Una ferita per la musica live a Milano: chiude il Circolo Ohibò

Gli effetti di una emergenza sanitaria che sta diventando, rapidamente, anche culturale

Scritto da La Redazione il 11 giugno 2020
Aggiornato il 17 giugno 2020

Quel genere di notizie che non vorremmo mai né scrivere né leggere. La fine di un percorso, almeno per come l’abbiamo conosciuto finora, che non significa solo la chiusura di uno spazio indipendente per la musica alternativa a Milano, ma che suona come un campanello d’allarme fortissimo considerati l’intensa attività, l’affetto di una bella fetta di pubblico, il suo stato di salute pre emergenza sanitaria, e soprattutto il ruolo che questo Circolo è riuscito a ritagliarsi in pochi anni per la scena indipendente della città. Oggi, 10 giugno, dopo otto anni che lo hanno visto sempre in crescita in termini di frequentazione e proposta artistica, il Circolo Ohibò annuncia lo sgombero dei locali di via Benaco 1 da parte dell’associazione che da quattro anni ne cura la programmazione artistica, Costello’s: così Milano perde un luogo di aggregazione, condivisione e svago rivolto a una fascia d’età molto ampia, attento alle nuove tendenze – innumerevoli gli act che hanno calcato il suo palco un attimo prima di diventare “grandi”, da Calcutta a Mahmood – con un occhio particolare all’indie italiano ma anche a quello internazionale.

Di seguito il post ufficiale dai canali social del Circolo Ohibò:

«Cari amici di Ohibò,
non avremmo mai voluto darvi questa notizia. E invece, con infinita tristezza, dobbiamo annunciarvi che il nostro amato circolo da oggi, 10 giugno 2020, è costretto a chiudere i battenti. L’emergenza sanitaria che ha investito tutto il mondo ci ha piegato. Abbiamo provato in tutti i modi a resistere, ma per noi che siamo un’associazione non profit, nonostante il canone d’affitto agevolato per la pandemia, è stato impossibile sopravvivere senza entrate e rialzarci. Ci siamo così trovati costretti a interrompere il contratto di affitto con la proprietà di via Benaco 1.
Per questi otto, bellissimi e indimenticabili, anni passati insieme non possiamo dimenticare e ringraziare tutti i soci e gli allievi, i collaboratori, gli insegnanti, i volontari, le associazioni e le centinaia di artisti che si sono esibite sul nostro palco e che hanno contribuito a portare il nome Ohibò in Italia e, addirittura, nel mondo.
Ci piace pensare che il nostro circolo sia stato non solo un luogo di intrattenimento, ma anche un rifugio in cui sentirsi a casa, uno spazio capace di dispensare energie e messaggi positivi. Un ringraziamento speciale va ovviamente a tutto lo staff di Costello’s, che negli ultimi quattro anni ha gestito la programmazione di Ohibò, portando quello slancio generazionale che ha dato al circolo una nuova identità. Ohibò chiude, ma rimarrà per sempre aperto nei nostri cuori
»

A cui segue un’ulteriore specifica da parte di Costello’s:
«Come Costello’s ci teniamo a precisare che il direttivo dell’associazione Ohibò (di cui purtroppo non facciamo parte), a seguito dell’emergenza Covid-19 e per motivazioni che non ci è dato conoscere, ha deciso di risolvere consensualmente il contratto di affitto dello spazio con la locataria ad inizio maggio, la quale, nonostante il nostro massimo interesse a dar continuità al progetto, ci ha espresso la volontà di valutare altre possibilità di locazione dello stesso. Fatto sta che oggi, 10 giugno, termine ultimo per sgomberare lo spazio da parte dell’associazione, finisce ufficialmente una storia bellissima ed irripetibile. (…) Oggi è per noi un momento di profondo dolore, qualcosa di molto vicino ad un lutto. E siamo qui a dirvi che purtroppo questa è una battaglia che abbiamo perso, ma anche per assicurarvi che non smetteremo mai di lottare. Siamo già all’opera per trovare nuovi spazi e nuovi modi per portare avanti il nostro progetto. E quando diciamo nostro, parliamo di noi, ma soprattutto di voi, perché sappiamo quanto sia condiviso e sentito quello che abbiamo fatto in questi anni».

Una notizia che non può che scuoterci anche a livello nazionale, non solo per il ruolo che il Circolo Ohibò si è ritagliato sul territorio italiano, ma anche per le iniziative dal basso che stanno arrivando dai lavoratori del mondo della musica alternativa – in particolare La Musica che Giraper scuotere l’inerzia istituzionale di fronte alla “cultura alternativa”, mai rappresentata a livello politico ma fondamentale anche dal punto di vista economico, oltre che sociale e culturale, per il Paese e per un’ampia fascia di pubblico e cittadini. Segnali che vanno in un’unica direzione: la necessità di agire velocemente, di tutelare un settore importante per lo stato di salute di una popolazione, di evitare che la desertificazione culturale arrivi addirittura prima di quella ambientale.