chiesero 15 mila euro da pagare in due tranche. Essendo una no-profit, ci toccò chiedere un prestito a una banca. Ma per pagare quel prestito non siamo più riusciti a star dietro alle utenze e il debito ha cominciato ad accumularsi. Il Comune ha così smesso di rinnovarci la convenzione, e questo ci ha creato grossissime difficoltà che si sono protratte nel tempo fino ad arrivare ai 70 mila euro di oggi. Paghiamo oltretutto tariffe da mercato privato per stare in un luogo che ha tantissimi problemi strutturali: non abbiamo l’allacciamento alle fognature, per dire, e al posto del tetto abbiamo una gettata di catrame che fa entrare l’acqua quando piove, quindi il posto è caldo d’estate e freddo d’inverno.
Ma da quando esistiamo non abbiamo mai avuto un aiuto da nessuno. Insomma siamo rovinati, la mia vita è rovinata, poiché io sono il Presidente e il debito ricade su di me.

Brutta storia...

Bruttissima. Oggi il Vecchio Son continua ad andare avanti solo sulla base di assegnazioni prorogate ogni due mesi. A dicembre scade l’ultima proroga e probabilmente saremo costretti a chiudere. Hanno continuato a chiederci soldi anche durante il primo lockdown, mentre per altri è stato sospeso tutto. Ma in quanto morosi non abbiamo diritto ad alcun tipo di ristoro o sussidio. Abbiamo sempre a che fare con l’Agenzia delle Entrate e siamo in pratica trattati come delinquenti. Chiaramente lotteremo fino alla fine, ma il sottoscritto da questa storia ha avuto danni morali pesantissimi e così non posso certo andare avanti. In pratica sono indebitato con il Comune per tenere aperto un centro giovanile del Comune: non è assurdo?.

Da chi è frequentato il Vecchio Son e che tipo di funzione ha nel quartiere?

In 22 anni siamo riusciti a lavorare bene e ci siamo radicati. Il Vecchio Son partiva dall’esigenza di dare ai ragazzi le stesse opportunità che abbiamo avuto noi con il punk alla loro età. Punk che ci ha tenuti lontani da tante brutte storie, come l’eroina e la droga in genere. Si trattava di rendere quello che il destino ci aveva dato in termini di attività. E questo abbiamo fatto, direi con ottimi risultati, soprattutto nei primi 15 anni. Dopo con i problemi economici abbiamo più dovuto badare a sopravvivere, ma siamo riusciti a rimanere in piedi. Abbiamo continuato a fare i corsi musicali e quelli di danza. Il centro è sempre stato molto frequentato, da giovani e meno giovani, non abbiamo mai avuto il problema di avere pubblico, semmai abbiamo il problema contrario. Rimaniamo però un’associazione no-profit, benché qualcuno pensi che siamo imprenditori. Quello che faccio lo faccio per la mia gente.

Com'è vivere a San Donato?

I ragazzi di San Donato sentono una grande appartenenza al quartiere, un po’ perché è sempre stato il quartiere dei poveri, cosa portata con un certo orgoglio…almeno per me funzionava così. Una volta se eri di San Donato eri etichettato subito e magari succede anche ora.
Nel quartiere ci si è sempre occupati molto delle persone. Sin dal dopoguerra, quando le case popolari vennero date agli ex partigiani, persone che non riuscivano più a trovarsi un lavoro o a entrare nella società civile dopo aver fatto la guerra. A San Donato si può dire che nacquero le prime Arci per dare un senso al tempo libero di queste persone che non riuscendo a lavorare avevano comunque bisogno di fare qualcosa.

Quali sono i tuoi posti preferiti del quartiere?

Quando posso vado al Freakout e dove gira la musica. Poi io sono nato in via Stalingrado e anche se è una strada di merda con tante macchine le voglio bene.

Qual è il suo simbolo, secondo te?

Il gasometro. Perché è presente nei miei occhi sin da quando ero piccolo e si vedeva bene anche da casa mia senza quei nuovi palazzoni poi sorti davanti; ed è presente oggi come simbolo del Vecchio Son.