Per una vera politica di mobilità in bici

Dopo il flash mob in Duomo del 31 maggio, Milano Cambia Giro, che succederà?

Scritto da Lucia Tozzi il 29 maggio 2020
Aggiornato il 1 giugno 2020

Come era prevedibile, uno degli effetti più deleteri e più immediatamente visibili del COVID è la crisi del trasporto pubblico e l’aumento dell’uso dell’automobile, che per ora è incrementato dal 56% al 61%. Ma ancora molta gente si muove poco, il dato è destinato a crescere mostruosamente nei prossimi mesi, mano a mano che riprenderà la mobilità tra regioni e sarà sospesa la cassa integrazione e la gente lascerà il lavoro in remoto per tornare a lavorare sul posto di lavoro, chi ancora avrà un lavoro.

Il comune di Milano con una mossa di grande tempismo mediatico ha pensato, in pieno lockdown, di fare un gesto simbolico per promuovere gli spostamenti in bicicletta, utilizzando gli strumenti veloci del cosiddetto tactical urbanism, gli stessi utilizzati per le Piazze Aperte, per tracciare velocemente 35 km di nuove piste ciclabili. Gli effetti di questa misura si vedranno quando tutte le piste saranno complete, presumibilmente in qualche settimana, ma qualche deduzione si può fare anche subito, a partire da quelle in Buenos Aires.
Molti ciclisti ne sono stati contenti, e le usano, ma al tempo stesso ne hanno denunciato la pericolosità: negli incroci, o a causa dell’apertura delle portiere delle auto parcheggiate affianco, e soprattutto a causa dell’incontrollabile parcheggio abusivo sulle piste che li costringono a fare zig-zag rischiando la pelle.

L’agilità dell’urbanistica tattica consente però di riparare rapidamente agli errori più gravi, dopo l’osservazione, e così in una notte il Comune ha subito provveduto ad aggiustare un pezzo particolarmente sbagliato del tracciato. Si può considerare un esperimento a basso costo di osservazione pragmatica delle conseguenze su traffico e sicurezza delle nuove piste, che speriamo possano poi essere rafforzate e stabilizzate in futuro.

Tuttavia una seria volontà politica per rafforzare, in un momento di diffidenza nei confronti del trasporto pubblico da parte della popolazione, la mobilità in bicicletta, deve necessariamente prendere in considerazione misure ben più drastiche. In primo luogo scoraggiare con ogni mezzo l’uso dell’auto, più di prima e meglio di prima. Auto e bici non sono compatibili, non possono aumentare insieme. Chi si muove in bici corre molti più rischi, sia per l’incolumità fisica che dal punto di vista respiratorio, se il traffico automobilistico aumenta, e dopo il COVID ne siamo ancora più consapevoli. Il 31 maggio è anche l’ultimo giorno di sospensione delle aree C e B (se non ci saranno ripensamenti da parte dell’amministrazione), e quindi almeno in aree più centrali quel minimo ostacolo economico e il divieto per le auto più inquinanti dovrebbe ridurre la pressione. Ma è pochissimo, ancora. Bisogna osare molto di più, limitare i parcheggi, facilitare i collegamenti pedonali e ciclabili a scapito di quelli automobilistici, sull’esempio della solita Copenhagen, accelerare i tempi dei divieti, revocare permessi speciali, incentivare i controlli. Viaggiare in auto deve essere scomodo. Il bando promosso dal comune per la richiesta di nuove aree libere da dedicare a posti auto non va in questa direzione.

Per quanto riguarda la rete delle ciclabili, è noto che il principale difetto di quella milanese è la sconnessione, la totale mancanza di uniformità e la mancata copertura di aree vastissime, come testimonia questo documentatissimo articolo di Urbanfile, un sito che non può essere certo annoverato tra i contestatori dell’amministrazione. È urgentissimo riconnetterla, migliorarla, metterla in sicurezza: e per farlo non bastano neppure lontanamente 35 km di piste.

Proprio per raggiungere questo obbiettivo è nata l’iniziativa Milano cambia Giro: «Vogliamo invitare la cittadinanza a scendere in strada il 31 maggio per dire che Milano deve diventare una città a misura di bicicletta: un sogno per cui siamo pronti a sostenere un piano di ciclabilità anche più coraggioso di quello attuale. Qualcosa di straordinario che renda città e la sua area metropolitana la capitale delle due ruote.»
Il 31 maggio è un giorno simbolico, in cui il Giro d’Italia doveva passare da Milano. In pochi giorni sono arrivate le adesioni di più di 50 associazioni, negozi di biciclette, comitati di ambientalisti e attivisti all’invito promosso dall’Associazione Cure – Creativity for Urban and Rural, insieme a Associazione Tumb Tumb (Super il Festival delle Periferie), FIAB MIlano – Ciclobby, Legambici APS, Bikeitalia.

Le loro richieste sono:
– 150 km di nuove ciclabili pop up (con almeno 10 radiali e 2 circolari su scala metropolitana) – potenziamento Area C in una grande zona 20 con precedenza a bici e pedoni
– forte campagna di comunicazione volte al cambio di abitudini di mobilità da parte della cittadinanza
– creazione di una consulta della bicicletta

Speriamo in una svolta radicale.