Corrado e Ilaria – Erotika

Dal 1993, il go-to-place dell’erotismo e del sesso in Porta Venezia, nonostante internet

quartiere Porta-Venezia

Scritto da Andrea Maffi il 27 agosto 2021

Foto di Marta Blue

L’Erotika Sexy Boutique lo trovi in Via Melzo in attesa di cambiare la maniera in cui pensi ad un sexy shop. Anche perché sexy shop, l’Erotika, ormai non lo è più. Dal 1993 il negozio ha attraversato le rivoluzioni copernicane portate da tecnologia e cambiamento della società nel mondo dell’erotismo. Io ho conosciuto chi c’è dietro all’istituzione del quartiere: Corrado e Ilaria, che gestiscono il negozio assieme a Mariana, la titolare.

Partiamo da te Corrado. Come hai finito a gestire l’Erotika per così tanto tempo? Cosa facevi prima?

C: Io sono una persona qualunque. Ho studiato per una cosa e ne ho praticata un’altra, perché ho studiato da odontotecnico e poi sono rimasto odonto senza essere tecnico, perché non ho mai praticato. Calcola che a lavorare ho iniziato a quattordici anni, e ho fatto di tutto; dall’imbianchino al muratore, allo scaricatore di camion, al barista e al cameriere. I miei genitori sono morti giovani, quindi mi sono dovuto rimboccare le maniche velocemente, e in quella situazione, o cresci o cresci, fine. A un certo punto lavoravo in un’azienda di lampadari molto forte a Milano che li faceva per la Scala. Dato che non mi facevano fare gli straordinari, dalle sette a mezzanotte facevo il cameriere in pizzeria. Quando staccavo, passavo sempre da un’edicola in Corso Buenos Aires al 9, dove c’era un ragazzo che conoscevo perché viveva anche lui nel quartiere. Loro erano aperti tutta la notte e oltre a vendere quotidiani, mensili e settimanali c’era il clue della pornografia, che all’inizio degli anni Novanta stava crescendo tantissimo. Un giorno mi ha chiesto se non mi sarebbe piaciuto lavorare lì e dopo un po’ di discussioni varie ho accettato. Iniziavo alle due di pomeriggio e smontavo alle otto, nove, dieci di mattina. Facevo la notte, full. A me piaceva lavorare e non chiedevo mai dei soldi, perché mi sembrava una roba scurrile. Io ero abituato a non avere niente nella vita. Volevo solo essere in regola e contribuire al mutuo che stavamo pagando sulla casa dei miei. Da lì ho cominciato il mio cammino, e il mio capo nel tempo ha continuato a gratificarmi.

Quindi hai cominciato dalle edicole; come funzionava quel mondo all’epoca? E come sei arrivato dall’edicola ad aprire l’Erotika?

C: Prima di noi c’era il Magica Amerika, Maurizia Paradiso che avevano già fatto la loro catena di negozi, ma le edicole a Milano erano veramente fortissime, perché erano 24 ore su 24 e la gente aveva il tabù di non farsi vedere mentre compravano una videocassetta. Quindi arrivavano da noi; il chiosco in Corso Buenos Aires era un bellissimo chiosco, al momento stesso ben fornito, e giustamente, per aggirare tutte le problematiche che c’erano in quel periodo – anni Ottanta Novanta – facevamo il possibile. Quando esponevamo la merce dovevamo fare le censure, altrimenti ti davano la 528, atti osceni in luogo pubblico. Noi eravamo davvero forti, perché vendevamo un sacco di riviste imbustate.  Oggi trovare una rivista porno patinata con fotografie di eccellenza non è possibile. Sai, prima era un lusso. Oggi si è perso tutto. C’è tutto su internet. Anche per quanto riguarda l’informazione c’è tutto su internet. Prima leggevi il giornale sulla panchina. Una rivista. Sai quante emozioni? Leccarsi le dita e girare una pagina non esiste più.
Per le licenze non si potevano vendere videocassette, ma si vendevano le riviste corredate alla videocassetta. Quindi c’era un blister trasparente con un taglio dietro, c’erano quattro o cinque foglie di giornale e si vendeva la videocassetta come inserto.

Poi nel 1993 il titolare dell’edicola ha aperto questo negozio, che prima era una profumeria all’ingrosso. Al tempo questa di Via Melzo era una zona molto brutta. C’era spaccio, delinquenza. Da Porta Venezia fino a Piazzale Loreto, soprattutto attorno a Benedetto Marcello che era piena di pensioni, c’era prostituzione per strada.

Il negozio è cambiato col tempo?

C: Il negozio si chiamava Sexy Shop Erotika, adesso si chiama Erotika Sexy Boutique. I soffitti erano tutti bianchi e li abbiamo dovuti sabbiare, c’è stata una metamorfosi. Per cinque o sei volte abbiamo rifatto il negozio in questi ventisette anni. Nella parte sopra ai tempi avevamo una mezzaluna, una vetrina con dei manichini un po’ squallida, orrida, buia, arredata con mobilia in legno. Non c’era mica il design come adesso, con internet che dà idee, spunti, e cose. Erotika ha fatto un cambiamento notevole seguendo l’evoluzione del settore, anche grazie a Mariana che gestisce il negozio con me sin dall’inizio e ha dato grande impulso alla vita della boutique.

Chi entrava in negozio, e cosa vendevate all’inizio?

C: All’inizio venivano tanti uomini e prendevano tante videocassette. Avevamo quindici, ventimila cassette esposte in negozio. In più avevamo una parte con sette cabine dolby sorround che arrivavano dalla Germania. Chi non aveva possibilità di vedere film in casa, perché magari aveva una famiglia tradizionale, veniva qui. Prima nell’offerta dei film c’erano tante parodie, come il Marchese de Sade con Rocco Siffredi e sua moglie Rosa Caracciolo. Poi Eva Hengel, Angelica Bella, Veronica Bella, Moana Pozzi, Cicciolina, Teresa Orlosky. Anche se in Italia i film non si potevano produrre. Era illegale. Li producevano e dicevano di averli girati in Austria, o in Ungheria, ma, sai, alla fine se giri in una camera da letto puoi far finta di essere ovunque. I generi sono arrivati col tempo. Gli animali, sadomaso estremo, il bondage, il fist fucking, lo shit, il pissing, il trans, il bisex, il kinky, l’ermafrodita, il lesbo, il double anal, doppia penetrazione… Negli anni Novanta quando vedeva un film con l’anal la gente si strappava i capelli dalla testa, non ci poteva credere. Dal ‘95 in poi c’è stato un boom.

Oggi la situazione è cambiata, immagino.

C: Sì, oggi il pubblico è più femminile che maschile, perché la donna prima magari era schiacciata dalla figura maschile. Alcune persone la limitavano. Oggi la donna si prende i suoi spazi, comincia a volersi più bene, e apprezza questo genere. Perché dice: io voglio conoscermi e prendermi cura di me.
Io sono molto aperto. Ho sempre lavorato con le donne, anche prima. Non tante come adesso, magari, ma con 28 anni di esperienza alle spalle naturalmente so come muovermi e farti sentire a tuo agio. A volte vedono l’uomo e gli viene un po’ di suggestione, poi quando mi metto a parlare si rendono conto che mantengo la distanza, sono molto professionale, non invadente. Se mi chiedi un articolo non entro nella tua intimità, ma magari ti faccio domande per capire esattamente cosa ti potrebbe interessare e cosa ti potrebbe piacere.

È un lavoro delicato il vostro.

C: Quando uno viene qui, magari entra e si chiede: cosa cazzo ci vuole a vendere dei cazzi di gomma? Ma non è così. Abbiamo dalle cinquanta, sessanta tipi di merce per ogni singolo articolo quindi il mio ruolo è spiegare, farti capire la differenza, come va indossato, come lo si può usare, come può far divertire tutti e due, come può essere funzionale. Poi i miei sono consigli; puoi anche venire in negozio, portare gli articoli in cassa e fare i tuoi acquisti, naturalmente. Sinceramente, da venditore naturalmente voglio che tu torni. Ti faccio vedere cinquanta articoli diversi, magari, ma voglio vendertene due giusti per te e far sì che tu sia soddisfatto del servizio che ti abbiamo offerto.

 

I: Secondo me è bello che ci sia un uomo qua dentro. Noi vogliamo che qui entrino tutti.

 

C: Sì, qui non ci sono discriminazioni nei confronti di nessuna razza, orientamento sessuale o sesso. Da quando c’è il Rainbow District la nostra clientela è cambiata moltissimo. Le coppie gay e lesbiche le abbiamo sempre avute, ma adesso ce ne sono molto di più. Siamo nel clue della zona, e siamo più che contenti a servire i nostri clienti proponendogli quello che stanno cercando nel rispetto della loro intimità.

E veniamo a te Ilaria. Mi dici come ci sei finita qui?

I: Io sono cresciuta in un posto particolare, a San Patrignano. I miei genitori erano lì in percorso, e poi sono rimasti in Comunità a lavorare come volontari. Fino all’Università sono stata lì, togliendo che andavo a scuola. Sai, i miei inizialmente hanno preso questo lavoro in maniera un po’ strana. Mi sostengono sempre ma è un lavoro che va spiegato bene. Nella generazione dei nostri genitori c’è un po’ di reticenza. Poi dipende dalle persone, ma c’è comunque un po’ di stigma riguardo a lavorare all’interno di un sexy shop. C’è un po’ di paura riguardo a tutto ciò che abbia a che fare con la trasgressione e giustamente c’è la preoccupazione per la sicurezza. Ma questo è un posto super sicuro, io mi sto trovando benissimo qua dentro, anche con i clienti.
Adesso sono a Milano da sei anni. Prima ho fatto Lingue a Urbino e poi sono venuta qui per la magistrale in Statale, di Editoria Comunicazione e Moda. Mentre studiavo ho fatto un paio di stage in case editrici, e poi per caso ho conosciuto un gallerista che mi ha proposto di collaborare, così mi sono avvicinata al mondo dell’arte. Quando lavoravo lì abbiamo organizzato una serie di mostre in zona Turro, Gorla.
Dopo ho fatto un corso con ENAIP sulla curatela, venivano curatori a farci lezione, abbiamo fatto dei giri negli studi degli artisti, quindi mi sono appassionata a questa cosa, poi a me piace scrivere, quindi scrivevo testi critici e di presentazione, oltre all’organizzazione della mostra. Avevo cominciato a lavorare da poco in una galleria in zona Sarpi quando è cominciato il COVID; loro avevano appena aperto una pagina Instagram, così mi sono proposta di seguirla, mettendomi in contatto con gli artisti e presentando opere. Ma mi sono trovata in una situazione in cui avevo bisogno di più stabilità, così ho cominciato a mandare in giro curriculum e con degli amici, quasi scherzando, ho deciso di mandare il CV in negozio, che conoscevo già perché ci ero venuta già qualche volta. Tanto cosa mi piace? Mangiare, bere, il sesso, l’arte… sai, le solite chiacchere da bar. Ma nel giro di qualche giorno mi hanno risposto davvero e sono venuta a fare la prova.
Avevo chiesto di fare addetta alle vendite, cosa che non avevo mai fatto. Eleonora, che ha aperto Instagram, progettato e creato il sito, mi ha fatto un colloquio ed è saltato fuori che cercavano una persona che continuasse a seguire la comunicazione. E alla fine la maggior parte del mio lavoro ora si sta concentrando su quello. è un lavoro che svolgiamo tutti insieme e che ha bisogno di tempo. Io vorrei inserire una newsletter che presenti i nostri prodotti, che sono di grande qualità.

Che piani avete per il futuro dell’Erotika?

I: I nostri piani riguardo al futuro sono progettare eventi, sia con le dirette Instagram, sia in presenza fisica, quando si potrà fare. A riguardo abbiamo molte idee. Ci potrà essere ad esempio qualcuno di qualificato che ci parlerà di micro temi all’interno del BDSM, shibari, eco-sex toys, studi di genere. L’idea è che le persone vengano per sentire questa cosa, ma anche per portare le proprie esperienze. Poi, per mio gusto, vorrei avvicinarmi anche a delle realtà artistiche. Con il collettivo Fra(m)menti vorremmo preparare testi erotici, video, mostre e letture, ad esempio. Invitare chi scrive, non solo sessuologi, ma persone come Valentina aka Fluida Wolf, l’autrice di PostPorno. Vogliamo fare il possibile per creare una comunità in Porta Venezia, e poi, se si andasse oltre, ancora meglio. Nell’immediato comunque vorremmo migliorare la nostra comunicazione Instagram, anche se siamo già seguiti da nomi importanti, come Virgin & Martyr, Sexed, Popgasmo… abbiamo già fatto collaborazioni in passato e continueremo a farne. Sul canale abbiamo un tono scherzoso, mostrando prodotti attraverso foto e video. Lì ci rispondono spesso ragazzi giovani, naturalmente maggiorenni. Persone adulte non molto. Anche adesso, se i nostri clienti hanno bisogno di una consulenza, ci possono contattare lì o su Whatsapp e chiedere informazioni.

Un’altra necessità è quella di ampliare il sito, costruendolo al meglio in linea con la nostra identità. Adesso volevamo organizzare delle dirette, scegliendo topic di discussione, alternando comunicazione di prodotto a informazione riguardo sesso e sessualità. Il nostro è un posto che vogliamo rimanga intimo, con un rapporto stretto con il vicinato. Vogliamo fare il possibile per avvicinare persone e inserirci in maniera attiva nella zona in cui siamo, che ha un potenziale fantastico. Creare degli spazi di sensibilizzazione e discussione su sessualità, gender, senza parlarne in maniera militante, ma accogliente, aprendo a tutti.

 

Perché secondo te una persona, oggi, 2021, dovrebbe venire all’Erotika quando ha così tante alternative online?

I: Le persone vengono qui perché hanno voglia di imparare cose. Molte volte mi trovo con dei ragazzi che mi chiedono come funzionino i prodotti, magari anche parlando delle proprie esperienze intime; lo vedono che noi stiamo facendo il nostro lavoro e non abbiamo alcun pregiudizio.

Chi userà il vostro ecommerce, quindi?

I: Secondo me, tutte persone che saranno già venute qui. Il nostro negozio è unico nel suo genere: la qualità dei prodotti è davvero altissima, c’è tantissima varietà, e la posizione fa il suo. Ed è una situazione intima: se hai voglia puoi entrare, farti un giro, parlare con noi.