Milano Trap 2019

Una linea di demarcazione fra ciò che è merda, ciò che è buono se lo si inserisce in un contesto e ciò che è buono (più o meno) in assoluto

Scritto da Andrea Pagano il 7 marzo 2019
Aggiornato il 11 marzo 2019

Nell’Era dei qualunquismi, anche “trap” è diventato un cappello eccessivamente ampio. Premettendo che non c’è motivo per cui l’epiteto “musica da pischelli” debba avere un’accezione negativa aprioristica, una così ampia categorizzazione ha finito per renderla sinonimo – in certe sacche di presunta intellighenzia – di “musica di merda”. In altre sacche di intellighenzia “troppo giovani (e troppo brand)”, invece, l’entusiasmo è spesso indiscriminato, generando mostri di giustificazionismo a tratti un po’ stucchevole. Come in tutte le cose, ma in particolare in campo artistico, forse l’unico esempio virtuoso di fruizione è figlio della contestualizzazione sociopoetica dell’opera.

Questa supercazzola imperdonabile per dire che non c’è davvero bisogno di ostacolare o millantare il progressismo musicale, se si fa il minimo sforzo (piuttosto soggettivo, sia chiaro) per stabilire una linea di demarcazione fra ciò che è merda in senso assoluto, ciò che è buono se lo si inserisce in un contesto e ciò che è buono in senso assoluto. Il macro contesto è il 2019, il contesto è la Milano post-Dogo. Tutta ‘sta menata, per introdurre questa “guida ragionata” ai 10 “nuovi” nomi trap milanesi under 30: nomi buoni in senso assoluto o relativo da tenere d’occhio o che comunque possiamo legare al concetto di “trap” senza che questo venga spersonalizzato sotto una keyword generica e non contestualizzato nella Milano di oggi.

MASSIMO PERICOLO
«Fanculo la scuola, mi fumo la droga»: iniziamo con la sensation della trap più edgy che ha deciso che le canne e la lean sono passate quindi giù di stagnole nei video (la hit “7 miliardi”). Borderline a tutto tondo, autoproclamatosi tamarro strizza gli occhi a una certa estetica uglycore che piace tanto alla moda. Non sorprende che Phra dei Crookers abbia deciso di produrlo, e l’impatto – quasi horrorcore – si sente tutto.

RKOMI
Non ha bisogno di molte presentazioni, specie per chi mastica l’ambito, ma è importante (ri)segnalarlo perché da molti punti di vista rappresenta uno dei primi spartiacque milanesi fra la trap copiancolla e una vera e propria poetica personale, a volte quasi ostica. Flow destrutturato e storytelling generazionale “di strada” senza troppo bragging (per ora). Piace al Noyz, quindi un’altra stella a suo favore. Aspettiamo di ascoltare il suo nuovo album (“Dove gli occhi non arrivano”, in uscita il 22 marzo).

ERNIA
Racconta Milano a bordo della sua 68 (linea di superficie che ha dato il nome anche al suo disco), è riuscito ad emanciparsi dall’etichetta “conscious”, rischiosa per lo meno a livello di vendibilità, abbracciando un eclettismo sonoro di cui pochi rapper sul suolo italiano possono fregiarsi. Si è emancipato così tanto che i suoi pezzi più “tamarri” – merito anche delle influenze del fratello di sangue Tedua – son quelli che gasano di più.

QUENTIN40
Se il flow spezzato di Rkomi vi fa storcere il naso (e il cervello), lasciate stare Quentin. Liriche cubiste e cronache di quartiere sono alla base del lavoro della “haine” del rapper ventitreenne. Ospite d’onore sulla hit di Lauro e Burlon “Thoiry”, raramente lo sentirete pronunciare una parola per intero. Ma ci piace anche per questo.

GENERIC ANIMAL
Quando uscirono le sue prime cose qualcuno parlò “della cosa più interessante uscita nel post-Calcutta”, per intendere che da quel momento in poi il DIY era libero di “sporcarsi” con l’accessibilità del pop. Sì perchè con Generic Animal – classe 1995, all’anagrafe Luca Galizia e tra i fondatori della band emo core Leute – entriamo in un territorio ibrido non esattamente “trap”, ma attualmente imprescindibile se si parla di under 30 con base a Milano e legati a doppio filo con questa scena. Il suo secondo album “Emoranger” è qualcosa di codificabile con l’espressione “emo-trap”: testi semplici, diretti e imbevuti nell’autotune, soluzioni musicali forse meno ibride e indefinibili rispetto a quelle spiazzanti dell’esordio. Trasversalità confermata dalle sue collaborazioni, da Adele Nigro a Massimo Pericolo.

VEGAS JONES
Ora che la bolla mediatica “Sfera Ebbasta” si è un attimo posata, è ora di fare spazio ad altri talenti dell’Hinterland milanese, più specificatamente Cinisello Balsamo. Oltre a condividere l’anagrafica con Sfera, propone una trap morbida, a tratti emo, ma sempre spessa e ben confezionata. Memorabile il featuring con Nitro su “Trankilo”.

GIAIME
Per dovere di cronaca (e contestualizzazione) ho chiesto alla mia ragazza di interpellare la sorella sedicenne riguardo a nomi “validi” della scena trap milanese. È musica che parla principalmente a loro, quindi mi sembra doveroso rappresentarli nelle nostre speculazioni da over-25. É uscito questo Giaime, che conosco poco o nulla, ma lanciando un paio di video su Youtube mi sono sentito istantaneamente troppo giovane, quindi direi promosso. Ah, scherzi a parte, la strofa finale di “Gimmi Andryx” è oggettivamente una mina.


CHADIA RODRIGUEZ

Sarebbe facile liquidare Chadia come “la Cardi B italiana”, perché la farebbe apparire come la wannabe che non è. Invece, nonostante la tenera età, la trapper ha già maturato un’identità (sonora ed estetica) che molti “nella scena” non sono riusciti a costruire in 10/20 anni. Un mecenate come Jake La Furia sul suolo milanese di sicuro aiuta, e pezzi come “Fumo Bianco” e “3G” riescono tranquillamente ad ammorbidire il trauma post-Baby K.

MAHMOOD
Menzione speciale “della critica”, non credo di dovervelo presentare, ma rimane comunque una nuova proposta. Esplosa abbastanza velocemente, ma una nuova proposta. Un neo-soul con influenze esotiche e una strizzata d’occhio alla scena da Marra in su. Potrebbe essere il Drake italiano. Giusto perché non volevamo ricorrere a facili analogie.

EGREEN
L’eccezione della lista, per meriti acquisiti sul campo: non è giovane, non fa trap, ma è un monolite che avrà sempre un posto d’onore in ogni lista di “nuove proposte” nel macroinsieme rap italiano. Hardcore rap granitico da Busto Arsizio che non ha bisogno di parlare di buste per essere “real”, record di crowdfunding musicale italiano, i fan di Fan-tini lo seguirebbero ovunque. Persino a Cinisello.

Contenuto pubblicato su ZeroMilano - 2019-03-16