Rivivere l’Aquagranda 2019 attraverso una memoria collettiva digitale

I big data applicati all'evento atmosferico di due anni fa, dalla collaborazione tra Ca' Foscari e Science Gallery nasce una mostra virtuale

Scritto da Naadir Sanudo il 13 novembre 2021

In questi due anni sono stati raccolti – come fossero oggetti preziosi, frammenti di recente memoria – immagini, video, chat e note vocali elaborando migliaia di dati: 40 mila per la precisione, ottenuti da instagram, twitter, whatsapp, telegram, reddit, facebook, youtube. Partendo dai “big data“, o più precisamente dai contenuti creati dagli utenti in quel drammatico episodio dell’acqua alta eccezionale che ha travolto Venezia tra il 12 e il 13 novembre del 2019, sono stati coinvolti diversi artisti, ricercatori, istituzioni e il risultato è una mostra virtuale diffusa, visitabile sia a casa, che in loco, camminando tra le calli di Venezia.

Il progetto di Università Ca’ Foscari e Science Gallery Venice ha visto coinvolte fondazioni, università, realtà associative, scuole e docenti e cittadini, con il risultato che sono emersi aspetti condivisi e nascosti di Venezia. La mostra si chiama semplicemente Navigare Aquagranda ed è visitabile a questo link.

Il disastro diventa suono, diventa immagine, diventa esperienza di realtà virtuale. Con Torrents di Joeri Bultheel ci si troverà nuovamente immersi sott’acqua in base all’altimetria del luogo in cui ci si trova, ma per una volta senza danni e senza stivali. L’effetto iper realistico è concepito per far sperimentare anche a chi non ha mai vissuta l’esperienza dell’acqua alta e di capire quale enorme impatto questo fenomeno abbia sulla città.

La realtà aumentata è centrale anche nell’esperienza uditiva proposta dall’artista radiofonico tedesco Fabian Kühlein con Playful waters, altra opera che rende l’archivio di Aquagranda, una memoria collettiva digitale udibile e sperimentabile nello spazio.

Navigare Aquagranda ha anche una dimensione fisica: otto postazioni artistiche, progettate e realizzate da Matteo Silverio, sono presenti in altrettante istituzioni veneziane (Fondazione Bevilacqua La Masa, Conservatorio Benedetto Marcello, Fondazione Ugo e Olga Levi, Querini Stampalia, Ca’ Foscari, Cnr-Ismar Arsenale, Centro Tedesco di Studi Veneziani e Ca’ Pesaro) e costituiscono la via d’accesso alle opere virtuali.

Uno screenshot dell’home page

Non si tratta di un progetto limitato alla sola natura estetica o documentale. Ha contribuito a questo archivio, in qualità di direttore scientifico, anche Massimo Warglien, già coordinatore del progetto europeo Odycceus, che ha sviluppato strumenti basati sull’analisi dei dati per rilevare le opinioni socio-politiche che si manifestano in rete: “Questi metodi scientifici” spiega “ci aiutano a comprendere il come si formano le opinioni, gli antagonismi e le polarizzazioni nascono che si sviluppano nei social media”.

Questa mostra è dunque l’occasione anche per toccare con mano la fragilità di Venezia e il suo bisogno di comunità e appartenenza. Con Aquagranda appare evidente quanto Venezia senza i suoi cittadini si svuoti di significato, ma anche che i residenti hanno bisogno di una città viva, reattiva e soprattutto in salute.