Arriva Path Festival x ArtVerona 15

ArtVerona chiama, Path Festival risponde alzando l'asticella e chiamando a raccolta Laurel Halo, Actress, Elena Colombi, Futuro Tropicale. Cos'è Path? Ne parliamo con i protagonisti.

Loony Park: installazione di Norma Jeane, realizzata da Contemporary Locus e a cura di Paola Tognon.

Scritto da Joe Versalis il 7 ottobre 2019
Aggiornato il 9 ottobre 2019

Due hangar sconfinati risalenti al 1951 e riaperti al pubblico: per i suoi 15 anni ArtVerona ha fatto le cose in grande, anzi fuori scala, invitando Path Festival a curare la festa inaugurale all’interno delle Gallerie Mercatali. Azione simbolica, mastodontica, che corona la collaborazione di lungo corso e che rappresenta la chiara volontà di questa edizione di ArtVerona, tra le più importanti esposizioni di arte contemporanea in Italia, di proiettarsi al di fuori del proprio perimetro espositivo attraverso eventi collaterali in grado di permeare spazi cittadini inediti. In questo caso abbiamo a che fare con un’esperienza totalmente inedita.
L’appuntamento è per venerdì 11 e sabato 12 ottobre nelle “navate” delle Gallerie Mercatali, 6500 mq che ospiteranno un weekend da togliere il fiato (a furia di ballare). Dal pulsante sound-design di Actress alla regina della Hyperdub Laurel Halo, fino alla techno new wave di Elena Colombi, le timbriche cangianti di Futuro Tropicale, tutti i resident di Path e uno special trio a firma Camilla Longa, Federica Furlan e Giacomo Ceschi. Il tutto incorniciato dalla totemica installazione di Norma Jeane – Loony Park (ideata da Contemporary Locus e curata da Paola Tognon), che dopo il tramonto acquisirà anche un’anima sonora.

Gallerie Mercatali, interno.

Non è la prima volta che ArtVerona intercetta le traiettorie di Path all’interno della propria progettazione. Ma questo evento di due giorni rappresenta un riconoscimento miliare per l’irriducibile collettivo scaligero, che di fatto è dal 2013 una delle realtà più longeve del profondo Nordest, autore di azioni indipendenti con una programmazione pionieristica, ortodossa, ma anche lucida e coraggiosa. Non in un luogo residente ma attraverso un’anima disseminata in alcuni tra i contesti più suggestivi del veronese, ponendo il proprio percorso in costante equilibrio tra contemporaneità culturale e decontestualizzazione: è così che abbiamo conosciuto Path. E vogliamo conoscerli ancora meglio. Incontriamo la sua mente, nelle figure di Giacomo Ceschi e Gianpaolo Antonioli dell’associazione culturale Morse, per ripercorrere insieme la storia e la genealogia di questa eccellenza tutta veronese.

   Ci siamo. Questo fine settimana Path Festival tocca la sua vetta più alta finora, traghettando l’intera città verso uno spazio industriale gigantesco e finora utilizzato. Come state vivendo questo avvento?
«L’evento di ArtVerona rappresenta un modo per confrontarci ancora una volta da vicino con l’organizzazione, promuovendo un evento all’interno di una location incredibile, nella speranza che si possa trasformare in una nuova sede stabile per eventi a Verona. Con loro condividiamo l’orizzonte di progettualità che sta dietro il nostro lavoro e curare l’evento inaugurale di questa edizione è un grande onore».

   Grazie alla perseveranza della vostra azione,  nel territorio  veronese  si è iniziata a respirare aria internazionale. Com’è nata l’avventura di Morse? Quali sono le sue tappe principali?
Sul finire del 2013, sull’onda di un interesse non più di nicchia ma anzi abbastanza generalizzato (per non chiamarlo “hype”) attorno alla musica elettronica sperimentale, la scommessa è stata quella di portare a Verona una proposta musicale in contatto con il presente, in un territorio non certo troppo recettivo in materia di cultura contemporanea. In questo senso il battesimo ufficiale è stato con i live di Lorenzo Senni Von Tesla il 12 gennaio 2014 nella Chiesa di Santa Maria in Chiavica, cui è seguita una rassegna di eventi nel corso dello stesso anno, che ha infine portato all’ideazione di un vero e proprio Festival. Così nasce Path, nell’agosto 2014. Da lì in poi, l’attività di Morse si è concentrata in modo via via crescente sul Festival, che è stato organizzato per tutti gli anni successivi e che ha assorbito una quantità di tempo ed energie sempre maggiore».

   Quali sono state le vostre priorità progettuali?
«Una delle scelte iniziali ha riguardato la ricerca delle location per gli eventi, perché fosse uno degli aspetti trattati con più accuratezza. Abbiamo a che fare con un tipo di materia musicale che ha bisogno di contesti ben precisi per esprimere tutto il suo potenziale, la scelta dei luoghi è sempre stata in chiaro dialogo con l’estetica proposta. Grazie alle collaborazioni con altre realtà associative o istituzionali sul territorio (ArtVerona, Legambiente, A.G.I.L.E., l’ESU, l’Ufficio Cultura del Comune) abbiamo avuto a disposizione dei luoghi particolarmente interessanti, alcuni praticamente sconosciuti al pubblico, altri che si prestavano per la prima volta ad un uso “non convenzionale” degli spazi, come ad esempio il Museo Lapidario Maffeiano, la Caponiera del Bastione di S.Bernardino, il Chiostro della Soprintendenza, la stessa Chiesa di S.Maria in Chiavica che citavo precedentemente. Parlando poi delle scelte più squisitamente artistiche e curatoriali, abbiamo sempre pescato dallo scenario nazionale ed internazionale tutti puntini che uniscono la ricerca in ambito elettroacustico al clubbing più sperimentale».

Caterina Barbieri | Museo Lapidario Maffeiano – 2015

   Parlando di network invece, quali altre realtà stimate, o con cui collaborate e fate rete in Veneto e in Italia?
«Negli anni abbiamo intessuto una serie di collaborazioni, alcune di cui parlavo precedentemente riguardo la logistica e l’organizzazione degli eventi, altre invece più di stampo artistico: fra queste ricordiamo Interzona, che abbiamo avuto il piacere di avere come partner (e come sede) di alcuni fra i nostri eventi più riusciti. Interzona era una realtà perfetta per molte delle nostre proposte ed è un vero peccato che abbia dovuto chiudere i battenti. Lo spazio del Colorificio Kroen ha in parte raccolto la sua eredità, ed è una delle sedi che negli ultimi anni abbiamo utilizzato maggiormente. Per quanto riguarda le proposte più clubbing, i ragazzi di SOHO (alcuni dei quali confluiti in Rocket Radio) e più recentemente la realtà di OIO stanno collaborando con noi in diverse occasioni. Per varcare i confini provinciali, altre realtà con cui siamo in rapporto sono il Node Festival (una delle rassegne a nostro avviso più interessanti in  Italia), Crispy, MAGMA, Paynomindtous, la rassegna Musica Macchina a Rovereto, che sta proponendo alcuni nomi di assoluto spessore. Ci sono molte altre realtà con cui non siamo proprio in contatto, ma a cui guardiamo con grande ammirazione: l’esperienza di Saturnalia (e di Macao in generale) è una delle cose più incredibili viste in Italia negli ultimi anni; sempre a Milano Standards sta proponendo cose interessanti e mai scontate, così pure Disconnect in zona Firenze o La Digestion a Napoli. Potremo citarne molte altre, da BÆD a PHASE fino alla recentissima rassegna di Spettro in territorio bresciano. E sicuramente ne dimentichiamo molte di ugualmente valide».

Renick Bell | Path 2019

   Tra i tantissimi. Progetti ed eventi organizzati, quale ricordate con più orgoglio o commozione?
«La prima data non si scorda mai: Lorenzo Senni e Von Tesla a S.Maria in Chiavica è stata davvero qualcosa di speciale. Il primo Path a Forte Sofia, con Rashad Becker e Robert Turman fra gli altri. Poi sicuramente Caterina Barbieri e Karen Gwyer al Museo Maffeiano, Alessandro Cortini per la prima volta in Italia. Il recente sleep concert curato da Nicola Ratti nell’ex convento delle Maddalene».

   Dal freschissimo Chiasmo Festival in Puglia (a Grottaglie), alle Gallerie Mercatali per Artverona. Un autunno caldissimo per una fase che è di indubbia crescita e maturazione della vostra traiettoria. Nel futuro cosa vi aspetta?
Abbiamo voluto scommettere sull’organizzazione di Chiasmo, in collaborazione Angelo Milano di Studio Cromie; la prima edizione è andata molto bene e quindi siamo carichi per una possibile riproposizione il prossimo anno. In questo periodo siamo stati molto concentrati sul prossimo weekend, ma da dicembre abbiamo in programma una stagione di eventi, nell’attesa di capire se Path potrà proseguire come Festival o se prenderà invece la strada di una rassegna diffusa».

Venerdì 11 ottobre
ACTRESS (Ninja Tune / Werkdiscs | UK)
LAUREL HALO (Hyperdub Records | USA)
ELENA COLOMBI (NTS Radio | UK)
FUTURO TROPICALE

Sabato 12 ottobre
PATH SOUND SYSTEM
MONGA/FURLANI/CESCHI pres “AUTOMA”

Evento a numero chiuso, con registrazione obbligatoria
Gallerie Mercatali
Viale del Lavoro, parcheggio PalaExpo
Venerdì 11 ottobre 22.00 > 03.00
Sabato 12 ottobre 23.30 > 02.00

Loony Park – Norma Jeane

La storia di Path in alcune date selezionate per stagione.
2013/14: Lorenzo Senni, Von Tesla, Furtherset, Teho Teardo, Mai Mai Mai, Valerio Cosi, Rashad Becker, Robert Turman, Mudwise, Nicola Ratti, One Circle.
2014/15: Robert Lippok, Lee Gamble, Powell, Vaghe Stelle, Andrea Belfi, Rabih Beaini, Alessandro Cortini, Caterina Barbieri, Karen Gwyer, Lory D, Lucio Capece, Barokthegreat.
2015/16: Samuel Kerridge, Petit Singe, Untold, Not Waving, Bill Kouligas, Nicola Ratti, Healing Force Project, Ron Morelli, Legowelt, Florian Kupfer, Helm, Valerio Tricoli, Luciano Lamanna.
2016/17: Kara-Lis Coverdale, Machine woman, Leo Anibaldi, Container, Novo Line, Steve Hauschildt, Trevor Jackson, Pan Dijing, Shit and Shine, Matteo Vallicelli, Silvia Kastel, Mohammad, Andrea Belfi, Giovanni Lami, Discipula.
2019: Invernomuto (Still + Palm Wine), Gabber Eleganza, Renick Bell, Mana, Broke One, Claudio Rocchetti, Riccardo La Foresta.
Chiasmo Festival 2019: Lorenzo Senni, Jillionaire, Rocco Rampino, Vipra, Mai Mai Mai, Donato Epiro, Gaspare Sammartano, Giovanni Lami.

Not Waving | Path Overture – Interzona
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