Scritto da Claudio Gervasoni il 6 settembre 2019

Da Milano basta andare in Grigna per respirare la storia dell’Alpinismo: qui è nata l’epopea dei Ragni della Grignetta, uno dei gruppi alpinistici più rinomati al mondo con nomi come quelli di Riccardo Cassin, Walter Bonatti o, ai giorni nostri, Matteo Della Bordella, che hanno firmato alcune tra le più importanti ascese al mondo. Ma per andare davvero dove tutto è iniziato serve un volo transoceanico verso San Francisco e poi prendere la strada verso la Yosemite Valley. Qui negli anni Sessanta un gruppo di pionieri, tra cultura hippy e vita off-gridder, inventò di fatto il free climbing sulle pareti di granito intorno a El Capitan e Half Dome, non per caso protagoniste di due delle più grandi imprese di Alex Honnold.

L’arrampicata per come la conosciamo oggi arrivò in Europa pochi anni dopo grazie a Peter Livesey, un pioniere britannico che mise alla prova le sue capacità nel nord ovest dell’Inghilterra, tra Lake District, Peak District e Snowdonia, prima di fare rotta verso le nostre Dolomiti. I monti pallidi è dove Maurizio Zanolla, in arte Manolo, si fece conoscere con la sua ascesa alle Pale di San Martino del 1986 e dove ogni climber aspira ad arrampicare, prima o poi nella vita. La scala di difficoltà nell’arrampicata oggi comunemente utilizzata è nata in Francia, ed è chiamata anche scala di Fontainebleau perché è stata elaborata proprio nella culla del bouldering.
Oggi la via più dura al mondo si chiama Silence ed è un 9c che si trova a Flatanger, Norvegia: se pensi che l’unico a salirla per ora è stato Adam Ondra, che è anche l’unico ad aver arrampicato tre delle quattro vie più difficili del mondo nonché l’attuale campione del mondo di arrampicata sportiva, c’è già un buon motivo per seguirne le gesta alle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020, dove l’arrampicata farà il suo debutto ufficiale come sport a cinque cerchi.