Loris Moretto

Welcome to Marséll Paradise

quartiere Calvairate

Scritto da La Pisa il 14 novembre 2021
Aggiornato il 16 novembre 2021

Foto di Fabrizio Albertini

Nato per volontà del marchio di calzature Marsèll, Marselleria è una piattaforma curatoriale fondata da Mirko Rizzi nel lontano 2009. A tutti gli effetti uno spazio che si svincola da ogni etichetta, uno spazio che termina il suo percorso nel 2018, come vi avevamo detto qui, ma che continua in veste paradisiaca con Marsèll Paradise. Se dobbiamo cominciare da qualche parte, diciamo da subito che non un luogo di sole scarpe. È anche una libreria, un archivio di libri d’arte moda e design, una sezione per i magazine indipendenti, insomma un’emeroteca di tutto rispetto con anche uno spazio per mostre di fotografia e creativi multidisciplinari. Cos’è Marsèll, oggi? Cos’è che è diventata Marselleria? A Paradise of concept store, e da qui in poi parla Loris Moretto in diretta dal paradiso.

«Vogliamo dar voce al talento, e alle idee di valore. Bum. Secco.»

 

Raccontateci chi siete, e di che cosa vi occupate: cosa si nasconde dietro questa insegna al neon?

Dietro alle porte di Paradise ci sono delle persone fortunate che lavorano per una realtà familiare che ha voluto sviluppare un progetto di respiro internazionale e basato su un modello culturale. In questo spazio si manifesta il pensiero di un progetto indipendente: conoscenza, integrazione, contaminazione. Il nostro lavoro si concentra sulla ricerca del talento e nell’entrare in dialogo con le persone che hanno deciso di costruire il loro futuro attraverso la creatività. Possiamo dire che cerchiamo di costruire un ponte tra la città di Milano e il resto del mondo? Dai, sì. Lo possiamo dire e lo stiamo anche facendo.

Avete scelto un luogo insolito, fuori dai circuiti convenzionali (Isola, NoLo e Navigli) siete felici di questa scelta che sarebbe potuta sembrare azzardata tempo fa?

Siamo molto contenti del quartiere che ci ospita, e ci piace contribuire alle attività di un angolo di Milano che sulla carta potrebbe risultare meno denso di attrazioni.

Inizialmente la scelta del luogo è stata voluta per stare nei pressi di un altro spazio Marsèll che aveva già una sua lunga storia con le mostre d’arte, poi di sicuramente ogni scelta fatta si fonda sempre sul cercare di rafforzare una propria indipendenza.

Ad oggi ci sentiamo parte di Calvairate e riteniamo che sia un quartiere molto vivo ed animato da un gruppo di persone che si impegnano per renderlo sempre più accogliente. Vero o no? Alla fine i quartieri li fanno le persone, prima che le toponomastiche.

A chi volete dare voce e spazio?

Vogliamo dar voce al talento, e alle idee di valore. Bum. Secco.

Come fate la selezione degli artisti che ospitate fra le vostre mura?

La selezione avviene attraverso i canali più impensabili e si fonda sia sul passaparola, sulle segnalazioni della nostra community e sul sesto senso: nel nostro spazio passano quotidianamente artisti up and coming, giovani e meno giovani che hanno voglia di intercettare le nostre idee e vibrazioni e che hanno voglia di trovare nella nostra “bolla” uno spazio dove esprimersi. E noi ascoltiamo, annusiamo, scambiamo idee ed offriamo proposte e soluzioni. È la cosa fra le più belle dello stare qui: accogliere ed intercettare nella massima libertà.

Siete sulla bocca di tutti perché ogni vostro opening è un place to be. (Alcune amiche mi dicono che è sempre pieno di boni, ndr): qual è il segreto per aggregare le persone come fate voi?

Sulla bocca di tutti? Non pensavamo di essere diventati così famosi, speriamo non si confondano con un altro spazio! La verità è che ci piace essere umili, leggeri, accoglienti. Non siamo più negli uffici stile degli anni ’90. Cerchiamo di fare scelte di buon senso e in linea con il presente.

Allora, già che siete umili, facciamo i gradassi e parliamo di proposte per il futuro: che idea avete di come cambierà il vostro modo di indagare la realtà artistica?

Il nostro futuro sarà imprevedibile, sino a quando riusciremo a sorprendere con il giusto tono di voce probabilmente saremo sulla buona strada. La nostra direzione è orientata ad abbracciare diverse discipline, sicuramente siamo attratti dalle performance, quindi non è escluso che ci impegneremo a ospitare degli artisti che abbiano una grande potenza espressiva.

Raccontaci invece un aneddoto, un accadimento mostruoso avvenuto nelle vostre pareti negli ultimi anni.

Il Calvaoke è sicuramente qualcosa di mostruoso, ovviamente detto in senso positivo. Seppur non sia propriamente vicino alla nostra programmazione, ha un grande significato per la relazione che innesca con il nostro quartiere e le persone che lo abitano. E lo sai che ugole si sono scatenate fra queste mura? A tratti, inaccettabili.

Se chiudi gli occhi dove vi vedete nel 2026?

Sarebbe interessante vedere molta più gente impiegata in questo progetto, tanti giovani provenienti da diverse nazioni. Abbiamo un’immensa curiosità e desideriamo diventare un luogo accogliente in cui passa nascere un nuovo modo di fare “community”.

Infine, sarebbe bello veder nascere in altre città del mondo uno spazio simile a questo.

È vero che gli artisti sono dei rompiscatole? Puoi dirci qual è stata la richiesta più eccentrica che avete ricevuto?

Ammettiamo che negli anni abbiamo sicuramente ricevuto richieste bizzarre, ma cerchiamo sempre di essere più pronti e abili a gestirle. Collaborare significa partecipare all’opera – per noi è importante la libertà espressiva. (“son stato polite?” Ndr). Sicuramente posso dire che siamo corsi a orari improbabili della notte e del giorno a ricercare tools che non avevamo mai sentito nominare o a gestire installazioni che non avevamo ancora immaginato “in forma”. E sai che c’è? Ci siamo sempre riusciti.

Se foste una canzone, che canzone sareste?

Non è facile da immaginare, forse perché probabilmente ci piace pensare di poter essere un disco inedito, ancora in lavorazione e senza un genere prestabilito. BOOOM.

Ultima domanda, personalissima: Ma è vero che da voi si pattina anche?

Ci piacerebbe tantissimo abilitare lo spazio come pista di pattinaggio a rotelle, con la musica, un po’ come negli anni ’80 del film “Il tempo delle mele”. Ci stiamo lavorando.

Ndr. Sono state avvistate delle avventrici con pattini glitter che aspettavano lezioni da locals in gamba.