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Santo Stefano, il mio quartiere Jazz: intervista a Francesco Cavestri

quartiere Santo Stefano

Scritto da Erika Bertossi il 30 settembre 2021
Aggiornato il 29 settembre 2021

Luogo di nascita

Bologna

Luogo di residenza

Bologna

Attività

Musicista

Avere 18 anni e aver già fatto un bel viaggio Bologna-New York per esibirsi in alcuni templi del Jazz. Francesco Cavestri frequenta il Liceo Galvani e contemporaneamente il conservatorio G.B Martini: fin da piccolo è un “mago” dell’improvvisazione musicale ed è lui ad anticipare con un live prefestival il BJF – Bologna Jazz Festival. L’ispirazione spesso arriva all’improvviso, magari mentre passeggia in Piazza Santo Stefano, guardando il riflesso dei suoi passi nelle vetrine di via Farini rientrando a casa, ascoltando la “sua” musica nel quartierino del Jazz che è tutta la zona di via Mascarella. Ecco, questa a grandi linee, è la mappa con cui ha ridisegnato il suo quartiere.

 

Sei davvero giovane eppure il tuo rapporto con la musica è già lunghissimo…

Quando ho conosciuto la musica avevo 4 anni. È stata una cosa naturale. I miei genitori non sono musicisti (fanno tutt’altro e non avevamo strumenti musicali in casa), ma hanno capito che c’era qualcosa di speciale e l’abbiamo coltivata progressivamente, seguendo le mie attitudini. Il pianoforte classico è arrivato quando avevo 6 anni e da allora non l’ho più lasciato. I miei primi insegnanti di musica hanno notato in me una forte vena improvvisativa. Tipica del Jazz in effetti. A 12 anni mi sono avvicinato a questo genere musicale e a 16 anni, nonostante fosse richiesto un diploma, sono stato ammesso come eccellenza al Conservatorio Jazz di Bologna. In mezzo a quei musicisti più grandi di me, mi sono subito sentito a mio agio. Adesso sto frequentando l’ultimo anno di Liceo Classico al Galvani e, contemporaneamente, il terzo anno accademico al Conservatorio G.B. Martini indirizzo Jazz. La scorsa estate poi una grande soddisfazione: sono stato ammesso al Berklee College of Music di Boston, selezionato fra i migliori pianisti del programma.

Avere 18 anni e fare jazz. Essere agli esordi e aver già suonato a New York, anche con il supporto di nomi importanti: che cosa si prova e quali sono ad oggi i tuoi obiettivi?

Sul jazz c’è qualche pregiudizio su cui scherziamo anche noi musicisti. Non è rumore e non è musica di sottofondo, da ascensore. Il Jazz ha messo le radici per tanti altri generi musicali più diffusi anche fra i miei coetanei: l’hip-hop per esempio, che si basa su ritmo e improvvisazione proprio come nel jazz. Come ho già detto, mi trovo bene con i musicisti più grandi di me, non è questione di anagrafica ma di intesa. Suonare nei club di New York è stato incredibile, praticamente un sogno realizzato: se penso che mi sono esibito al Fat Cat, allo Smalls Jazz Club e al Red Rooster ancora non ci credo…Il mio obiettivo oggi è suonare il più possibile in più posti possibile, in modo da allargare sempre più il mio pubblico e avvicinare anche i giovani a questo tipo di musica.

Che musica ascolti quando non ascolti Jazz? Ci sono anche artisti italiani nella tua playlist? Chi sono?

Ascolto tanti generi, ma primi fra tutti quelli che derivano direttamente dal Jazz: r’n’b e hip-hop per esempio. Certo, l’Italia ha tanti talenti e fra i miei preferiti ci sono Davide Shorty, Gianluca Petrella, ovviamente Fabrizio Bosso e Stefano Bollani.

Sei nato e cresciuto a Bologna che è la città della musica e vivi nel quartiere Santo Stefano: quali pensi siano le opportunità che offre la nostra città in ambito artistico? Quali i tuoi posti preferiti?

Oltre che della musica per me Bologna è città della cultura, in senso più ampio. So che negli anni ’90 c’è stato un grande fermento, che credo si sia un po’ smorzato nel tempo, ma l’estate bolognese è un momento magico: basta pensare a quello che si può ascoltare al Salotto di via Mascarella (un po’ la cittadella del jazz), al Bravo Caffè, a Camera Jazz, al Locomotiv Club…Una cosa che farebbe bene sarebbe contrastare la diseducazione musicale e portare più musica nelle scuole di ogni ordine e grado. L’ispirazione invece mi arriva un po’ così, inaspettatamente. Amo stare in Piazza Santo Stefano e passeggiare nelle viuzze limitrofe, questa è la mia Bologna.

Sappiamo che sta per uscire il tuo primo l’album…Qualche anticipazione?

L’uscita del disco è prevista in autunno e l’anticipazione che posso dare ha un giorno e un orario: farò infatti un concerto a Bologna (la mia città) patrocinato dal BJF – Bologna Jazz Festival che si chiamerà proprio come il disco e su quel palco suonerò fra gli altri anche il brano “Tutto me”, insieme alla bravissima Roberta Gentile. Brano che sarà contenuto in un album che per me rappresenta uno sfogo della necessità musicale.

Si chiamerà (come la serata bolognese) “Early 17”: come mai?

Si chiama così perché è nato nel mio diciassettesimo anno di vita. E’ un po’ il manifesto dei miei sogni e allo stesso tempo omaggio ai big del Jazz che mi hanno orientato nel mio percorso musicale: Miles Davis, Bill Evans…