Sindaco del Metal

L'illustre portavoce di SoloMacello ci parla del metal a Milano e della storia del festival in vista dei due appuntamenti di luglio.

Scritto da Chiara Colli il 7 luglio 2015
Aggiornato il 23 gennaio 2017

Red-Fang-SoloMacello
Red Fang a SoloMacello Fest 2013

Il suo obiettivo è sempre quello di sfondarvi le membra con la migliore musica pesante in circolazione. La forma di SoloMacello Fest, però, quest’anno è un po’ cambiata, con un’edizione “lunghissima” divisa in tre tappe differenti (dopo quella del 26 giugno al Magnolia, una seconda il 23 luglio al Lo-Fi e una terza il 30 di nuovo al Magnolia). Abbiamo quindi pensato di cogliere l’occasione di quest’annata speciale per scambiare qualche battuta con colui che riveste la carica più importante dentro SoloMacello e che sulla materia ne sa a pacchi. Premurandosi di combattere il caldo infernale idratando il vostro corpo con tante birrette, ecco cosa ci ha raccontato il mitico Sindaco del Metal.

ZERO: Ciao Sindaco del Metal, per prima cosa presentati ai lettori di Zero che (ancora) non ti conoscono. Raccontaci quello che vuoi su di te, sul tuo rapporto con SoloMacello e da quanto rivesti questo importante ruolo istituzionale.
SINDACO DEL METAL: Sono il secondo essere a ricoprire questa carica. Il primo fu il nipotino di Cthulhu, che però si fece scappare un commento positivo su Cold Lake dei Celtic Frost e fu esonerato. Dal 1988 sono quindi io in carica. Sostanzialmente, il mio compito è quello di vigilare sull’integrità del Metal in tutte le sue forme, evitare che venga contaminato eccessivamente, che i poser si allarghino troppo e che il coefficiente femminile nel pubblico dei concerti superi lo 0.07%. Gli ex-ragazzi di SoloMacello hanno sempre visto in me un faro e mi passano un generoso compenso mensile per rappresentarli in pubblico.

Domanda a bruciapelo: se invece di essere “solo” il Sindaco del Metal fossi pure il sindaco della città, quali sarebbero le prime tre decisioni importanti che prenderesti per la musica a Milano?
Prima di tutto una precisazione: il Metal è molto più grande di Milano, quindi al limite la domanda dovrebbe essere: “Se fossi SOLO il sindaco di Milano…”. Non ci devo pensare neanche un secondo, in ogni caso:
1) Portare il limite di decibel a un livello umano. Non dico che debbano cadere le bottiglie dal bar per le vibrazioni, ma sarebbe comunque cosa gradita
2) Togliere le accise sulla birra, un’iniziativa locale per un trionfo globale (ok: nazionale)
3) Aggiungere la scritta “Billy” sopra ogni cartello “Milano” all’ingresso della città.

billy-milano
Billy Milano

Quando hai iniziato ad appassionarti di musica?
Come dicevo sopra, sono in carica dal 1988, ma le vere potenzialità dell’Essere Metal mi si sono svelate a inizio anni 90, con l’esplosione (letteralmente, se eri una chiesa) della scena black metal scandinava, tuttora l’unica che abbia avuto le palle vere.

Ci sono luoghi o locali di Milano che sono stati formativi per te?
Il SoundCave in via Col Di Lana, il Rainbow in via Besenzanica, il Sert proprio lì dietro, il Bloom che non è Milano ma chissenefrega, il Libraccio di Monza, che non è neanche lui a Milano ma di nuovo chissenefrega.

Ti ricordi il primo concerto a cui sei stato? Come è andata?
Michael Jackson allo stadio di Monza nel 1992. Feci piovere perché mi annoiavo.

Quando e come è nato SoloMacello?
Si chiamava MiOdi, all’inizio lo facevamo insieme a Rockit, poi abbiamo mutualmente deciso che ci saremmo separati e avremmo seppellito il nome, e così fu. La prima edizione fu il 10 giugno del 2009. Il tutto è nato dall’ovvia battuta MiAmi/MiOdi. È davvero nato prima il nome dell’idea del festival, faceva così ridere che è diventato una cosa vera. I due tizi di SoloMacello mi passavano dei dischi per farmi decidere chi far suonare e io sceglievo a mio in-sindacabile giudizio. Trivia: la parola “insindacabile” deriva da questo mio potere di vita e di morte sul Metal?

Prima c’è stato altro?
Assolutamente no. Non avevo voglia di non sbronzarmi.

Avete fatto diversi esperimenti in termini di “taglio” del festival nel corso degli anni? Come è andata?
Abbiamo per molti anni cercato di coprire tutto lo spettro delle cose che ci piacciono in ambito pesante e anche un po’ sperimentale (senza esagerare). Ci sentiamo di dire che ha funzionato praticamente sempre, a parte qualche gruppo che eravamo curiosi di vedere, ma ci ha un po’ deluso. Uno dei momenti più belli è stato quando sul mitologico palco “messicano” suonarono in sequenza Fine Before You Came e subito dopo i 16, e nessuno si mosse di un millimetro. Ecco, queste cose danno soddisfazione.

Parlaci del pubblico metal a Milano e del suo rapporto con SoloMacello.
Si divide in due tipologie piuttosto precise, che solo a tratti si incrociano. Quello più vicino a noi è mediamente più aperto di vedute, ha ascolti più variegati, che si incastrano e si intrecciano in modi differenti: uno che viene a vedere gli Eyehategod si può prendere bene anche con i Genghis Tron, per esempio. Poi esiste quello più “emerso”, non tanto e non sempre per numeri, quanto per l’intenzione che sta dietro il fare le cose: concerti più grossi, circuiti più “ufficiali”. Dovessimo tirare una riga, Lo-Fi da una parte e Alcatraz dall’altra, ecco. Sopra tutti questi, ci sono i personaggi che adoriamo di più, e un giorno vorremmo fare un festival solo per loro: i rimastoni. Quelli che ci sono solo i Voivod e i Napalm Death. Quelli che l’orizzonte degli eventi si esaurisce con Legend 54 e Blue Rose Saloon. Purezza assoluta.

Con SoloMacello il metal è il genere centrale, ma confluiscono anche suoni affini, lo stoner, la psichedelia, l’hardcore. Come bilanciate il cartellone e come scegliete i gruppi ogni anno? Mescolare è un’esigenza per ampliare il pubblico o una necessità vostra per divertirvi nel fare il festival?
Sono Sindaco e quindi vi dico un segreto, evidentemente di pulcinella: mescolare molto spesso invece che ampliare il pubblico lo fa diminuire. Ti faccio un esempio: un amico, appassionato di stoner rock, quest’anno è venuto a vedere i Red Fang e s’è divertito. La stessa persona, l’anno scorso con Unida (con John-cazzo-Garcia) e Spirit Caravan (con Wino-cazzo-Wino), due padri dello stesso stoner rock, non l’abbiamo vista. C’era troppa roba “non stoner” e quindi non è venuta. Poco importa che lunghezza dei set e prezzo del biglietto fossero identici. Quindi quest’anno abbiamo deciso di spacchettare le diverse tipologie spalmando il tutto su tre serate: la prima stoner & dintorni, la seconda punk/crossover con Toxic Holocaust e Ramming Speed, la terza estrema con Brujeria, Bologna Violenta e altri. In definitiva: sarebbe bello passare dall’ambient al grindcore come all’interno di un festival tipo Roadburn, ma non funziona molto. Ci si può divertire comunque, e infatti lo facciamo, con l’accortezza di non svenarci, che fa sempre piacere!

Questa edizione è diversa dalle altre, sicuramente più lunga: si tratta di una sfida anche più impegnativa?
Più lunga sì, a livello di calendario, ma decisamente meno impegnativa. La logistica e la produzione di 4/5 gruppi alla volta è decisamente più facile rispetto a 13/15/17, un guaio in cui non sapevamo di cacciarci, in fondo. Poi io sono pigro, sto bene seduto, se quei due là non si sbattono io non è che ho voglia di inquietarmi.

Il festival quest’anno si snoda tra Magnolia – storicamente la location del festival – e il Lo-Fi, che durante l’anno ospita la maggioranza di concerti metal/stoner/psych che passano in città. C’è un legame con questi locali, contribuiscono all’organizzazione, sono in un certo senso un riferimento per il festival e il pubblico stesso? (per dire, non avrebbe probabilmente senso spostarsi nelle arene più grandi e “asettiche” spuntate quest’estate…)
Magnolia è da sempre stata la casa di SoloMacello Fest, e per l’edizione estiva lo sarà sempre. Non avrebbe senso andare in alcun altro posto. Il Lo-Fi è invece la casa “invernale”, anche se quest’anno andiamo a far balotta anche a luglio, ed è diventato il posto in cui facciamo le varie preview del festival. Ora è il momento in cui dovrebbe partire la sviolinata, ma mi tira la fascia di Sindaco e non riesco a suonare il violino: la cosa più bella è avere il completo controllo artistico, ovviamente mano nella mano con Hard Staff, e sapere che quando si arriva la parte di tecnica e logistica è impeccabile, l’atmosfera piacevole, il Braulio in fresco. I due di SoloMacello fanno altri lavori e questa rassicurante presenza di sparring partner rende tutto molto più facile e veloce. Lo ribadisco, prima che non sia inteso del tutto: fare SoloMacelo in questi luoghi è fondamentale. È così che raggiungiamo la “nostra gente”.

Ci sono delle altre realtà sul territorio con cui collaborate?
Hard Staff l’abbiamo già citata: porta a Milano tutte le cose che ci piacciono di più, o quasi. Per il resto cerchiamo di essere inclusivi, esiste una sorta di network “informale” che passa da SoloVinile, Bloodbuster, EMP, Torchiera, la gentaglia di Taxi Driver e Genova Urla, Escape From Today a Torino, il presidio Bologna Violenta per il Nord-Est, SoloBirra a Monza. I modi di collaborare sono tanti e non sempre formalizzati, appunto. Ci piace fare le cose fra amici, ecco.

Immagino tu abbia dei trascorsi abbastanza lunghi con la musica dal vivo a Milano: se pensi, ad esempio, a 10/15 anni fa, quali sono le differenze più grandi che riscontri in termini di spazi disponibili, mentalità del pubblico e delle istituzioni? Soprattutto dalla prospettiva di un festival come SoloMacello che non segue un trend, non rispetta i volumi (almeno non come indole..), non è allineato, insomma, ma ha un’identità precisa che ha bisogno di poggiare su una base di pubblico forte e “fidelizzata” e che non ha grandi traini commerciali come altri festival più grandi. Insomma: trovi difficile promuovere a Milano un genere come metal e affini poco legato al concetto di “evento” e rispetto alla guerra aperta ai volumi delle istituzioni come sopravvivete?
Promuovere certe cose sperimentali, difficili, sotterranee non è mai facile: ma è anche vero che se volessimo entrare in dinamiche commerciali più “alte” non ce l’avrebbe mai vietato nessuno. Ma SoloMacello è un hobby, per noi, una cosa rumorosa e divertente che rispecchia quello che siamo e quello che ci piace, e non c’è un piano di conquista mondiale dietro. La “posizione” (che parola orribile) la si costruisce e ottiene lavorando, non cedendo a tentazioni improprie, tentando di unire invece che dividere, ignorando le critiche invidiose e accogliendo quelle accorate.
Quanto alla differenza con il passato potremmo risolverla dicendo che un bel posto per fare un festival grosso (dai 15000 in su, vogliamo fare?) a Milano non c’è mai stato. Forse per Sonoria, ecco. Cos’era, il 1993? Ma sai cosa? Forse è meglio così. Si prende, ci si fa un weekend fuori, si gira un po’. Poi fatecelo dire: a noi i festival grossi non piacciono. Non andiamo all’Hellfest, non andiamo al Download, non andiamo a Wacken. Si sente male, non si vede un cazzo, non puoi esercitare il pallore aristocratico black metal, i ritmi sono massacranti e finisce che ti godi una cosa su quattro da 300 metri. Vuoi mettere il Roadburn? L’Amplifest a Porto? Poche migliaia, strutture perfette, cast artistico che sembra disegnato apposta per noi (quindi XXL). Detto questo un’ultima, onesta cosa va detta: esistono anche nel metal gli “eventi” ai quali “bisogna” esserci. Sono solo meno, e spesso la qualità artistica non è intaccata. Ma nel mondo social non si può fingere non esistano. Sulla “guerra dei volumi”: si rispettano i limiti, cos’altro vuoi fare? Non possiamo costringere nessuno ad andare contro le normative, anche perché il locale non è nostro, le multe non le prendiamo noi, i problemi non li dobbiamo risolvere noi. Però cerchiamo sempre di trovare la soluzione tecnica migliore, e quasi sempre ci riusciamo.

C’è qualche gruppo che si è affezionato a SoloMacello? (penso ai Red Fang). Hai qualche aneddoto su di loro?
I Red Fang ormai sono effettivamente di casa: la cosa che mi fa più piacere di tutte e il fatto che ci tengo davvero a raccontare è che sono diventati dei fan del Braulio al nostro stesso livello. Questa è una soddisfazione che nessun sold out può portare. Sempre con loro una volta tornando dal Creature Fest a Lodi (andateci) abbiamo fatto lo sparo, loro in furgone noi in Skoda, sul rettilineo di Linate. Hanno vinto loro perché io zavorro più di una backline completa.

Braulio

L’episodio più “metal” a cui hai assistito durante SoloMacello?
La visione, alle 4 passate del mattino, degli Eyehategod che caracollavano da un guardrail all’altro (A PIEDI) cercando di tornare al Magnolia dall’Air Hotel lì vicino perché “avevano ancora sete”. Anche sollevare a mano il trailer degli Unida per fargli far manovra non è stato male. Però nessuno mi ha mai vomitato sui piedi.

Il musicista o la band più ingestibile con cui hai avuto a che fare?
Sarebbe bello tirar fuori qualcosa di tremendamente offensivo e Metal, ma anche se non mi piace ti dico la verità: al SoloMacello Fest l’atmosfera è sempre molto rilassata e amichevole, anche quando si è davvero in tanti ci si conosce e riconosce e c’è grande tranquillità. Devo deluderti! A livello di pura gestibilità varrebbe però la pena di citare i Wurst, il gruppo proveniente dal Botswana che facemmo suonare nel 2013: persone d’oro, eccitatissime ed emozionate dall’essere arrivati a suonare così lontano, di essere il soggetto di un intero documentario (March of the Gods, sulla scena metal del Botswana, girato anche al Magnolia da Raffaele Mosca, un altro amico raccattato per strada). Perché ingestibili? Perché il governo del Botswana temeva volessero scappare e abbiamo dovuto fornire decine di garanzie differenti, inventarci letteralmente contratti in legalese che non volevano dire un cazzo di niente per dare un senso di serietà e ufficialità, mandare fax con coordinate bancarie personali. Io credo che se un tecnocrate a Gaborone vorrà rovinarmi, un giorno, ci metterà dieci secondi a farlo. Tutto questo perché quei due rimbambiti di SoloMacello erano in ritiro spirituale in Norvegia e mi è toccato fare tutto da me.

Chi vorresti far suonare alla prossima edizione di SoloMacello?
Gli Shining norvegesi. Swans, Neurosis. Poi, irrealizzabili o molto improbabili: Gravetemple, Botch, Kyuss, Isis, Alice Cooper.

Ti capita di andare a mangiare con i gruppi che suonano al festival? Dove li porti?
Dalle Luride in viale Argonne. A volte ci piacerebbe andare all’Albero Fiorito, ma è aperto solo a pranzo adesso e a pranzo io, cari miei, dormo, perché posso permettermelo.

Il tuo locale preferito per sbronzarti a Milano? E per sfondarti di cibo?
Per sbronzarmi Magnolia e Lo-Fi. A volte succede che all’arrivo ci passo dalla porta e al ritorno devono imburrare gli stipiti. La birra gonfia, ma è così buona. Per sfondarmi di cibo il posto migliore è casa mia, faccio dei pizzoccheri della Madonna anche ad agosto. Se proprio devo uscire, allora la pizzeria dell’Ortica è la miglior pizza al trancio di Milano, roba che Spontini ti devi scansare. Poi Nun è una favola ed esco gonfio e felice perché mi scasso 666 felafel, anche se non vorrei dare l’impressione di essere vegetariano dicendo questa cosa. Brutto Anatroccolo ovviamente. Scodella di Fuoco. La trattoria cinese in via Giordano Bruno. Ma poi chi cazzo stiamo prendendo in giro? Mangio solo kebab, pizza egiziana e cinese scadente, a orari inconsueti.

Il miglior concerto metal che hai visto in vita tua? E il concerto più devastante visto a SoloMacello?
Il miglior concerto metal che ho visto in vita mia è quello che non mi ricordo. Detto questo la prima volta che uno dei Dillinger Escape Plan mi ha camminato in faccia al Binario Zero non me la dimenticherò mai, e neanche il mio ortopedico.

Grazie Sindaco, abbiamo quasi finito. Congedaci con una perla, la tua top 5 definitiva dei mejo dischi metal di sempre.

1) Slayer – Reign In Blood (Edizione originale)
2) Slayer – Reign In Blood (Cassetta doppiata di sedicesima generazione, 1991)
3) Slayer – Reign In Blood (Cassetta, 1986)
4) Slayer – Reign In Blood (Expanded Edition, Remastered, 1998)
5) Slayer – Reign In Blood (Expanded Edition, Remastered, 2002)