La loggia di Calvairate

La social street che vuole ridisegnare la psicomappa della felicità urbana

quartiere Calvairate

Scritto da La Loggia di Calvairate il 6 novembre 2021
Aggiornato il 12 novembre 2021

Foto di Fabio Ficara

Correva l’anno 2014. Il Belgio diventava il primo Stato al mondo a legalizzare l’eutanasia senza limiti di età, Casper Jones tradiva JLo con un trans e Milano non si era ancora del tutto ripresa dalla chiusura della Casa 139. Non si è mai capito se per manie di grandezza o manifesta superiorità, dal dark web si faceva largo con i gomiti alti una delle prime social street della città. Il nome, a cavallo tra l’orgogliosa rivendicazione della propria territorialità e lo sguardo ironico verso orizzonti d’oltreoceano già prometteva molto: Calvairatesburgh. Useremmo la parola glocal per definirlo, se questo termine non riportasse alla memoria collettiva fastidiosi echi postcapitalistici, che in Calvairate non hanno trovato fortunatamente ancora spazio. 

Per entrare davvero a far parte del quartiere, bisogna in qualche modo essere iniziati.

Di quel passato glorioso, ammantato nel ricordo da epici Calvaoke e raid punitivi dal defunto discount “Pracchi” per razziare soldatini di ceramica a 50 centesimi l’uno, si ha ancora traccia nell’attuale logotipo presente sulla pagina del gruppo, che conta oggi quasi 4.000 iscritti. La vecchia “c” di Calvairatesburgh è infatti incastonata tra una squadra e un compasso di massonica ascendenza, ed è accompagnata dalla nuova denominazione: Social Street de La Loggia di Calvairate. La copertina della pagina, che ritraeva una foto aerea dell’ortomercato virata in blu con annessi effetti glitch, ha lasciato ora il posto a una stampa settecentesca, sempre virata in blu, con l’iniziazione di un adepto. A sottolineare che, per entrare davvero a far parte del quartiere, bisogna in qualche modo essere iniziati.

Foto di Fabio Ficara
Foto di Fabio Ficara

Quello che è successo nel passaggio da Calvairatesburgh alla Loggia, e del come una social street si sia trasformata in un’Associazione Culturale con uno statuto e degli organi direttivi, è una delle tante storie di quartiere da raccontare. Una storia che parte dalla volontà creativa di un manipolo di dieci valorosi fino a diventare cronaca di una realtà in espansione, in cui l’azione sui social rappresenta l’eminenza grigia attraverso la quale muovere i fili della rigenerazione di uno dei più grandi insediamenti di case popolari della città. Una rete che nelle intenzioni vuole essere tanto benefica quanto tentacolare, per tessere relazioni e promuovere progetti di partecipazione che colorino di arcobaleno il cielo sopra i caseggiati Aler di Zona 4.

L’Associazione Culturale “La Loggia di Calvairate”, nata nel settembre del 2019 sotto il segno della Vergine, tra un consiglio per il miglior idraulico di zona e l’appello per la ricerca di un pappagallo smarrito, ha infatti l’ambizione di ridisegnare la psicomappa della felicità urbana all’interno di un quartiere dove l’hype è talmente basso, che di solito la domanda è “Ma Calvairate dov’è che è?!? Vicino a Vergate sul Membro?” Poco importa che piazza Imperatore Tito e piazza Insubria, due dei luoghi dove si incontrano i nostri dribblando con pronta scioltezza sia DCPM che assembramenti, siano infestate da deiezioni canine. Al contrario. 

Come cantava qualcuno “dal letame nascono i fior” e i ragazzi della Loggia hanno preso alla lettera l’indicazione, inaugurando tra i primi eventi quello che oggi, a quasi due anni di distanza è diventato un appuntamento fisso: il Calva Plant Swap. Indirizzato a radical green, pollici in cerca d’autore e giardinieri wannabe è uno scambio di semi, talee e piantine, che nasconde dietro la facciata verde una gran voglia di fare “piazza” e il tentativo di far dialogare le tante anime che compongono il quartiere. Dalla vecchietta che non sa più con chi chiacchierare a chi le chiede consiglio per far crescere più rigoglioso il CBD.

Oltre agli swap, che in edizione natalizia smistano anche i regali brutti ricevuti dalla zia per sostenere una visione circolare dell’economia, tra le varie attività dell’Associazione spicca un progetto indirizzato ai commercianti di zona. L’idea, sorta durante il primo lockdown per supportare l’economia locale e boicottare le lobby del delivery, nella sua prima fase consisteva in una mappatura interattiva e collaborativa per segnalare gli esercizi che facevano consegne a domicilio. Una volta usciti dall’emergenza, il CalvaMarket si è evoluto con l’obiettivo di supportare i commercianti nel processo di digitalizzazione. Sono stati organizzati webinar in streaming per insegnare i rudimenti della messa online della propria attività ed è stata creata una vetrina sui canali di comunicazione dell’associazione, dal sito alla newsletter, delle realtà più attive e significative, che periodicamente pubblica interviste e approfondimenti per raccontare “le persone oltre le cose”.

Siamo per una distribuzione equa del disagio, un equilibrato panico morale, almeno un giorno in pretura e meno posti auto.

E parlando di cose, come non citare la Mercanzia di Calva, una collezione di item irrinunciabili come il Calvatappi “Un’altra Estate a Calvairate”, la shopper “Love Calvairate” o le cartoline dalla grafica seventies con i palazzoni di piazzale Martini che trovano posto dentro alla scritta “A Calvairate tutto è ok”. Vero e proprio merchandising in vendita sul sito ma con rigorosa consegna a mano, che agli occhi più smaliziati potrebbe sembrare un bieco tentativo di fare branding, come successo in altre zone più a nord, diventate acronimi in pasto alla gentrificazione. Ma che nel cuore puro dei lodgers non è altro che un modo per dichiarare ai quattro venti il proprio orgoglio di Calvairatesi e far circolare pezzi da collezione che tra una decina d’anni finiranno sulle bancarelle del mercato delle pulci di piazzale Cuoco, di fianco a nostalgici Emiglio Robot e tazzine da the di ceramica finissima made in Bulgaria.

Foto di Fabio Ficara
Foto di Fabio Ficara

L’aspetto più interessante della Loggia prescinde in qualche modo le attività che i ragazzi organizzano, ma è legato allo spirito e alla motivazione che li muove. Perché di associazionismo serio, quello anni ‘70 con annesso dibattito al termine della proiezione, in un quartiere come Calva ce n’era già. Fortunatamente. Quello di cui si sentiva la mancanza e che i ragazzi della Loggia hanno saputo intercettare in modo intuitivo e lungimirante, leggendo le scritte in piccolo sui post della social street, era una realtà che si rivolgesse ai diversamente giovani. A quelli che, magari single e nuovi della zona, avevano bisogno di uno spazio sia fisico che mentale per sentirsi rappresentati. Per evitare di andare a sbronzarsi da soli al bar Lux, che tra l’altro alle 22.30 chiude.

Si aveva bisogno di uno spirito un po’ cazzaro che fosse anche in grado di trattare temi seri con ironia.

Si aveva bisogno di uno spirito un po’ cazzaro, che oltre a fare rumore intorno al sottobosco di una periferia a basso profilo e alto tasso di disagio, fosse anche in grado di di aggregare le persone e di trattare temi seri con ironia. Cosa che emerge in modo evidente dal tono di voce con cui la Loggia parla. Non a caso i ragazzi hanno fondato anche una web radio che propone podcast sulle storie di quartiere e che trovate su www.calva.radio. In questo senso il loro Manifesto è un bellissimo esempio che ci sentiamo di riproporre per intero. Perché se Calvairate prima di essere un quartiere, è uno stato dell’anima, La Loggia di Calvairate è la sua fotografia dell’aura dai colori più nitidi.

«Siamo per una distribuzione equa del disagio, un equilibrato panico morale, almeno un giorno in pretura e meno posti auto.
Vogliamo conoscere il nostro vicino e parlare con lui, anche se non raccoglie le deiezioni del suo cane.
Mettiamo fiori sui balconi, chiamiamo per nome gli avventori e indossiamo t-shirt tie-dye. Non si chiama gentrificazione, si chiama primavera.
Sentiamo tante voci nella testa, per questo abbiamo fatto una radio. E non ci basta.
Quando prenderemo il potere, mai e poi mai vieteremo gli abbracci.
Tutte le strade portano a Calvairate, ovunque tu sia. Perché Calvairate è un luogo dell’anima, dove passa la 90 e volano i pappagalli. Porta qui il tuo disagio.
Siamo già tanti ma occupiamo poco spazio, ci basta una piazza: Imperatore Tito. Qui faremo sventolare la nostra bandiera delle quattro more.
Lotto è il nostro numero preferito.»