ZERO MANIA: Ortica

La playlist del quartiere creata da Tananai, la piccola peste di Tucidide

quartiere Ortica

Scritto da Tananai il 9 ottobre 2020



Penso che la cifra stilistica di Ortica, o meglio del posto in cui vivo io, via Tucidide (aka Tuci, il complesso labirintico delirio di loft nella suddetta via) sia proprio l’assenza di uno stile preciso e definito. Possiamo dire che è una sorta di gated community all’interno della quale vivono principalmente giovani creativi: c’è chi si occupa di musica, chi di videomaking, graphic design, moda e altre cose – a mio avviso tutte molto stilose.
Per quanto riguarda la musica, c’è chi fa trap, techno, indie, jazz, pop, insomma di tutto davvero, quindi ti capita di avere confronti interessanti ogni volta che ti invitano a una festa in casa, o ne organizzi una tu… cosa che ora succede un po’ meno, date le circostanze, ma è sempre bello poter mettere il naso fuori dal balcone e avere un confronto con chiunque sia in giro. Non esistono orari e le giornate passano in modo sempre differente, motivo per cui per viverci deve proprio piacerti.

Non esiste un solo modo di sentire le cose e questo mi influenza ogni giorno

In un pomeriggio di luglio puoi trovare un ragazzo con la chitarra in cortile ad esercitarsi, una sera di novembre un vernissage dal tuo vicino di casa. Siamo europei, africani, asiatici… siamo, e si vede, ma soprattutto si sente, si respira nell’aria.
Per questo ho cercato di esprimere l’eterogeneità della bellezza di Ortica e Tucidide nelle sue varie forme all’interno di questa playlist, perché in un mondo digitale abbastanza settoriale dove spesso tutto è categorizzato per generi e orientato dagli algoritmi in uno specifico mood. La cosa bella del posto in cui vivo io è che non esiste un solo modo di sentire le cose e questo mi influenza ogni giorno, non solo perché sto finendo di scrivere il mio disco, quindi artisticamente, ma anche in modo umano e personale.

TANANAI
[ta-na-nài] n. m. invar. gran confusione, frastuono, schiamazzo.

Tananai è Alberto Cotta Ramusino, nato a Milano l’8 maggio del 1995. Forse avevi già sentito parlare di lui: si afferma come producer qualche anno fa, grazie ad un disco di matrice elettronica dietro l’identità di Not For Us, un alter ego dalla personalità fumosa, oscura e irresistibile. Pervaso dal bisogno di ricerca e sperimentazione delle sue stesse capacità, Alberto decide di ripartire con un nuovo progetto all’interno del quale si produce da solo, scrive e canta in italiano. Il lato più dark del producer si mescola oggi a quello più intimo, romantico ed elegante dell’autore, dando vita a Tananai, la cui scrittura inizia a distinguersi nel sottobosco indipendente e non per l’espressione di un punto di vista moderno che passa attraverso testi intensi, che sanno emozionare e comunicare in modo diretto e senza filtri.
“Tananai è come mi chiamava mio nonno paterno quando ero piccolo, vuol dire “piccola peste”. È l’unica persona della mia famiglia che non ha mai potuto ascoltare le mie canzoni, se n’è andato quando avevo 7 anni. Diciamo che è il mio modo per renderlo partecipe. Sono sempre stato discontinuo in tutto: nello sport, nello studio, nelle amicizie fino alle relazioni. L’unica cosa che non mi ha mai stufato è la musica. Produco dall’età di 14 anni e da allora non ho mai pensato ad altro. La musica è il mio piano A e anche il mio piano B, C, D… come continua l’alfabeto lo sapete.”
Spoiler: pare stia finendo di scrivere il disco, finalmente.