Nat Geo Night: Regno Unito

Una selezione di documentari legati al mondo della notte e della musica elettronica di matrice british

Scritto da Raffaele Paria il 15 aprile 2020

Aprile 2020. Il labirinto del Fabric deserto. I laser verdi del Printworks spenti. La gigantesca mirror ball del Phonox a Brixton ferma. La montagna di woofer del Corsica Studios muta. La polvere sulle quattro consolle del Ministry of Sound. Alla porta, nei bagni, nei dehors dove si fuma, al bancone dei bar: ovunque, silenzio. A Londra, capitale mondiale del clubbing, le ferite sono profonde. Ma profonde sono anche le radici e la storia del settore, auspicio di pronta e sicura ripartenza.
Di radici della scena elettronica britannica ne parliamo qui, in una personalissima selezione di video e documentari:

1. A Trip Round Acid House

Trasmesso per la prima volta su ITV nel 1998, nell’ambito del mitologico programma di giornalismo investigativo “World in Action”, il documentario analizza il fenomeno della rave culture (siamo alla seconda Summer of Love), le percezioni dei media e della società britannica (spoiler: negative). In un esercizio di equidistanza encomiabile vista la modesta durata del servizio, si da voce ad alcuni artisti della scena, speaker di radio indipendenti, promoter di warehouse parties, giornalisti, poliziotti, detrattori vari, tra cui delle signore cotonate in paltò. Tra gli artisti figura un giovane Gary Haisman in una t-shirt della neonata “Boy’s Own”, fresco della hit “We Call it Acieed” con il produttore D Mob, che dice che inserire “acid” nel titolo di una canzone comporta ormai un ostracismo dei media.
Sullo sfondo una Londra d’antan, il fumo delle fabbriche, le bancarelle di smileys al Camden Market, il warehouse rave con 4 mila partecipanti a Queensway evacuato dai poliziotti. A tutti gli effetti un documentario che fissa lo stato delle cose sulla società britannica di fine anni 80, nel mezzo del terzo mandato di Margaret Thatcher, pre-recessione economica ma con tensioni sociali già ben presenti. Il disinteresse della società e del governo nei confronti delle nuove generazioni – e delle sue sottoculture – è lampante. La banalizzazione “rave culture = droga” e la repressione seguente è il primo sintomo di questo disinteresse. Come noto, molti artisti lasceranno il Regno Unito e faranno le valigie per Ibiza.

2. Everybody In The Place – An Incomplete History of Britain 1984 -1992

Molto prima di “Ibiza classics” di Pete Tong o di qualunque altro esperimento di orchestra che suona musica da club, c’era Acid Brass, la collaborazione tra l’artista concettuale londinese Jeremy Deller e la Fairey Brass Band di Stockport. Il primo esperimento di commistione di ottoni e acid house è datato 1997, ma suona ancora incredibilmente fresco.
Proprio a Jeremy Deller, visto il suo pedigree e l’amore per la cultura rave, Frieze e Gucci hanno commissionato questo documentario, poi trasmesso da BBC Four nel 2019. La struttura è lineare: Jeremy tiene una lezione “democratica” sulla storia della musica house in mezzo a una classe multiculturale londinese. La tesi è semplice: la rivoluzione nata sul dancefloor si è estesa fino a indurre cambiamenti radicali nella società britannica. Euforia, aspettative, progressismo, rivoluzione dei costumi, multiculturalismo, autodeterminazione: si sta entrando negli anni Novanta.

3. Pump up the volume: A history of House music

Non poteva che esserci un’imponente colonna sonora a puntellare questo enciclopedico documentario sulla storia della house music, dai party nelle prime discoteche di New York e Chicago, alla seconda Summer of Love in Gran Bretagna, la nascita dei superclub, l’esplosione della cultura acid e la sua influenza commerciale e culturale. Per quanto riguarda gli artisti intervistati, si fa prima a fare la lista di chi non è presente. Tra le testimonianze più curiose: gli Orbital in studio che dissolvono e ricostruiscono “Chime”, l’incredibile collezione di dischi di Mike Pickering, Mr. C (The Shamen) che racconta la genesi dalla famigerata “Ebeneezer Goode”, gli aneddoti di Pete Tong quando incontrò Goldie per ascoltare la cassetta di “Inner city life” e molto altro. Materiale gustosissimo per un vero tuffo nella memoria recente di ogni clubber che si rispetti.

4. Synth Britannia

Documentario di BBC 4 del 2009 che focalizza l’attenzione sulla rivoluzione avanguardista di fine anni 70 alla base del fenomeno inglese della new wave. Computer, sequencer, sintetizzatori, drum machine, nuovi suoni e nuove atmosfere ispirati ai Kraftwerk (qui presenti con Wolfgang che ricorda i primi passi del gruppo sul mercato britannico), Moroder e JG Ballard: per la musica è un taglio netto con il passato, per il pubblico una incredibile valvola di evasione in tempi di ristrettezze economiche e tensioni sociali. La musica di The Human League, New Order Cabaret Voltaire, Soft Cell, Yazoo conquista prima i dancefloor, poi le onde radio, poi le classifiche di vendita. Quando, nel 1979, un androgino Gary Numan va sul palco di Top of the Pops con “Are Friends Electric”, nasce il synthpop. Dall’estrema periferia est di Londra entrano in scena quattro ragazzi dal grande talento: Martin Gore ci parla della genesi di “Construction time again”, il terzo album dei Depeche Mode, e del loro vecchio studio in una Shoreditch ai tempi proletaria e derelitta. Tra gli altri protagonisti intervistati: Neil Tennant, Vince Clarke, Bernard Sumner.

BONUS TRACKS

5. Mensa Lord of the Dance

Documentario introvabile (e, credetemi, ne ho fatte di ricerche) di cui abbiamo reperito solo il trailer. Racconta la storia del club Sterns (anche chiamato “The house on the hill”), epicentro della cultura rave nel sud-est inglese, dal 1991 alla chiusura forzata due anni dopo e dei suoi promoter Mensa. Curioso come il club si trovasse in cima a una collina vicino ad alcune pittoresche cave di gesso, appena fuori dal centro di pensionamento costiero di Worthing. La leggenda racconta che il consiglio comunale locale aveva concesso la licenza perché erroneamente ipotizzava che Highdown fosse un club “country” e non un “night”. Nel 1993 si arriverà a una membership di 25 mila persone, non male per un tranquillo country club! Se siete interessati alla storia, Fact Mag qualche anno fa ci ha dedicato un articolo esauriente. Questo invece è un video ipnotico di clubber che escono dal club a giorno inoltrato, collezionano flyer di date future e mandano baci all’autore delle riprese. Ah, se trovate il documentario completo, fatecelo sapere.

6. They call it acid

Di questo documentario del regista Gordon Mason, narrato da Robert Owens, è disponibile per il momento solo un trailer molto promettente: i produttori stanno infatti cercando finanziatori per la distribuzione. Oltre alle interviste a un giovane Carl Cox, Paul Oakenfold, Derrick May, Larry Heard, Danny Rampling e la colonna sonora di “Evil” Eddie Richards, “They call it acid” colleziona un buon numero di video di early rave in terra britannica al grido di “Let the people dance”.

Se ti sei perso le prime due puntate di Nat Geo Night qui trovi i link:
Nat Geo Night: Italia
Nat Geo Night: America