BAUM festival: l’arsenale della Bolognina contro le arti oscure

Scritto da Salvatore Papa il 1 giugno 2019

Dal 7 al 9 giugno torna BAUM, il festival dell’associazione baumhaus che dal 2015 anima diversi luoghi della Bolognina con concerti, arti visive, incontri e dj set completamente gratuiti. Il tema di quest’edizione è la Difesa Contro le Arti Oscure, un invito a non lasciarsi influenzare dalle paure e uscire, stare insieme, divertirsi. Tutto ruoterà anche stavolta attorno al Parco del Dopolavoro Ferroviario, dallo scorso anno casa fissa di baumhaus, e crocevia ancora una volta di molte delle associazioni e attività del quartiere: Checkpoint Charly, Cinema Teatro Galliera, Ciofs FP/ER, Concibò, Era Ora Market, Fermento, Kinotto Bar, Locomotiv Club, Pizza Artist, Scuola Popolare Di Musica Ivan Illich.

Ne abbiamo parlato con Anna Romani.

 

Quali sono le arti oscure che volete combattere?

Troppe per riassumerle in poche righe. Sicuramente BAUM vuole essere un gioioso rito collettivo di difesa (ma anche di attacco) contro le arti oscure più evidenti, come le retoriche razziste ed escludenti, ma è anche uno scudo contro le cattiverie piccole, quelle che passano inosservate e che piano piano assimiliamo senza neanche rendercene conto.

Ci hanno sempre detto che la paura è utile, spesso serve a salvarci la vita, ma talvolta diventa un blocco o, peggio, strumento di manipolazione. Come può un festival o un evento culturale diventare un antidoto alle conseguenze negative della paura?

Una volta un ragazzino, nel corso di un laboratorio sull’organizzazione di eventi culturali, ci ha detto che la cosa bella di un concerto non è solo l’emozione di vedere dal vivo qualcuno che normalmente ascolti nelle cuffiette, ma è il fatto stesso di trovarti in un luogo con tante persone a cui piace la stessa musica che piace a te, che è lì per le stesse ragioni per cui ci sei tu, e che questa cosa crea un’energia pazzesca, palpabile. Condividere un momento di felicità insieme a qualcun altro – che magari neanche conosci – è un primo modo per arginare l’isolamento. Se ci pensi di solito abbiamo più paura quando siamo da soli, un Festival invece è una celebrazione collettiva. Anche perché ricordiamoci che nei film horror quando qualcuno dice “dividiamoci” non va mai a finire benissimo.

Il vostro invito, quest’anno, è quello di divertirsi pubblicamente e oltraggiosamente. Ci date qualche esempio?

Beh, sicuramente partiamo dai concerti: il venerdì sera è dedicato all’hip hop con Jay Jhona & OTM, En?gma & Kaizen e in chiusura Claver Gold, che presenta per la prima volta l’EP “Lupo di Hokkaido”, prodotto dai Kintsugi aka Davide ed Emanuele, cioè due delle colonne portanti di BAUM (il che ci emoziona non poco). Il sabato invece proseguiamo con Pashmak, Campos e Any Other, una serata più onirica e rilassata. La domenica iniziamo nel tardo pomeriggio con birrette, mercatino vintage & handmade “EraOra Market” e “300 grammi”, la pittura sonora di Angelo Sicurella e Igor Scalisi Palminteri, in cui le pennellate su tela diventano suoni. E poi ancora Emanuele Triglia e infine la contagiosa esplosione reggae di Forelock & Arawak. Quest’anno il Festival parte un po’ prima con i “Before BAUM”, il 1 giugno al Checkpoint Charly con CHEAP e Guerrilla Spam e il 5 giugno da noi allo spazio baumhaus, per parlare di intelligenza artificiale e creatività e ascoltare/guardare l’AV set di Lorem che utilizza Network Neurali per produrre testi, musica elettronica sperimentale e video.

BAUM è nato ed evolve con la Bolognina. Cos’è cambiato in questi mesi per entrambi?

La Bolognina per noi è un po’ come una zia benevola, che ci guarda crescere e che a nostra volta osserviamo mentre invecchia e si trasforma. Anche se in certi momenti ci spaventa un po’, alla fine ritroviamo sempre la sua anima saggia, che si rivela nei progetti delle persone che impiegano tempo ed energie per far sì che il cuore del Quartiere continui a rimanere aperto, inclusivo, permeabile.

Anche a Bologna, come in tutte le grandi città, la retorica del “pericolo” ha i suoi effetti sulle relazioni fra le comunità. La Bolognina fa ancora parte di questa narrazione distorta, anche se la percezione sta lentamente cambiando. Di chi sono i meriti e i demeriti?

Sai, è difficile parlare di meriti e demeriti, ogni medaglia ha il famoso “altro lato”. Per dire, non so se con il senno di poi rifaremmo tutto allo stesso modo, la realtà è sempre (e per fortuna) più complessa delle categorie narrative che ci diamo per riuscire a comprenderla. Sicuramente la ricchezza di questi ultimi anni risiede nelle reti che si sono create. Pensa che per la prima edizione di BAUM è stato Sani, uno dei commercianti del Mercato Albani, a portarci a Leroy Merlin a comprare le tavole per il live painting di Andrea Bruno perché noi non sapevamo come arrivarci. La seconda edizione invece abbiamo dovuto iniziare i concerti in ritardo perché al Centro Montanari la domenica è giorno di tombola e non c’è cantante indie che tenga. Eppure è così che si creano i rapporti più duraturi, attraverso gli imprevisti, ed è sempre così che un incrocio di strade diventa un Quartiere.

Ci raccontate come avete costruito il programma di quest’edizione?

Il programma è frutto di queste stesse reti, infatti oltre ai concerti, ai food truck, ai mercatini, alle birrette, ai dj-set (Dj Fonzie, The Hellviras e NEU Radio), ci saranno una serie di attività parallele che sviluppiamo insieme a tutte le realtà con cui abbiamo collaborato in questi anni. Durante i tre giorni non mancheranno attività per bambin*, a partire dalla parata del sabato, “Incanto Patronus”, dal Teatro Testoni per arrivare fino alla Locomotiva del Parco: la parte artistico-laboratoriale è curata da Checkpoint Charly, la musica è gentilmente offerta dalla banda della Scuola Ivan Illich e il tutto coordinato dal Comitato dei Genitori dell’IC5, l’istituto comprensivo della Bolognina. Trasversalmente ospiteremo workshop e presentazioni, da “L’università contro le arti oscure” risultato di un percorso di psicologia di comunità dell’Unibo a “Il design come antidoto alla paura” organizzato da Service Design Drinks. E poi ancora installazioni come “Paura a Manovella” di Concibò e la performance teatrale “Storie a Vapore” del Teatro Testoni. Il sabato pomeriggio poi ci sarà anche la Festa del Riuso della Bolognina (organizzata dalla Social Street), dove gli abitanti del Quartiere potranno scambiare vestiti, oggetti e libri che non usano più. Ah, e poi venerdì 7 presentiamo il progetto di moda streetwear “Freewear Academy” che insieme a CIOFS e Kilowatt realizzeremo, con gli/le adolescenti della Bolognina, a partire da settembre.

Perché la scelta di chiudere il festival con la proiezione de “La storia infinita”?

Perché è un inno alla caparbietà, al coraggio, al potere dell’immaginazione. Perché di Fantasia rimaneva solo un granello di sabbia, finché Bastian non trova il coraggio di pronunciare il nuovo nome dell’Infanta Imperatrice e così facendo dà vita a un mondo nuovo. Vogliamo chiudere il Festival così, per ricordarci che a volte per cambiare le cose basta avere fiducia in noi stessi e negli altri (e poi ovviamente attraversare le paludi della tristezza, superare le Sfingi, consultare l’Oracolo del Sud e combattere il Nulla).

Bastian non avrebbe potuto realizzare i suoi desideri se non ci fosse stato Falkor. Chi potrebbe essere il vostro Drago della Fortuna?

Forse noi come gruppo siamo i nostri Fortuna Draghi, in 10 anni di progetti bislacchi e un po’ folli di momenti di sconforto ce ne sono stati tanti. Però ritrovarsi alla fine di BAUM ogni anno, guardarsi negli occhi e dirsi “Col ca*** che l’anno prossimo lo rifacciamo” è una delle cose che ci dà più conforto e ci fa capire che siamo diventati una famiglia.