La prima lista dei cocktail di Santeria Social Club

I nuovi 16 drink firmati dai barman della factory di viale Toscana

Scritto da Simone Muzza il 12 maggio 2016
Aggiornato il 26 aprile 2018

Santeria Social Club ha aperto i battenti lo scorso novembre con una drink list piuttosto ordinaria: non essendo i cocktail l’unica attrattiva di quello che definire un locale è riduttivo, il bar manager Fabio Spinelli e il suo staff – Andrea Arcaini, Andrea Chia e Alvise Zonta – hanno preferito iniziare un filo in sordina e preparare con calma una signora lista. Che puntualmente è arrivata. Siamo andati al bancone ad assaggiarla e questo è il risultato.
I cocktail, proposti tutti a 8 €, sono 16 come i soci di SSC (qui la nostra intervista): lungi dal voler essere una leccata di culo clamorosa, i barman si sono divertiti a interpretare i gusti di ognuno e di farli diventare un drink che possa piacere ai clienti. Ogni cocktail ha ovviamente un nome ed è corredato da una descrizione breve e spiritosa che ne sintetizza l’ispirazione, oltre all’elenco degli ingredienti raccontato a sua volta – spesso se non sei un addetto ai lavori non sai che cosa sia un prodotto, chi lo fa, da dove viene, eccetera.

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Sembra Zucca ma non è è il primo drink che proviamo. La presentazione: «Se c’è una cosa divertente nel nostro lavoro è quando, unendo due o tre elementi, ottieni il sapore di un altro prodotto ancora; roba che tu lo guardi e dici: “Ma che, davero?”». Gli ingredienti, scritti come sul menu, sono: «Cynar, il classico dei classici, l’amaro a base di carciofo; Tentura, liquore greco dal grande sentore di cannella e chiodi di garofano; China Clementi, liquore artigianale toscano, amarissimo e buonissimo; Orinoco Bitter, l’amaricante del Death&Co di New York City (ne abbiamo parlato nella nostra guida ai bar di NYC)».
Il risultato? L’aperitivo perfetto. Vorrei farlo assaggiare ai barman del Camparino fu Zucca in Galleria, autori dell’altrettanto eccezionale drink “lavorato”.

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Un tiki a base di birra? Eccolo qui sopra: Tiki Beer. «Ai maestri spillatori e a tutti i bevitori del frumento fermentato non potevamo che dedicare questo cocktail dai sentori caraibici, completato da una bellissima birra belga che rende il tutto piuttosto fuori di testa». Quindi «succo di ananas; sciroppo di passion fruit, fatto da noi stessi medesimi; sciroppo demerara fatto da noi, partendo da uno zucchero grezzo di canna; Fernet Branca, l’amaricante milanese più famoso al mondo; Dom Benedictine, liquore dolce e speziato, dalla Normandia; birra ambrata Affligem, dal Belgio dove fanno quelle buone e forti.
Un tiki davvero insolito, condito con un po’ di noce moscata grattuggiata al momento: un mix di gusti tropicali e non che ben si bilanciano.

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She dog: «Dedichiamo questo drink a chi ci insegna come mixare a tempo due dischi in vinile. Noi abbiamo fatto lo stesso con due drink: vi sfido a capire dove finisce il Salty Dog e dove inizia il Paloma». Io invece sfiderei l’uomo della strada a farmi raccontare che cosa è il Salty Dog e che cosa è il Paloma…
«Sciroppo al pompelmo rosa e sale fatto da noi; Campari, il bitter di Milano che tutto il mondo ci invidia: Tequila Blanco, il distillato messicano per eccellenza; sale vichingo speziato, affumicato e di grande carattere; soda (dai, lo sai cos’è, no?)».
Normalmente quando bevo Campari lo prendo shakerato con gin oppure nel negroni, perché temo sempre che negli altri cocktail vada sopra tutti gli altri ingredienti. Invece qui si sentono sia il tequila che il pompelmo, esaltati dal sale. Ne avrei bevuto un altro.

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Il tè nell’800: «L’istituzione del bere miscelato, il Sour, nella versione più rétro possibile, reso elegante e molto British da un float di tè agli agrumi. Dai che la Regina a fine mese ci accoglie a corte». «Spremuta di limone; sciroppo di zenzero fatto da noi; Curacao, liquore alle arance amare presente nei bar da secoli; Bombay London Dry, il re dei gin di sua maestà; tè agli agrumi misti fatto espresso ogni giorno».
Ai primi sorsi può sembrare molto leggero, ma basta dare una girata per sentire il gin. Una bevuta rigenerante: probabilmente la longevità di The Queen è da attribuire al gin e al tè.

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Slap Face: «Per trovare un drink da dedicare ai nostri amici più sofisticati, siamo andati a rovistare nei vecchi ricettari e abbiamo puntato il dito sull’Angel Face (Apricot Brandy, gin e calvados in parti uguali: 3 cl – ndr). Ecco la nostra versione più fresca, ma sempre da schiaffoni che ti spettinano, cari i miei precisetti».
«Sciroppo di zenzero fatto da noi; Apricot Brandy, il liquore dolce e delicato a base di albicocche; Rakomelo, liquore greco molto ricco di profumi e spezie; Bombay Sapphire, il London gin dall’inconfondibile bottiglia azzurra; Applejack, il fighissimo distillato di sidro di mele».
Secondo un bevitore serio che nel frattempo avevo incontrato al bancone è un po’ troppo dolce; da parte mia devo ammettere che al quinto cocktail cominciavo a perdere colpi e a buttar giù senza troppe domande (la celebre frase «one is all right, two is too many and three is not enough» nel mio caso non vale solo per i Martini Cocktail).

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Forse Fabio se ne è accorto ed è per questo che ha insistito perché assaggiasi anche il Coffee Killer: «perché bersi un semplice espresso quando puoi farti il caffè e l’ammazza-caffè in un colpo solo?». «Caffè espresso fatto secondo la tradizione italiana; sciroppo di zucchero fatto da noi; San Simone, l’amaro-non-amaro di Torino; Tequila Reposado, il tequila invecchiato in botte; polvere di fave Tonka e pepe rosa grattuggiati al momento».
In effetti avevo bisogno di un caffè shakerato. Sì ok era vagamente corretto, ma giuro che non sembrava. Ah, e poi non bevo mai caffè lisci dopo le due del pomeriggio… Scherzi a parte: un nuovo modo di fare il caffè shakerato e andare oltre le classiche correzioni.

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L’ultima pagina del menu, denominata «Alcolic Threesome», presenta 4 drink classici serviti contemporaneamente in 3 declinazioni diverse in formato ridotto a 12 €. C’è scritto sul menu: «Quante volte vi è capitato di bere un cocktail e pensare come potesse essere con altri distillati, altre combinazioni o solo con altre proporzioni?».
E così se ordini il Gin Tonic ti arrivano tre versioni diverse, dalla più secca alla più profumata, con tre diversi gin: Bombay, The Botanist e Hendrick’s.
Se ti piace il Mi-TO puoi provarlo con i vermut Martelletti, Cocchi Classico e Antica Formula da affiancare al Campari.
Il Gimlet viene servito con vodka, tequila blanco e acquavite italiana; il cordiale è fatto in casa.
Nel Martinez, fatti salvi Maraschino e Angostura, si gioca con le proporzioni di Old Tom Gin e Vermouth italiano.

E gli altri cocktail del menu? Fatemi un piacere, provateli voi perché #iononbevomolto.