Laura Marzadori

A venticinque anni è stata nominata primo violino di spalla dell'Orchestra della Scala. Grande tempra e forza di volontà dentro una fisionomia minuta: dal 17 maggio al 6 giugno, Laura Marzadori sarà impegnata con L'Enfant et les Sortilèges e L'Heure Espagnole di Ravel al Teatro alla Scala. Abbiamo colto l'occasione per intervistarla.

Scritto da Anna Girardi il 16 maggio 2016
Aggiornato il 23 gennaio 2017

Bionda, occhi azzurri. Carina, sorridente, minuta. Ma anche decisa, consapevole, matura. Questa è Laura Marzadori, classe 1989, conosciuta sin da piccola dal pubblico e dalla critica per gli innumerevoli concerti, collaborazioni con orchestre importanti, incisioni e riconoscimenti internazionali. Nominata a soli 25 anni primo violino di spalla dell’Orchestra della Scala, dopo sei mesi di dura prova ricopre ora ufficialmente questo ruolo con gran carisma e vitalità. In occasione della prima scaligera de L’Enfant et les Sortilèges e L’Heure Espagnole di Ravel le abbiamo rivolto qualche domanda.

ZERO: Partiamo subito con Ravel. È la prima volta, immagino, che suoni queste parti: come è stato il tuo approccio, visto che è una musica molto varia?
LAURA MARZADORI: È un’opera poco eseguita, forse anche perché ha tantissimi cambi di scena e quindi è impegnativa da realizzare. Personalmente sono abbastanza vicina alla musica di Ravel, mi piace, ho suonato tanti pezzi suoi, tzigane per violino e orchestra, trii, quartetti, tanti brani belli: un po’ di familiarità col compositore già c’era.

Tra L’Enfant et les Sortilèges e L’Heure Espagnole quale preferisci?
Sono molto diversi, L’Enfant et les Sortilèges mi piace tantissimo per la varietà che ha al suo interno: Ravel esprime tutta la sua genialità nell’orchestrazione e anche nell’inserire spunti dal jazz, parti che ricordano il fox-trot, il valzer… C’è di tutto e per questo è emozionante. Ne L’Heure Espagnole prevale invece l’aspetto della sensualità, sia nel testo che nella musica che è legata strettamente a questa vicenda di amori, passioni e tradimenti. I cantanti sono poi bravissimi in tutte e due le opere, e ne L’Heure Espagnole riescono proprio bene a rendere tutti i sentimenti che sono chiamati a rappresentare, sono molto focosi.

L'Heure Espagnole
L’Heure Espagnole

E la parte dei violini com’è?
Sia ne L’Enfant et les Sortilèges che ne L’Heure Espagnole c’è un’orchestrazione che dà molta importanza agli strumenti a fiato: suonano di più, hanno anche delle parti da soli. I violini compaiono meno però hanno delle frasi molto emblematiche e c’è anche qualche solo del primo violino, niente di molto lungo però molto caratteristico.

I due atti unici di Ravel in Scala sono legati soprattutto al nome di Georges Prȇtre, che li diresse nel 1975 e 1978. Con lui hai suonato in questa stagione, come ti è sembrato?
Meraviglioso, è simpaticissimo, ha un’ironia che fa morir dal ridere però sempre con un’eleganza che lo contraddistingue, è molto garbato e gentile. Ha anche delle idee musicali interessanti. Tra l’altro in prova si respira il gran rispetto che tutti hanno per lui. Non urla mai, non si deve mai imporre, però appena apre bocca è proprio tanta l’ammirazione che tutti hanno nei suoi confronti che c’è il silenzio. È una bella atmosfera.

Georges Prêtre
Georges Prêtre

Quest’anno, invece, a dirigere le due opere sarà Mark Minkowski. Come sta affrontando la partitura? Com’è lavorare con lui?
Con lui mi trovo bene, non è la prima volta che lavoriamo insieme: già lo scorso anno era venuto a Milano per Lucio Silla e poi ho fatto con lui due delle sinfonie di Mozart con la Filarmonica. Anche a livello personale ci troviamo molto perché è sempre positivo, è stimolante! Già nell’affrontare musica barocca era riuscito a dare un’impronta molto positiva al lavoro e questa si riscontra pure ora, nonostante lo stile sia completamente diverso. Mi sono trovata molto bene.

Com’è la tua esperienza in Filarmonica?
La possibilità di fare il sinfonico è enorme: esci dal mondo dell’opera, che mi piace tantissimo, e fai le cose più disparate: l’anno scorso abbiamo fatto anche musica contemporanea, affrontiamo pezzi difficilissimi, e poi ci sono tanti concerti. È veramente impegnativo il lavoro con la Filarmonica però è bello perché è un mettersi alla prova ogni volta.

Laura Marzadori

Hai lavorato di fianco a super direttori… Barenboim, Zubin Metha, Chailly. C’è qualcuno a cui ti senti particolarmente legata?
Tutti i direttori mi hanno dato qualcosa, ognuno a modo proprio. Rispetto al mio percorso sono particolarmente legata a due direttori: uno che mi ha nominata al concorso – Barenboim – e l’altro che mi ha confermata – Chailly –; ovviamente con loro ho avuto e ho rapporto più stretto. Con il Maestro Barenboim ho vissuto un’esperienza meravigliosa: abbiamo fatto il Fidelio e la Nona di Mahler che è stata poi registrata ed è stato l’omaggio di Barenboim al teatro quando se n’è andato. Fare il cd live di questo concerto è stata un’emozione enorme. Anche al Maestro Chailly devo tanto perché mi è stato accanto nel percorso successivo; abbiamo fatto anche con lui concerti bellissimi come quello della Quinta di Shostakovich e anche da lui ho imparato tantissimo nel giro di poco tempo. Mi ha arricchito molto. Nella Quinta, ad esempio, c’è un solo abbastanza importante, l’abbiamo provato e studiato insieme e l’ho visto proprio cambiare dalle prove al concerto. Per il mio percorso questi due Maestri sono quelli a cui sono più vicina.

Un tempo pensavi più a una carriera da solista, che cosa è cambiato?
Sì, diciamo che ero avviata verso una carriera diversa però sono giovane quindi il mio obiettivo primario era studiare e fare concorsi, non mi sono mai preclusa nulla. Poi, un po’ all’improvviso, è comparsa questa possibilità a cui non avevo pensato… Ho visto che c’era il concorso che da anni non aveva un vincitore, ci ho pensato e mi son detta: «Perché non provare?».

Quando hai avuto l’esito del concorso cosa hai provato?
Ero sicuramente spaventata perché avevo investito veramente tanto su questa cosa. Avevo fatto il concorso la prima volta e non c’era stato nessun vincitore. Poi hanno iniziato a chiamarmi a contratto dalla Scala per provarmi e ho passato un anno e più focalizzandomi solo sul secondo concorso. Ho investito tantissimo tempo in un’età importante della mia vita quindi ovviamente ero spaventata. Però si vede che lo desideravo talmente tanto che dentro di me immaginavo che sarebbe dovuta andare così. Quando me l’hanno detto son scoppiata a piangere, è stata proprio una liberazione, è stato bello.

marzadori-violino

E adesso come ti trovi in orchestra?
Mi son trovata bene fin da subito anche perché, appunto, avendo già avuto modo di conoscere i colleghi prima del concorso, se non mi fossi trovata probabilmente non avrei intrapreso questa strada o non l’avrei desiderata così tanto. Inoltre penso sia necessario creare un rapporto di stima reciproca, io l’ho trovato coi miei colleghi, a partire da quelli di fila ma anche dagli altri: mi hanno dimostrato affetto e una stima crescente. Non è stata una simpatia immediata perché giustamente avevano bisogno di conoscermi; il rapporto coi colleghi si è consolidato col tempo e per me questo è ancora più importante. Mi hanno vista crescere.

Hai qualche modello di violinista?
Ammiravo molto Anne Sophie Mutter, donna con la quale volevo identificarmi: ha fatto un pezzo della storia del violino dei tempi, veramente geniale. Non è l’unica ovviamente. Adesso ho meno il mito, cerco di ascoltare più persone, le valuto anche in modo diverso, più critico: magari di alcuni mi piace una cosa e di altri me ne piace un’altra. Più diventi grande meno hai un unico mito. Però in gioventù il mio modello è stata lei.

Riesci a seguire cosa avviene negli altri teatri?
Con la mole di lavoro che abbiamo ora è davvero difficile, quando ero a Bologna andavo spessissimo a sentire il Sinfonico con i miei amici alla Stagione del Teatro Manzoni ed era quasi una serata fissa. Ascoltare musica è importante, serve umanamente e professionalmente e voglio riprendere!

Tra i compositori chi ami suonare di più?
Beethoven, perché la sua musica è quella che suono in modo più naturale; penso che ognuno abbia un compositore a cui si sente legato in modo particolare e per me è lui. Nella vita ne ho avuti più d’uno però da un bel po’ di tempo trovo che lui sia il più grande genio mai esistito: nella sua musica c’è tutto, tutte le emozioni sono espresse con una gran nobiltà, che non vuol dire che smorzi l’intensità delle cose che vuole dire, anzi a volte sono più forti di compositori romantici ad esempio, che si esprimevano molto più d’istinto e liberamente. Rispecchia un po’ anche la mia personalità forse, quindi sicuramente Beethoven.

Post teatro? Cosa ti piace fare?
Continuo a studiare, a fare un’attività di camerista e suono da solista; il Maestro De Angelis e io abbiamo la fortuna, come spalle, di dividerci il lavoro quindi c’è il tempo di dedicarsi ad altro nella musica che secondo me è importantissimo proprio per rendere al massimo anche in orchestra: se vieni da altre esperienze e dallo studio sarai sempre più fresco e con un bagaglio a 360 gradi. Poi ho anche il tempo di avere una vita “normale”, come altre persone della mia età, più o meno diciamo.

Fai sport?
La passione per lo sport è veramente una cosa recente, io non ho mai fatto sport. Un giorno mi sono decisa a provare e quando inizi poi ti appassioni! Vado a correre, spesso col mio cane. Mi piace, poi abitando fuori è bello, vicino a casa posso andare sul Naviglio, al Parco del Ticino, è molto vario, di bei posti per fare sport ce n’è.

Laura-Marzadori-cane

Che cane hai?
Un barboncino, è il mio amore, l’abbiamo preso (io e il mio ragazzo) a quasi due anni. Io ho sempre avuto la passione per gli animali e ho sempre avuto cani, però questo è il primo che ho e gestisco da sola; così piccolo è proprio come un bambino! Poi il mio ragazzo (violista presso il Teatro alla Scala) e io, vivendo insieme, riusciamo a gestirlo anche se ha un caratterino bello forte! Ammetto di averlo viziato, ma è troppo dolce…

Dove abitate?
Abbiamo comprato casa a Robecco sul Naviglio, casa immersa nella natura, ai piedi di un palazzo storico. Siamo molto contenti perché è un palazzo bello e particolare. Adesso bisogna giocare con l’arredamento!

Hai qualche negozio di riferimento?
Ho un papà antiquario che mi dà una mano, un po’ di mobili me li ha dati lui. Adesso ci stiamo divertendo a cercare le cose, mischiare un po’ gli stili anche se non sono espertissima nonostante mio padre sia del mestiere. Mi diverto però a cercare e curiosare in giro!

Come è stato il passaggio dalla vita bolognese a quella milanese?
Ero talmente concentrata su quello che dovevo fare che non ho curato niente di tutto il resto per cui l’ho vissuta bene; non sono rimasta traumatizzata anche se Milano è una città molto più grande, io ero da sola, andavo via da casa… (ho sempre viaggiato molto sia per studiare che per i concerti però ovviamente la base era casa). È un bel cambiamento, però mi sono adattata bene. Ho vissuto un anno a Milano, poi mi sono trasferita fuori, in mezzo alla natura, ho cercato di abbinare vita cittadina a tranquillità. Milano rispetto a Bologna è molto diversa, Bologna è piccola, è una città a misura d’uomo, Milano offre altre cose.

Ho visto che a Bologna hai un giardino stupendo…
Si, è uno di quei tipici giardini interni di Bologna, nei palazzi vecchi ce ne sono tantissimi tra giardini e chiostri. Per anni è stato lasciato andare in uno stato di abbandono. Mio padre l’ha acquistato e trasformato mettendo le siepi, i cancelli in ferro battuto storici – che lui tra l’altro vende – e poi ha collaborato con un famoso esperto di giardini, Carlo Pagani, per risistemarlo ed è piaciuto molto. Ogni tanto infatti compare su qualche rivista, lo aprono per le visite. Sarebbe bello anche suonarci, magari in un futuro con le sorelle…

Il giardino di casa Marzadori a Bologna
Il giardino di casa Marzadori a Bologna

Hai 2 sorelle più piccole, anche loro musiciste. Com’è il rapporto con loro?
Stupendo: con la seconda siamo cresciute insieme, quasi in simbiosi. Con la piccola siamo state quasi delle mamme, perché abbiamo 10 anni di differenza. Sono bravissime tutte e due: una sta in Austria, studia viola a Salisburgo mentre la piccola studia violoncello a Cremona all’Accademia Stauffer. Suoniamo anche insieme, facciamo musica da camera, tempo fa abbiamo fatto tanti concerti, adesso con la distanza che c’è tra Bologna-Milano-Salisburgo è più difficile ma abbiamo l’obiettivo di riunirci e continuare. È difficile vivere lontano dalle proprie sorelle perché mancano, c’è un legame forte, però il rapporto rimane.

Un locale a Bologna da consigliarci?
In questo momento il Caffè de Paris perché l’ha appena rifatto mio papà, ha ripensato tutto l’arredamento ed è rinato. Si trova centro a Bologna e ha cambiato faccia perché prima era un locale tutto moderno di design e invece adesso sembra proprio di essere in Francia. È bello.

E uno a Milano?
Amo molto uscire a cena! Mi piace tanto Joia, ha una cucina particolare, vegetariana, piena di inventiva. Poi Sadler, la cena di Natale ad esempio si fa lì. Vita notturna per ora non saprei, alla fine non è così tanto che sono a Milano, mi devo ancora un po’ assestare. Magari mi consigliate voi?

E ci sono zone che ami particolarmente?
Brera! Penso sia scontato però mi piace sempre quando ci vado, in qualsiasi momento dell’anno è bellissima. Ecco lì mi piacerebbe vivere!