Double Nickels: la casa editrice bolognese che pubblica libri di grandi musicisti underground

Scritto da Salvatore Papa il 26 novembre 2021

C’è Il Consumatore, una raccolta di racconti di Michael Gira degli Swans; ci sono i saggi brevi de Il Soviet Psichico di Ian Svenonius; e c’è Memorial Device, il romanzo d’esordio di David Keenan, firma storica di The Wire. Sono le prime tre uscite di Double Nickels, un progetto editoriale indipendente avviato nel 2020 da Chiara Antonozzi, bassista dei Lleroy e Matteo Cortesi,tra i fondatori di Bastonate e grande amico e storico collaboratore di Zero. Dedicato alle contaminazioni tra musica underground e letteratura, Double Nickels si pone l’obiettivo di esplorare il territorio di frontiera tra le due forme espressive attraverso l’opera di musicisti che si sono cimentati nell’uso della parola scritta, senza limiti di genere né di formato.

In attesa delle nuove uscite ne abbiamo parlato con loro.

 

Com'è nata Double Nickels e perché?

Matteo Cortesi: L’idea è venuta spontaneamente, fuori da un posto che non esiste più da un po’, davanti a una porta che stava per essere murata. Parlavamo di libri non ancora pubblicati in italiano che avevamo letto da anni, ci siamo detti allora pensiamoci noi. È stato naturale. Ti trovi bene, proponi di fare qualcosa insieme. Qualche anno è passato, l’idea è rimasta. Per citare il grande Mario Zanzani, “Abbiamo perso un po’ di tempo ultimamente, ma le cose migliori le dobbiamo ancora fare”.
Chiara: Esattamente. Non mi aspettavo niente più di uno sguardo compassionevole quando ho esternato l’idea a Matteo, che invece ha rilanciato e ha detto “facciamolo”.

C'erano le vostre esperienze nell'editoria...

MC: Fanzinaro/volenteroso schiavo avanti e indietro. Chiara è William Randolph Hearst al confronto.
CA: Matteo ha scritto molto su un sacco di testate e ha co-fondato quello che per tre anni di fila è stato premiato come il miglior blog musicale italiano. Io ho collaborato con minimum fax, Garzanti e altre realtà editoriali, perciò avevo un’idea di come funzionasse una casa editrice. La nostra “struttura” è ancora a dir poco essenziale, in parte per la scelta consapevole di non passare dalla distribuzione, e ci sono un sacco di cose che stiamo tuttora imparando sul campo.

Cosa dovrebbe avere un autore/autrice per far parte del vostro catalogo? A parte piacervi anche musicalmente immagino...

MC: I prerequisiti di base sono fare/avere fatto dischi e avere scritto uno o più libri. Che ci piacciano musicalmente è importante ma non tassativo, quello che conta è la parola scritta. Quando poi ci troviamo anche da un punto di vista attitudinale è il quadro perfetto. Per quel che mi riguarda, David Keenan è prima di tutto un grande scrittore, andrei avanti ad ascoltare/leggere Michael Gira all’infinito, sono cresciuto con i dischi di Ian Svenonius e da quando ha cominciato a scrivere è ai suoi libri che torno più spesso.
CA: Chiaramente l’ideale sarebbe pubblicare libri incredibili scritti dai nostri musicisti preferiti; per quanto la cosa sia umanamente impossibile, direi che finora ci stiamo muovendo con buona approssimazione.

Perché la necessità di passare dalla musica alle parole in forma scritta e stampata, sia per voi che per gli autori stessi?

MC: Negli anni ’90, tramite fanzine e riviste, mi sono reso conto che molti musicisti con i cui dischi ero cresciuto avevano anche pubblicato libri, irraggiungibili in tempi analogici dove Internet era poco più di una fantasia da romanzo cyberpunk. Nell’estate 1999 avevo lasciato una lista di titoli a un amico in partenza per gli Stati Uniti per le vacanze; The Consumer di Michael Gira me lo sono procurato così. Oggi la reperibilità è meno problematica ma la quantità di pubblicazioni è aumentata al punto da rendere impegnativo districarsi nella marea di uscite. Ogni autore ha un motivo diverso, in comune immagino ci sia il bisogno di uscire dallo schema di una canzone, di un disco, dalla sintesi che i limiti strutturali impongono (durata, formato, minutaggio).
CA: L’idea di fondo è che nessun essere umano si esaurisce in quello che fa per campare, musicisti e scrittori compresi. Perciò ci piace vedere cosa viene fuori quando un musicista coltiva in parallelo la passione per la letteratura, o viceversa come scrive un autore che al di fuori della propria scrivania si esprime anche attraverso il linguaggio musicale.

Avete qualche tipo di contatto con gli autori?

MC: Prima della pandemia andavamo alla vecchia a importunarli dopo i concerti, il primo contatto avveniva così; quando non è stato più possibile abbiamo spostato il discorso via mail, sempre alla vecchia, scrivendo ai diretti interessati, sempre mettendo in conto il rischio di prendere pescioni in faccia alla Jack Lemmon in Americani. Il confronto è costante al fine di spostare l’interazione sul piano reale appena possibile.
CA: Per ora Keenan è praticamente l’unico a cui non abbiamo stretto fisicamente la mano, ma contiamo di portarlo in Italia presto.

Avete già organizzato un evento insieme a Ian Svenonius, ce ne saranno altri del genere?

MC+CA: L’idea è precisamente questa. L’autore di una delle prossime uscite sarà in Italia nel 2022, sicuramente ne approfitteremo per fargli raccontare il libro in prima persona. Indipendentemente da ciò, con l’anno nuovo intensificheremo le presentazioni in giro per l’Italia.

Quali sono i progetti per il futuro?

MC: Un noir di Eugene Robinson, il secondo romanzo di Keenan, un saggio di Billy Bragg. Più in generale, sopravvivere.