Salvatore Vignola

Spiritelli lucani, il Naviglio e tutte le idee dietro uno stile preciso

quartiere Navigli

Scritto da @defollowami il 2 novembre 2020

Foto di AGF 281

Io e Salvatore ci siamo conosciuti una sera al Caffè degli Artisti. Mentre stiamo parlando lui nota un computer, di quelli fissi vecchi, tutto rotto dietro di me, mi interrompe e mi chiede di fargli una foto. Appena il semaforo per i pedoni diventa verde prende il computer, lo sposta in mezzo alla strada e ci si siede sopra. Io scatto la foto e poi mi dice “Adesso tu!”
Mi ha fatto la stessa foto, ci siamo subito seguiti sui social ed è stato love at first sight 💜.
Salvatore Vignola è uno dei più promettenti fashion designer della sua generazione. Di origine lucana, ha lanciato il suo brand omonimo del 2016.

Piazza XXIV Maggio
Salvatore Vignola

Te lo ricordavi come ci siamo conosciuti? lol

Ciao Defollow !!! (chiamo tutti con i nomi di Instagram)

Come potrei dimenticarmi del nostro primo incontro, era una tra le prime serate dopo la quarantena, tutti gli stati d’animo erano amplificati, le luci e le voci sembravano più forti compresi i drink del Caffè degli Artisti e il tuo essere frizzante ha subito catturato la mia attenzione.

💕 Io e te ci becchiamo spesso in zona mia, Milano Nord. Tu invece vivi sui Navigli giusto? Se dovessimo vederci lì dove mi porteresti?

T’inviterei a pranzo a casa mia, dove di Milano sud resterebbe solo la seconda parola e poi ti porterei a bere il caffè da De Cherubini, sotto quel portico, con piazza 24 Maggio di fronte, posso passarci delle ore. Non sono solito frequentare i Navigli by night.

I Navigli comunque sono un'icona della Milano che si diverte ed è facile imbattersi in creativi, artisti o designer; quest'atmosfera quanto è d'impatto sul tuo lavoro?

Sì è una zona molto stimolante, che non richiede l’uso dei mezzi pubblici, frequento la fiera di Senigallia di sabato mattina, dove oltre ad incontrare persone di ogni genere, è un ottimo posto per far ricerca: arte, design e moda. Non proprio sui Navigli ma quasi, frequento il MUDEC, che ha sempre delle mostre molto interessanti.

Con i tuoi capi ci hai mostrato briganti, sirene fluttuose, angeli piumati, yuppies un po' metal. Con la tua ultima collezione "Melina" invece sei tornato al sud, ci racconti?

Diciamo che non mi sono mai allontanato troppo dal mio sud e che anche le collezioni con i temi più onirici fanno riferimento al mio passato in Basilicata. Credo che per raccontare bene qualcosa la si deve prima assimilare e che il background di ognuno di noi è unico e prezioso, una carta vincente per far nascere un progetto creativo senza precedenti. Melina racconta una leggenda a cui sono particolarmente affezionato,  Il Monachicchio. Lo spiritello di un bambino morto prima del sacramento del battesimo che rimane bloccato sulla terra, custode degli antichi tesori di Roma e della Magna Grecia, si diverte a giocare con i più piccoli e a burlare gli adulti. Ogni paese ha il suo spiritello e quello di Marsicovetere, mio paese di origine, vive nel convento di Santa Maria dell’Aspro, residenza di Padre Angelo Clareno, un monaco guaritore che fu sconsacrato dalla chiesa di Roma e venne a vivere in Basilicata, convento diroccato dove io ero solito giocare da piccolo. Melina era il nome di mia nonna. La donna che mi ha trasmesso la passione per i tessuti e la sartoria, il suo nome evoca la tradizione orale di racconti da nonni a nipoti, unico modo per tramandare le storie che non sono mai o quasi mai state trascritte.

Sei superstizioso?

Ho un rapporto molto particolare con la superstizione, oserei dire scientifico; provengo da una famiglia moderna, ma sin da piccolo sono stato affascinato dagli usi e i costumi della mia terra e non potendo vivere in prima persona questa sacralità pagana, l’ho sempre studiata e messa al centro delle mie ispirazioni, sia per il concetto che per l’immaginario. Quando sono in macchina e un gatto nero mi attraversa la strada? Ci penso prima di passare.

So che tu hai lo studio giù in Basilicata, e ultimamente si sono fatte accese discussioni sul "South Working". tu cosa ne pensi?

Penso che un designer debba studiare la società che va a vestire, deve essere un insider e la Basilicata non me lo permetterebbe. Ci passo molto tempo, tutto quello che faccio è confezionato in un paesino vicino al mio, ma Milano è cibo per la mente, è una città internazionale che ci permette di essere pienamente al passo con il mondo. Mi sento fortunato di poter lavorare tra queste due realtà opposte ma complementari. Quindi South Working ni (per me).

Il lato visuale del tuo lavoro è molto importante e a me praticamente piace tutto quello che fai. Tu che rapporto hai con i social e con Instagram in particolare? io ti seguo pure sul finstagram che però non sveleremo in questa intervista

Sono una persona molto disordinata, da sempre, ho mille cartelle, chiavette e hard disk e ringrazio l’avvento di Instagram, perché l’ho sempre usato come una sorta di diario, una raccolta cronologica di tutto o quasi quello che faccio, il rapporto che ho con i social è molto personale, con i miei tempi. Finstagram è lo studio sociale di cui ti parlavo nella risposta precedente!!! hahhah

Domanda intelligente (me l'hanno suggerita infatti): nel mondo genderless profetizzato dalla Gen Z cosa significa fare inclusività con la moda?

L’inclusività nella moda sta’ nel non porsi la domanda, io faccio abiti, non decido chi li compra. Credo che uno step essenziale in questo preciso momento storico sia uno sviluppo taglia più ampio, in modo che chiunque e con qualsiasi fisicità possa ritrovarsi nel brand.

Domanda scema (ma non meno importante): indica o sativa?

Rispondo che non ho il pollice verde.

Su di te dici "If I had to choose an era… I would choose the future", allora cosa ci riserva il futuro a proposito di Salvatore Vignola?

Adoro questa cit.
Sono un canta storie e un futuro, il più lontano possibile mi darebbe solo la possibilità di avere più scelta su cosa raccontare o di che era parlare. Il futuro di Salvatore Vignola sarà come il presente ma più grande, ho già la fortuna di fare tutto quello che amo e non vedo l’ora di poter raccontare tutto quello che mi frulla per la testa. Ciao Zero! Ciao Defo, grazie per la piacevole chiacchierata ❤️