Una cosa che ci manca: il Pratello

Foto di Damar47

Scritto da Simone Aiello il 23 marzo 2020

E pensare che giusto un mese fa mi chiedevo quanti cazzo di nuovi bar, ristoranti, pizzerie, trattorie, osterie, wine bar, birrerie, pub, enoteche, caffetterie, tavole calde, self service, fast food e simili avessero ormai aperto in aggiunta a quelli storici che da vent’anni accompagnavano le mie scorribande in via del Pratello e laterali. E riflettevo su cosa ce ne saremmo mai dovuti fare noi vecchi “Pratellari”, fedeli ai nostri insostituibili 4 o 5 posti storici o alla sempreverde birretta clandestina in Piazza San Francesco, di tutte ‘ste mangiatoie e bevitoie usa e getta per gente di passaggio che non ha la minima idea di cosa rappresentino davvero i nostri 800metri di strada preferiti, una città nella città fin già da tempi remoti.

Pensieri e riflessioni che lasciavano subito il tempo che trovavano, perché in realtà non mi dispiaceva affatto vedere il “mio” Pratello così colorato, vitale, popolato e, proprio grazie a questi luoghi nuovi, così variegato (per non dire, rinnovato). Certo, La Contessa Melania, Rasputin e molti altri personaggi storici che l’hanno sempre contraddistinto fino a qualche tempo fa per vari e ovvi motivi non ci sono più, ma le “solite facce” non spariranno mai, gli amici “platonici” che sai per certo troverai sempre nello stesso posto; mancano tanto quanto quelli più intimi, ché chissà quando li rivedrò.

Mi manca tutto del Pratello: le vasche da San Rocco a San Francesco, in compagnia, in solitaria, con o senza birretta in mano; le Paris Dabar che partono da Mirko di Al Pradel (ancora noto come Osvaldo, anche se Osvaldo sembra che ormai viva in Liguria da secoli), passano per Matteo del Barazzo e, dopo una deviazione verso il Piratello e le sue paste avanzate dalla colazione e messe liberamente a disposizione di chi beve, finiscono da Carlo del De Marchi o in qualche posto nuovo che decide a volte di tirare fino all’alba; le pisciate di straforo al bagno dell’Alto Tasso quando la vescica chiede sfogo dopo le numerose Birre da 66 bevute in Piazza; le partite al Mutenye in compagnia del Roma Club Pratello e dell’immancabile Gavino (che chiunque può trovare là dentro almeno 364 giorni l’anno!), finite le quali in filodiffusione per il locale partono i CD dei miei gruppi anni 90 preferiti; mi manca godermelo di giorno, tra un primo dalle storiche Sfogline e un caffè al Vanilia & Comics.

Ma quanto è vero che il Pratello R’esiste, r’esisteremo anche noi in attesa di riviverlo come prima più di prima.

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