Giulio Scalisi

L'artista siciliano ci ha raccontato il suo lavoro e la sua vita a Milano

quartiere Porta-Venezia

Scritto da @defollowami il 18 dicembre 2019
Aggiornato il 14 giugno 2021

Foto di Marta Blue

Luogo di nascita

Salemi (TP)

Luogo di residenza

Milano

Ho incontrato Giulio da Geppo e stiamo già per litigare col proprietario, normale prassi. Io fumo una siga mentre aspettiamo le nostre pizze, adoriamo il fatto che sono giganti e sottilissime, quasi inesistenti, per questo veniamo qui! O forse veniamo solo perché è vicino casa di entrambi e non ci piace allontanarci dalla zona? Ridiamo, who cares: l’importante è mangiare, stare insieme e concludere questa intervista! <3.

 

L'ultima volta che ci siamo sentiti era il 2019 e tu stavi preparando un'installazione per Maiocchi 1999. Cosa è successo in questi due anni?

Dopo quella mostra c’erano tanti programmi e ambizioni che si sono dovute fermare col 2020. Questo momento di lentezza penso mi abbia aiutato a mettere in discussione e riflettere su quello che avevo fatto fino ad allora e vedere il tutto con più chiarezza e cercare una sostenibilità nel lavoro che faccio. Sicuramente ho approfondito di più il lato commerciale della mia pratica nel momento in cui non si potevano più fare mostre d’arte. Adesso che c’è di nuovo l’opportunità sto preparando una nuova mostra personale per questo autunno.

Con i tuoi lavori ci trasporti sempre in altri mondi sempre divertenti e assurdi. Questo quanto racconta di te?

Penso che la realtà che viviamo, per come ci viene insegnato a guardarla, a volte può essere riduttiva e noiosa. Personalmente, sono sempre stato attratto da quello che è diverso da me. I miei lavori cercano di rappresentare questa alterità attraverso la creazione di mondi paralleli che fanno da specchio a quello nostro. Sperando che nel confronto fra l’assurdo e il normale si possano sbloccare dei costrutti o delle concezioni che potrebbero limitare il nostro campo di visione o interesse.

Anche Porta Venezia è una finestra su mondi differenti credi sia questo a renderla speciale rispetto al resto di Milano?

Forse è proprio questa nostalgia che rende attuale il lavoro, non c’è l’ambizione di restituire in maniera troppo fedele un periodo storico preciso, ma più che altro di cercare di evidenziare le differenze che sono sorte in questi 20 anni che sono passati, soprattutto nel rapporto verso gli sconosciuti che incontriamo per strada, che adesso ignoriamo, e il nostro rapporto con il virtuale e gli schermi dei dispositivi.

C'è qualcosa che manca a Porta Venezia?

Un supermercato decente.

La videoarte è uno dei trend che vediamo spopolare da un paio di anni sui social. Come ti ci sei avvicinato?

Trovo che sia un medium molto forte, che può utilizzare format presi dal cinema, dalla TV, da Youtube, dai videogiochi, eccetera. Io mi ci sono avvicinato perché avevo la necessità di aggiungere una componente temporale e narrativa al mio lavoro, che fino ad allora era per lo più disegnativo, e nell’approcciarmici ho preso spunto dalle strategie che sfrutta il videogioco per comunicare.

Se dovessi consigliare un posto dove andare a Pt Venezia, quale sarebbe?

Ultimamente mi piace il Cassette café in Tadino.

L'ambiente in cui vivi (quindi il quartiere) influenza il tuo lavoro? Come?

Non è tanto il quartiere ma la gente che ci abita e con cui posso scambiare idee e parlare dei nostri progetti.

La motion graphic prima relegata ad un universo di nicchia e un po' nerd, oggi è un trend che ingloba molti aspetti differenti dalla pubblicità all'arte. Come è avvenuto questo passaggio?

La motion graphic permette di rappresentare un’infinità realtà e situazioni fantasmagoriche. Penso che l’anno di lockdown che abbiamo passato rinchiusi fra quattro mura ha aperto la strada verso nuove forme di escapismo come può essere la motion graphic, i videogiochi, i fumetti ecc.

Come ti sei avvicinato alla videoarte?

Trovo che sia un medium molto forte, che può utilizzare format presi dal cinema, dalla TV, da Youtube, dai videogiochi ecc. Io mi ci sono avvicinato perchè avevo la necessità di aggiungere una componente temporale e narrativa al mio lavoro, che fino ad allora era per lo più disegnativo.

Sono curiosa. Dimmi quali sono i tuoi videogiochi preferiti.

The Legend of Zelda, Bloodborne, Bayonetta e Earthbound.

In un tuo video viene menzionato l'“Angelo Azzurro”. Ci stai quindi confessando che è il tuo cocktail preferito? :P

In realtà non l’ho mai assaggiato, perchè ho un problema con il sapore dell’anice, però è sicuramente un drink di cui apprezzo il valore iconico. Sono sicuro che metà dei ragazzi della nostra generazione abbia avuto le prime sbronze con l’angelo azzurro. Che è bello, sintetico e attraente, quanto trash e tossico, quindi perfetto da usare come soggetto per un video.

Come sai io sono un addicted dei social: cosa ne pensi del rapporto tra arte e Instagram?

Trovo che Instagram in generale sia troppo immediato, non è il canale adatto per fruire l’arte, ma è sicuramente uno strumento potentissimo per fare vedere il proprio lavoro e, diciamoci la verità, per far vedere sé stessi, che è forse ancora più importante di far vedere il proprio lavoro? Sicuramente i social hanno reso ancora più evidente la morbosità con cui si vuole avere accesso alla vita intima della gente che seguiamo. L’arte invece credo che richieda un certo grado mistero e distanza.

Cosa ci dobbiamo aspettare per il futuro?

Spero meno amazon, meno plastica, meno petrolio, più empatia, più discorsi e meno divisione, anche perchè se no…

Un'ultima cosa, io sto ancora in hangover… ma adesso in che anno siamo?

Siamo già nel 2021, per ora si sta bene.