Milano al collo: le sciarpe che tifano la città

Navigli, Bar Basso, Sarpi e Cucchi: il regalo di Natale per far capire ai parenti dove vivete e bevete.

Le sciarpe di Burro Studio

Scritto da Martina Di Iorio il 3 dicembre 2018
Aggiornato il 5 dicembre 2018

Una volta questa cosa delle sciarpe ci creava non poca noia: quanti anni passati a farci ricordare da genitori assillanti che non si esce di casa senza essersi coperti fino al naso. Consigli non richiesti, suggerimenti mandati a vuoto, regali cestinati in un attimo. Poi, come succede spesso, il mondo del fashion cambia le carte in regole, ed ecco che la sciarpa, quella un po’ brutta, goffa e impacciata, diventa status symbol. Ma va oltre. L’ibridazione in questo caso accoglie tra le braccia di mamma modah mondi apparentemente agli antipodi. Cosa c’entrano il fashion, il calcio e il mondo delle tifoserie, e l’arte? La retorica stilistica, come spesso fa, riesce a unire nel classico calderone cose un po’ a caso per tirarne fuori un hype che da qualche anno sembra invaderci. A Natale scendete con una sciarpa al collo, per ribadire ai parenti dove vivete e dove bevete.

Le sciarpe di Maurizio Cattelan

Un passo indietro. Partendo dalle classiche sciarpe da tifoseria calcistica – quelle con su scritto “non mollare mai”, “mai stati in B”, “fino alla fine” e “you never walk alone” – il mondo della moda le reinterpreta e le rende dei must have da sfoggiare non al paninaro tra 1° e 2° tempo, ma nelle feste più fighette della città e per le strade. Maurizio Cattelan ha visto la genialata nella cosa e in un momento storico dove è tornato di prepotenza il logo, così anni 90, supportato dall’imperante bisogno della gente di dichiarare la propria appartenenza a un qualcosa, un gruppo o un trend, e ha creato nel 2017 le sciarpe dei musei. In collaborazione con le Gallerie degli Uffizi e il Pitti Uomo 93, ha presentato un’edizione speciale delle sciarpe Museums League dedicata al nuovo Museo del Costume e della Moda di Palazzo Pitti. Moma, New Museum e Guggheneim di New York, Triennale di Milano e Palais de Tokyo a Parigi a caratteri cubitali come fossero la Fossa dei Leoni o la Curva Fiesole. Una Museum League che possa coinvolgere tutte le realtà mondiali legate all’arte contemporanea firmata Made in Cattelan.

La moda ci vede lungo e sposta l’attenzione non più su gruppi elitari di fan, ma parte proprio dal basso legando l’immaginario del fanatismo per il calcio a quello per l’apparenza.

Da qui l’esplosione. La moda ci vede lungo e sposta l’attenzione non più su gruppi elitari di fan, ma parte proprio dal basso legando l’immaginario del fanatismo per il calcio a quello per l’apparenza. Tutto molto coerente a vederla bene. Che differenza c’è tra uno sfegatato del Milano e uno di Givenchy? A mio avviso nessuna. Così facendo, il trend si allarga e tanti i piccoli e grandi gruppi che a Milano cavalcano il binomio: calcio e moda. Da Calcetto Eleganza, che firma collaborazioni con Adidas, a MSGM che nella scorsa collezione dedicata alla città meneghina ha fatto sfilare modelle ultras con sciarpe su cui sono impressi i nomi dei bar della città: Bar Basso, Jamaica, Pravda, Cucchi, simboli della vecchia e nuova Milano che troneggiano sul collo dei fashion addicted.

Un feticcio contemporaneo che proprio sulla città di Milano sta basando il suo messaggio più importante. Come fa Burro Studio, uno studio di design fondato da Giovanni Manzini e Federica Caserio, che mette in vendita le sciarpe con i quartieri della città. Un palio milanese con le sue zone, note e meno note, come QT8, Sarpi, Corvetto, Navigli e Porta Romana. Sullo stessa scia i ragazzi di no_text_azienda #stileveritiero con le maglie e le sciarpe dove trovi scritto: “Milano Members Club”. La città diventa il palcoscenico prediletto di chi vuole farsi conoscere, allargando il suo centro nevralgico anche alle periferie e alle zone limitrofe.

Milano dunque come focus in un linguaggio che dialoga con moda e arte. Le sciarpe diventano così veicolo per gridare al mondo chi siamo, cosa vogliamo, cosa ci piace. In un fanatismo a tratti ironico a tratti preoccupante, il bisogno di appartenenza a una coreografia corale è sulla bocca di tutti. O meglio, al collo.