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La DISCORIVOLUZIONE del PAC

Una mostra da vivere e ballare. Per sole 72 ore.

quartiere Porta-Venezia

Scritto da Raffaele Paria il 28 febbraio 2023

Flesh at the Haçienda, 1994 Photo ©Jon Shard

Non me l’aspettavo a dire il vero, ma ecco il PAC entrare a gamba tesa nell’inevitabile e progressivo processo di storicizzazione e archiviazione ragionata del clubbing. La grande mostra DISCORIVOLUZIONE. You Got To Get In To Get Out  ideata, progettata e prodotta da Politecnico con la cura di Davide F. Colaci e Lola Ottolini e Le Cannibale con il PAC (dal 3 al 5 marzo), promette di stimolare anche a Milano qualche ragionamento sullo stato attuale del dancefloor, lontano ormai com’è da quell’istinto libero, libertario, rivoluzionario e creativamente dirompente delle origini.

Il tema è di grande interesse, come testimoniano le molteplici mostre internazionali dedicate negli ultimi anni a questo o quell’aspetto della cultura da club. Ne ricordo tre che ho visitato con tale pedanteria che ho suscitato qualche malumore nei miei accompagnatori.

SWEET HARMONY: RAVE | TODAY”, alla Saatchi Gallery di Londra, che raccontava il nuovo mondo emerso dalla scena acid house, l’ascesa della cultura rave e l’ostilità dell’establishment politico. Nel mezzo anche una serata da brividi con Fabio & Grooverider che sembrava di stare nel 1991 in un retrobottega di Brixton, se non fosse per il pubblico in larga parte bianco e l’inevitabile influencer che frana sulla consolle mentre si issava per un selfie.

Night Fever. Designing Club Culture 1960 – Today”, al Vitra Museum di Weil am Rhein, che esplorava l’emergere di locali notturni come spazi per la sperimentazione di interior design, nuovi media e stili di vita alternativi. L’esplorazione architettonica della mostra cominciava incredibilmente dalle nostre latitudini: ho appreso così dello Space Electronic (1969) a Firenze, progettato dal collettivo Gruppo 9999, uno dei numerosi locali notturni associati all’avanguardia italiana del Radical Design, tra i quali anche il Piper a Torino (1966).

Electronic: From Kraftwerk to The Chemical Brothers”, al Design Museum di Londra attingeva alle tipologie spaziali, agli interni, all’illuminazione, alla strumentazione e ai sistemi audio di diversi club di tutto il mondo in cui si sperimenta la musica elettronica. Una mostra da nerd che ho visitato al seguito di Daniel Avery che in quanto a nerditudine non scherza.

Dopo la necessaria diversione, torniamo a noi.

DISCORIVOLUZIONE è composta da tre sezioni esplorative: Discodiorama, Discoarcheologia e Discoarchivio, che rileggono criticamente lo scenario del clubbing dal 1960 a oggi e lo raccontano attraverso l’esperienza diretta e una molteplicità di media e materiali autoprodotti. Le installazioni presenti, progettate dagli studenti del Laboratorio di Progettazione degli Interni del Politecnico, attiveranno gli spazi del PAC durante gli eventi musicali serali, dove c’è lo zampino di Le Cannibale, da anni animatore delle notti-evento della galleria, altrimenti un pò austera.

Il programma danzante è studiato da compendio alla mostra: si comincia venerdì notte con Daniele Baldelli, affabile dio del cosmo-Olimpo, probabilmente immortale visto che non invecchia mai. Sabato al mix arriva invece la formidabile e poco catalogabile Lena Willikens, dj resident del Salon Des Amateurs a Düsseldorf. Suo uno dei migliori dj-set ascoltati nell’ultimo anno: broken beat, post techno, cumbia, industrial, acid house. Se questo non è mix da DISCORIVOLUZIONE, alzo le mani.