Alberto Polita & Nicola Ferrarese

I due direttori/dittatori raccontano il loro piccolo grande miracolo trevigiano chiamato Tcbf

Scritto da Andrea Artusi il 15 settembre 2019

Treviso è una città che ha segnato la storia del fumetto italiano e torna ad avere una manifestazione di punta nel pur affollato panorama nazionale di iniziative di questo genere. Tale percorso in continua ascesa gravita tutto attorno al Treviso Comic Book Festival, da qui in avanti Tcbf, che ci parla per voce dei due direttori Alberto Polita e Nicola Ferrarese.

   Quali sono state le tappe fondamentali della crescita del festival e cosa vi aspettate dall’edizione 2019?
«Tutto nasce da una sfida: quella di portare in città un evento di respiro europeo, dando spazio alla contaminazione tra fumetto e discipline artistiche apparentemente distanti come il design, la musica, la street art. Allargarne i confini ed espanderne il potenziale pubblico. Oggi siamo giunta alla sedicesima edizione e siamo molto orgogliosi del lavoro fatto fin qui. Treviso per 30 anni ha vissuto la grande esperienza di Treviso Comics, conclusasi nel 2003. Qualche anno dopo il nostro compianto presidente Massimo Bragaggia pensò bene di ridar vita ad un evento legato fumetto organizzando dapprima una piccola fiera di settore (Fumetti in TV) e dando poi impulso a una nuova associazione che prendesse in mano il progetto per rivoluzionarlo e rinvigorirlo. È in questa fase che entriamo in gioco noi. Negli stessi anni nascevano altre manifestazioni in cui specchiarci, tra tutte il Bilbolbul di Bologna, rafforzando le nostre idee abbiamo cominciato ad alzare la qualità delle esposizioni e i risultati ci hanno ripagati. Oggi il Tcbf offre un programma culturale ad ampio spettro, il festival è completamente gratuito e si regge in piedi economicamente grazie ai numerosi sponsor che ogni anno lo affiancano. Il “dietro le quinte” è costituito da un’associazione di oltre 100 volontari che è cresciuta col festival, ne è diventata il direttivo ed è la linfa vitale della manifestazione».

   Il nuovo millennio ha portato novità significative nel fumetto e in molti altri media. Gli appassionati vivono la loro passione per questo genere letterario come fatto sociale. Come vi ponete a riguardo?
«Se da un lato il fumetto ha visto crescere a dismisura il suo lato ludico e multimediale, dall’altro si è consolidato come linguaggio di espressione capace di affrontare le tematiche più disparate e complesse, un linguaggio che è in grado di analizzare tutte le sfaccettature della contemporaneità. Il nostro è un festival che da sempre fa dialogare il fumetto con tutte le forme di espressione: illustrazione in primis, ma anche musica, calligrafia, digital art, video arte. Ci piace pensare al Tcbf come un luogo magico, dove gli autori e il pubblico possono vivere un’aria di “casa”, di convivialità, lontano dalle logiche commerciali di massa. Qui puoi incontrare il tuo autore preferito mentre prende uno spritz al bar e non dall’altra parte di un tavolo. E soprattutto puoi vivere una città: Treviso, che per le sue dimensioni si presta ottimamente al carattere di festival diffuso che abbiamo creato. Partecipare al Tcbf significa essere protagonisti di un tour attraverso musei civici, palazzi comunali, gallerie, spazi privati e anche locali pubblici che ospitano la maggior parte delle esposizioni. In generale poi gli eventi culturali portano in dote esternalità positive che vanno oltre il mero contenuto artistico delle esposizioni e l’autoriconoscimento identitario di una certa comunità di persone. Se fossimo in un fumetto ci piacerebbe immaginarci come un gruppo di avventurieri randagi che si muovono uno scenario post atomico e cercano di piantare piccoli semi di bellezza, in una città semideserta. Non è un caso che negli ultimi 5 anni, grazie al Tcbf, due luoghi chiusi da decenni come il chiostro dell’Istituto Umberto I o il palazzo Ex Ance, siano stati “riscoperti” e abbiano ospitato la nostra mostra mercato. Per quest’anno la sfida si rinnova e si chiama “Ex Questura”: un palazzo gigantesco in centro città, che sarà rimesso a nuovo e ospiterà i negozianti, gli editori, le autoproduzioni, gli incontri e diventerà il cuore pulsante del Festival».

   Gli autori una volta erano le star incontrastate delle fiere, ma ora questo ruolo viene sempre più spesso affiancato e spesso scalzato da attori di film e serie televisive a tema, youtuber, influencer e varie altre figure. Qual’è il vostro rapporto con chi il fumetto, nonostante le difficoltà del mercato, continua a farlo?
«Il Tcbf va proprio in senso opposto. Abbiamo scelto di far tornare i riflettori su chi il fumetto lo fa e lo produce. Sugli autori in primis, su chi scrive e sceneggia, senza togliere spazio a quegli artisti che scelgono nuovi mezzi di comunicazione per promuovere le proprie opere, anzi. Le mostre di tavole originali, gli incontri con gli artisti, le performance: il nostro focus è qui. Senza nulla togliere alle altre manifestazioni che frequentiamo con piacere, la nostra è stata un scelta ben precisa. Rischiosa, non per nulla facile, che alla fine però ci ha premiato».

   Alla recente Mostra del Cinema di Venezia per la prima volta nella sua storia un cosiddetto “cinecomic’ ha partecipato come film in concorso assieme a molte altre pellicole che fanno riferimento al mondo dei comic. Pensi che per il cinema di genere ci sarà sempre più spazio anche nelle rassegne come la vostra?
«Il fenomeno dei cinecomics è senza dubbio una delle leve che hanno alzato l’attenzione attorno al fumetto, specie negli ultimi anni, e di conseguenza attorno alle manifestazioni. Al Tcbf il legame col cinema esiste dal giorno uno, grazie alle collaborazioni con realtà indipendenti come Lago Film Fest, Sole Luna doc, o come il Cinema Edera di Treviso che da anni promuove il nostro Festival con un trailer prima delle proiezioni. Proprio di recente abbiamo lanciato un crowdfunding per promuovere il Tcbf_Doc, il documentario sul nostro festival, realizzato dal regista e videomaker Geremia Vinattieri dopo due anni di riprese. Il legame tra cinema e fumetto è osmotico e simbiotico. Due anni fa, per esempio, abbiamo inserito nella rassegna la presentazione in esclusiva del film animato “Arrugas”, tratto dal pluripremiato fumetto di Paco Roca. È stata un’emozione incredibile».

   La vostra rassegna è ormai alle porte e il programma definito. Se dovessi idealmente accompagnare un visitatore tra le molte iniziative del Festival in un ideale tour tra le mura e i luoghi storici di Treviso che ospitano gli eventi quali sarebbero quelli che consiglieresti per primi e quelli che consideri imperdibili?
«Tre le mostre fondamentali: quella di Jon McNaught, autore del manifesto, giovane talento inglese pubblicato da Nobrow, quella di Jen Wang, che è in assoluto la più importante autrice di fumetto al mondo nel 2019, dato che ha vinto il Prix Jeunesse di Angouleme e il premio Eisner come miglior autrice unica con la graphic novel “Il principe e la sarta”. E poi quella di Gabriella Giandelli, una delle più importanti fumettiste e illustratrici della storia italiana, matita di Internazionale e Repubblica che per quest’ultima presenterà il nuovo libro. C’è anche un fumettista americano, Jason Howard, che ha disegnato fumetti per due mostri sacri della sceneggiatura come Robert Kirkman (The Walking Dead) e Warren Ellis. Tra le sorprese invece, quelle del canadese Matt Forsythe, quelle delle illustratrici super di tendenza e femministe come Cecile Dormeau e Sara Andreasson. Tra i talenti di casa segnaliamo, infine, Francesca Riz, giovane illustratrice trevigiana appena uscita per Einaudi Ragazzi con un libro su Rodari e con Settenove con un libro su Greta Thunberg».

   Per concludere abbiamo potuto notare dalle immagini pubblicate sui vostri canali social che già da settimane prima dell’inizio del Festival le vetrine di moltissimi negozi e locali di Treviso sono stati decorati da splendide immagini a tema fumetto. Ci puoi parlare più in dettaglio di questa bellissima iniziativa?
«Il progetto Centrovetrine è nato ormai 9 anni fa, non avevamo i fondi per un’adeguata campagna di pubbliche affissioni e allo stesso tempo cercavamo un legame con la città. Portando gli artisti a dipingere in vetrina l’iniziativa è letteralmente esplosa e grazie al passaparola dei commercianti stessi oggi sono oltre 300 le vetrine che realizziamo in collaborazione con l’Unascom di Treviso e altri sponsor. Possiamo dire che ormai, nel mondo del fumetto e dell’illustrazione, Treviso è conosciuta come la “città delle vetrine disegnate”. Ogni anno mettiamo in campo tra i 30 e 40 autori: giovani esordienti, autori affermati che ci supportano, ospiti del festival. Questo ci permette un triplice risultato positivo: per i negozianti, che si sentono parte attiva del festival, per i trevigiani, perché vedono la loro città tornare una “urbs picta” una città dipinta come nel Rinascimento, e per i tanti visitatori e turisti che avvertono qualcosa di speciale in città».