La tensostruttura in Montagnola illustrata da Marta Finotti con alcuni richiedenti asilo

quartiere Zona Universitaria

Scritto da Salvatore Papa il 6 settembre 2021

Il rendering di come sarà

La tensostruttura della Montagnola, nata per essere provvisoria e rimasta lì per anni pare verrà smantellata tra qualche tempo. Qualcuno però dovrà trovare il coraggio ora che sulle sue pareti esterne è comparsa una grande opera nata grazie a un laboratorio condotto dall’artista Marta Finotti con la partecipazione di un gruppo richiedenti asilo.

Il laboratorio di pittura, inserito nel programma di Fruit Exhibition, festival e mercato internazionale dell’editoria d’arte indipendente che si è svolto nel parco il 4 e il 5 settembre, si chiamava Bosco nel parco e prevedeva la realizzazione di un grande bosco narrativo. L’intervento fa parte di <disegnare dialoghi>, un patto di collaborazione tra le associazioni Serendippo, Vivere Mercato Navile, Mytos che ha già trasformato in opere d’arte le cabine Enel intorno alla Trilogia Navile grazie al coinvolgimento di alcuni cittadini della zona e degli stessi richiedenti asilo che fanno parte del progetto comunale per la formazione e l’inserimento al lavoro “Nausicaa” (e il sostegno di Sherwin-Williams Italy s.r.l che ha fornito gratuitamente prodotti vernicianti a marchio Sayerlack) .

«Grazie a <disgnare dialoghi> – ci racconta Etta Polico di Serendippo – si sono aperti tre contratti di lavoro e due tirocini per i richiedenti asilo. La cosa più bella di tutto questo progetto è stato lo scambio, ovvero non siamo stati noi a formare e loro a ricevere, ma tutto è avvenuto in una reciprocità molto bella. <disegnare dialoghi> significa accogliere e rispettare le diversità nei loro divenire pratiche collettive; immaginare lo spazio e il luogo come il tempo della vicinanza e interloquire con lo spazio senza sopraffarlo con l’irruenza. Quest’opera La dedichiamo all’ingegner Pinelli che teneva viva la Montagnola prima che si insediasse l’Arci e permettendo ai ragazzi di dormire dentro. Quando arrivava la polizia diceva sempre che il parco era pubblico e doveva essere vissuto da tutti, grandi, bambini e chi era in difficoltà».

Ecco le foto del work in progress.