Scritto da Claudio Gervasoni il 6 settembre 2019

La sfida non è contro gli altri e nemmeno verso la montagna. Conquistare la vetta significa sfidare se stessi, le proprie abilità, le proprie paure e un po’ anche i propri limiti, sapendo che nel mondo verticale rinunciare e tornare indietro non è un fallimento, ma solo un altro passaggio verso la vetta. È il bello dell’arrampicata, che non è mai uguale a se stessa e che ti mette davanti, ogni volta, a una nuova sfida. Vale per l’arrampicata outdoor, dove non ci si arrampica mai per la stessa via, e vale anche per le palestre indoor: entrarci e mettersi alla base di una parete significa già accettare la sfida e prepararsi all’impresa, qualunque essa sia.

All’inizio anche la più facile sembrerà un muro insormontabile, ma è questo l’aspetto serotoninico dell’arrampicata, scoprire che l’impossibile diventa possibile, e che in fondo siamo fatti anche per andare in alto, oltre che in avanti. Il risultato poi non è mai davvero la vetta, e non c’è eroismo nel raggiungerla, ma il senso di libertà e realizzazione che si prova arrivando dove si era immaginato. Perché come dice Adam Ondra “per affrontare un limite la cosa più importante è la fiducia, e a volte è più difficile crederci che fare la via”.