Beatrice Dellavalle e Stefano Non

I fondatori di Spazio Gamma

Scritto da Lucia Tozzi il 7 luglio 2020

Foto di Carolina Di Lazzaro

Uno degli spazi culturali aperti più di recente all’Isola, Spazio Gamma, nasce dall’incontro tra un artista-fotografo, Stefano Non, e una editor, Beatrice Dellavalle. Project space, libreria, galleria, questo generoso spazio a via Pastrengo ha subito intessuto relazioni con persone e luoghi del quartiere.

 

Quando avete fondato spazio Gamma? e perché all'Isola?

Spazio Gamma è stato fondato a giugno del 2018, in via Pastrengo 7 a Milano. In realtà è stata Isola a scegliere noi, con una fenomenale epifania sotto forma di annuncio immobiliare; cercavamo uno spazio da sistemare con le nostre forze per avere un canone accessibile, che si prestasse ad essere espositivo e con una vetrina su strada. Lo abbiamo visto, era perfetto e abbiamo avuto la fortuna di incontrare una proprietà intelligente che ha accettato la nostra proposta di rigenerazione.

Da dove venite? Che avete fatto prima? Dove abitate??

Spazio Gamma è composto da Beatrice Dellavalle, che è una editor letteraria, Stefano Non che è una figura ibrida nel campo delle arti visive, un artista che scavalca spesso lo steccato immaginario con la figura del curatore; ultima, ma prima per importanza è Devendra, una cagnolina meticcia di 12 anni. Come molti e molte a Milano siamo migrati qui per motivi di studio e lavoro nel campo delle arti visive e beni culturali per poi fermarci o ritornare in città dopo un periodo in giro. Possiamo dire che, nonostante se stessa, Milano sia l’unico luogo in Italia dove potersi misurare su una scala valida con le contraddizioni che ogni fase storica porta con sé.
Stefano abita nel quartiere Washington, ancora per poco perché sta per riattivare un laboratorio artigianale trasformandolo in casa studio. Beatrice vive nel quartiere Lambrate.

 

Spazio Gamma – foto di Carolina Di Lazzaro

Lo spazio propone sia mostre che libri, all'incrocio tra arte, scienza e fiction, e naturalmente promuove incontri: come operate le vostre scelte, e qual è il vostro progetto curatoriale?

Il bookstore ve lo dovete immaginare come una sorta di libreria personale estesa, non teniamo mai di più di 300 testi, per concentrarci su una offerta precisa, scandita anche dal rapporto con le mostre, dal confronto diretto tra noi e con le persone più interessanti che frequentano lo spazio. Siamo molto critici, fortemente interessati alle opere, vagliamo tutto nel processo di confronto: contenuti editoriali, identità grafica, formati scelti, anche il profumo di un libro ci interessa. I testi che teniamo diventano detonatori di immaginario per le mostre, interagiscono con gli altri media che troviamo fuori e vanno a costruire delle cosmologie significanti, in un ambiente fisico e mentale che parte dalla contingenza, l’essere nel qui e ora, per salire verso il ciclo storico, bucando in ultimo il tempo per raggiungere l’Eterno. La curatela delle mostre ha due specificità: una filiera endogena, ovvero le mostre curate da Stefano e una esogena, mostre curate da curatrici e curatori giovani che apprezzano e questionano Spazio Gamma. La prima, in questo periodo, si sta concentrando sulla nozione di esistenza fra il tempo e lo spazio, con particolare riferimento alla transizione, anche linguistica, tra immortalità dell’anima e immortalità del corpo in un confronto/scontro/fusione tra scienze dure e quantitative come biologia, chimica, ingegneria ed economia con forme di conoscenza ed esperienza qualitative come alchimia, teologia, filosofia e geografia. La seconda specificità dipende da chi incontriamo, e come quello che ci propone possa stimolare il nostro e il suo percorso, ecco, anche l’energia, lo spirito e il movimento di pensiero sono fattori importanti.

Con chi fate rete all'Isola? collaborate con altri?

Le nostre reti all’isola sono di carattere semplice, frugale, fuori da esigenze professionali. Rapporti di buon vicinato, il piacere di un caffè insieme per staccare dalla routine, piccoli momenti in cui si apprezza l’umanità del luogo in cui passiamo molta della nostra vita negli ultimi due anni. Abbiamo sviluppato delle amicizie interessanti con le ragazze e i ragazzi di Spazio ‘O, lo studio di Matias Guerra, la libreria Isola Libri e il festival Isola Kult, a cui partecipiamo come Spazio Gamma e il nostri vicini Milan Icons, Milano Yoga Space e LES Pommes.

 

Spazio Gamma

Quali posti amate di più nel quartiere? Dove andate a mangiare? A bere? A passeggiare?

Compatibilmente con il tempo a disposizione cerchiamo di sviluppare un percorso di gusto culinario nel quartiere. Tutti e due amiamo molto il cibo e il buon bere, lo consideriamo una forma culturale privilegiata. Evitiamo il più possibile la ristorazione in franchising, presenza molto triste e invasiva di Isola, e maturiamo una mappatura in costante evoluzione, sperimentiamo anche qui. Certo abbiamo dei punti cardine: per pranzi veloci Burger Wave, se vogliamo stare all’aria aperta da Luca in Piazza Archinto, dove mangi e assisti anche alle sue straordinarie performance. Sempre in piazza Archinto, tappa obbligata è il Bar di Angela per le birrette mentre quando vogliamo trattarci bene andiamo all’Ex Mauri, la sua carta dei dolci abbinata al Passito di Pantelleria è una delizia. Poi passeggiata verso la gelateria Artico, meravigliosa. Stefano si ricava -di rado e con profitto- delle pause speculative catalizzate dal succosissimo Bloody Mary del Frida.

Quali sono gli spazi pubblici che funzionano meglio dell'Isola secondo voi?

Difficile rispondere, siamo sempre molto impegnati e non abbiamo maturato una idea precisa al riguardo.

Che tipo di persone frequentano Spazio Gamma?

Di tutte le tipologie e di tutte le età, è uno dei nostri punti di forza. La nostra attrattiva sta nel coniugare una ricerca forte, approfondita, irriducibile ad essere edulcorata in forme spettacolarizzate o accomodate alla moda del momento con un approccio umano sereno, aperto e coinvolgente in cui chiunque venga a contatto con Spazio Gamma possa essere partecipe di un percorso comune, che si nutre di una sfera ampia di vissuti, esperienze, conoscenze e realizzazioni. È per noi un fatto ineludibile, sebbene possa sembrare arrogante vista la nostra giovane esperienza, lo custodiamo con determinazione e ne valorizziamo la differenza rispetto a una idea di arte, egemone in Italia oggi, che sovrappone la disciplina stessa ad una categoria merceologica, sia per economia monetaria che relazionale, con grande alienazione di energie e possibilità. Mercato e ricerca artistica sono due cose diverse che possono e devono interagire, ma far determinare la seconda dal primo in modalità ‘ex ante’ o peggio confonderli come fossero la stessa cosa è farsesco e tragico allo stesso momento.