Jurassic World

Il ritorno delle lucertole preistoriche... è un tributo a Spielberg geneticamente modificato

Scritto da Francesca Sturzi il 29 giugno 2015
Aggiornato il 28 luglio 2015

Sono passati ventidue anni dal 1993, anno in cui il leggendario Jurassic Park usciva nelle sale e dava vita a una generazione di bambini wannabe paleontologi, e lo zoo giurassico più famoso del mondo riapre finalmente i battenti. Questa volta, però, il pubblico non si accontenta, è annoiato dai lucertoloni classici, vuole “più denti”: ed ecco allora fare la sua comparsa il terribile Indomitus Rex, superdinosauro geneticamente modificato che, come è prevedibile, finisce per seminare il panico a Isla Nublar; perché la natura, si sa, non si può governare, nemmeno quando la si crea in provetta. Il quarto capitolo del franchise nato dalla penna di Michael Crichton è un enorme tributo alla pellicola di Spielberg – e già uno dei 5 maggiori incassi della storia del cinema -, con tantissime ed evidenti citazioni e lacrime che scendono ogni volta che risuonano le note del tema scritto all’epoca da John Williams. Due ore di intrattenimento, con scene ad alta tensione e un finale epico capace di strizzare l’occhio a un molto probabile sequel fanno del film diretto da Colin Trevorrow un prodotto che rende giustizia al capostipite della saga più del suo predecessore (l’evitabile Jurassic Park 3). Per quanto non si sia più bambini, i dinosauri fanno ancora paura. E sono ancora fichissimi.