Salvereste il vostro locale preferito?

Potrebbe essere l'unica soluzione possibile per non far morire un intero settore

Scritto da Nicola Gerundino il 8 aprile 2020

The Race Club, Roma.

Il sentore che il mondo degli eventi e dell’accoglienza sarebbe stato fatto accomodare gentilmente in fondo alla coda è stato forte già dall’inizio della crisi, quando i primi provvedimenti lasciavano intravedere una lacuna abbastanza grande sui meccanismi che ne regolano il funzionamento, l’economia e il “godimento” (ne avevamo parlato in questo articolo). La conferma è cronaca quotidiana, con i tiramolla tra Confindustria e Istituzioni governative (nazionali, regionali e comunali) e un’inaspettata riscoperta della centralità della fabbrica – roba che neanche nei Quaderni Operai. Ristoratori, bartender, musicisti e proprietari dei club: mettetevi in fila senza troppe storie, muoversi! Il risultato è che stiamo assistendo a un altro capovolgimento della realtà come l’abbiamo finora conosciuta, e sta nascendo un nuovo tipo di solidarietà, non più rivolta (e richiesta) da chi si trova nell’indigenza “tradizionale”, ma nell’incertezza e nell’immobilità economica e professionale causata dal Covid-19.

Lo riflessione alla base di questo articolo nasce da un messaggio scritto a ZERO da Diego Ferracani, proprietario del The Race Club – quotato cocktail bar zona Colosseo, per chi non lo conoscesse – in cui si comunica la nascita di un progetto di solidarietà per scongiurare la chiusura del locale:

“Si può partecipare attivamente al progetto #Time2Race con un semplice contributo o con la condivisione. Non vogliamo ricevere beneficenza, perché crediamo che ci sia chi ne ha maggior bisogno di noi in questo momento, ed esistono cause ben più importanti. Chiediamo solo un drink di solidarietà. Il Covid-19 sta distruggendo la nostra economia, ma con l’aiuto di tante persone possiamo annientarlo e tornare ad aprire con il sorriso che ci ha sempre contraddistinto”.

Attraverso il sito gofundme.com si possono quindi donare diverse cifre che vanno da quella più simbolica (€ 5) a un vip pass che permetterà di bere gratis i drink del menu per un mese al momento della riapertura (€ 35). The Race Club, però, non è il solo locale ad aver individuato nel fundraising della propria clientela, sul versante birra c’è l’Artisan di San Lorenzo che è appena partito con la sua campagna, sempre su gofundme, e nel frattempo stanno nascendo velocemente diverse piattaforme che hanno creato dei piccoli network attorno a questa idea: Cucina Continua ha lanciato dei “Dining Bond”, ovvero dei pacchetti (cene, degustazioni, etc.) di cui poter usufruire al momento della riapertura; #promettoditornare promuove sconti e coupon e lo stesso fa FRENDY, allargando il target anche a negozi e altri servizi, mentre l’iniziativa Il Calice Sospeso lanciata da Puntarella Rossa si vuole prendere cura delle enoteche romane, con un occhio anche alla dimensioni charity, spalleggiando Intersos.

La questione è tremendamente seria: un’intera filiera rischia di scomparire e con lei tante “conquiste” fatte sulla qualità del servizio, del prodotto, del rapporto con la clientela, del gusto

Nell’editoria c’è stata un’iniziativa che ha avuto molta eco, Adotta una libreria, grazie alla quale un’attività al giorno, secondo un calendario prestabilito, può godere dei proventi degli acquisti presso lo store online di una determinata casa editrice: “proprio come se si comprassero i libri lì” il motto. Un meccanismo di solidarietà simile quindi, ma che prevede un ritorno immediato e sicuro: un libro da leggere, che verrà certamente recapitato in carta e ossa al domicilio dell’acquirente, magari solo con qualche giorno di attesa in più. Per i locali, invece, bisognerà aspettare diverso tempo e con una maggiore incertezza sugli esiti, quasi come se si stesse scommettendo in borsa acquistando un pacchetto di azioni.

La questione è tremendamente seria: un’intera filiera rischia di scomparire e con lei tante “conquiste” fatte sulla qualità del servizio, del prodotto, del rapporto con la clientela, del gusto e, perché no?, del godimento personale. Tra i tanti dubbi e le infinite domande che questa situazione surreale sta determinando, se ne aggiunge dunque un’altra: riusciremo a salvare il nostro locale preferito?