Seven Sins

Le esperienze del duo torinese cresciuto nella periferia con il party Calima

Seven Sins

Scritto da Eric Fiorentino il 27 febbraio 2020

“From desks to decks”, dai banchi di scuola ai giradischi. È questo il legame che unisce Francesco Nogarol e Luca Paparella, in arte Seven Sins, che fin da giovanissimi hanno iniziato a frequentare i club di Torino, passando per i maggiori festival e capitali d’Europa. Poi il passaggio dal dancefloor alla consolle è stato naturale. Nei loro set prediligono i vinili e propongono una selezione che tocca tutte le sfumature della techno, dalla electro più graffiante fino alle sonorità ebm e industrial. Oggi il duo si racconta a Zero.


Chi siete? Da dove venite? E cosa fate nella vita?

Ci chiamiamo Francesco Nogarol e Luca Paparella, siamo due ragazzi della provincia di Torino con la passione per la musica elettronica ed il clubbing, di giorno lavoriamo per una multinazionale locale e di notte movimentiamo le serate torinesi.

Cosa facevate prima di Seven Sins?

La nostra storia da duo è iniziata organizzando piccole feste proprio dove siamo cresciuti, per poi arrivare ad organizzarne una nostra. La nostra creazione più importante è stata Calima, evento che abbiamo organizzato per 6 anni in un club a Borgaro Torinese e suonando in alcune serate ai Murazzi e al Boiler.

Come vi siete conosciuti?

Nonostante abitassimo in paesi vicini è solo alle superiori che ci siamo conosciuti e da lì ne è nata una forte amicizia che si è poi tramutata nei progetti Sevensins e Calima.

Qual è stato il primo approccio alla musica elettronica e del clubbing?

Tutto è iniziato frequentando la night life torinese grazie a club quali lo storico The Beach, il Centralino e La Gare (attualmente MILK), essi hanno avuto una fortissima influenza nel nostro percorso creativo e musicale, portandoci all’acquisto, quasi per gioco, dei primi cdj con cui sperimentare i nostri set in tavernetta. Ci siamo resi conto che la musica funziona da catalizzatore per le emozioni vissute in prima persona e che grazie ad essa riesci a trasmettere al pubblico.

Dal dancefloor alla consolle è stato un attimo, com'è stare sul palco dei club in cui andavate a ballare? Che sound proponete hai vostri concittadini ballerini nelle residenze a TUM e GANAU ?

Stare dietro la console da una fortissima scarica di adrenalina, ma è solo grazie alla nostra serata Calima che ci siamo fatti le ossa ed abbiamo imparato a leggere la pista. Ogni dj set è diverso, studiato e adattato al club ed al tipo di serata a cui prendiamo parte. Proponiamo un suono innovativo e ricercato, dallo stampo analogico, spaziando tra i vari generi, così da non renderlo mai monotono. Il suono con il quale più ci immedesimiamo è quello techno, con influenze industrial ed ebm, ma nulla ci vieta di inserire tracce dallo stampo più elettronico o house, tutto dipende dal dancefloor. Nei nostri set prediligiamo l’uso del vinile per il suo approccio fisico.

Facciamo un gioco: mi raccontate un vostro ricordo per ognuna di queste club torinesi.

Per l’Azimut la qualità dell’impianto, passando al calore della pista del Centralino e gli indimenticabili set di chiusura e gli after ai Murazzi. Mentre al Bunker il 29 febbraio sarà la nostra prima volta.

Qual è il vostro processo creativo in studio? Cosa vi ispira e da cosa partite per creare le vostre tracce?

Non abbiamo un schema prestabilito per le nostre produzioni, accendiamo le macchine analogiche e ci facciamo trasportare dal suono, grazie a loro il processo produttivo risulta veloce e maggiormente creativo. Solo in secondo momento utilizziamo il pc per le fasi di arrangiamento e mixing.

Raccontateci un po' la vostra prima release su Land Of Dance? Com'è vedere la propria traccia su un vinile e poterla suonare, voi che siete amanti del microsolco?

Diciamo che è stata una grandissima emozione soprattutto perché all’interno del VA erano presenti grandi nomi. Toccare con mano la propria traccia, e vedere l’effetto sul pubblico, da una sensazione indescrivibile.


Cosa vi piace del capoluogo piemontese? Quali sono i posti che vi danno maggiore ispirazione?

Torino è una città a misura di uomo in grado di regalare situazioni sempre magiche, dal lungo fiume Po alla basilica di Superga passando per le piazze: non puoi non innamorartene. Nonostante i tempi duri che la club night sta subendo c’è ancora voglia di stare in movimento e tenere acceso lo spirito.

Dove andate a bere a Torino? Qual è il vostro drink preferito?

Non abbiamo un posto di punta dove andare a bere, diciamo che ci piace girare tra San Salvario, Quadrilatero e Vanchiglia, mentre un buon gin tonic secco è indubbiamente il nostro cocktail preferito.

Invece dove andate a mangiare? Il vostro piatto preferito?

Sul cibo siamo più scrupolosi e il Partage di Rivarolo sicuramente è il nostro ristorante. Per Luca il “secreto” di Pata Negra, mentre Francesco una pasta alla norcina.

Dove trovate e comprate i vostri dischi?

Lo storico Ultrasuoni di Torino è il nostro caposaldo. Durante i viaggi all’estero, non ci facciamo sfuggire l’occasione di visitare gli store locali quali, Hard Wax per Berlino, Phonica Records a Londra e Subwax a Barcellona.

Il party torinese più figo a cui avete partecipato? E quello internazionale?

Come dj o come pubblico? Come dj il pride di Torino è stato sicuramente il più figo, eravamo più di 100.000 e il senso di coesione e uguaglianza verso i diritti ci hanno uniti tutti quanti. Quello internazionale è stato mettere i dischi al Brain Klub di Braunschweig in Germania, dove ci siamo esibiti come ospiti. Come pubblico il live set che propose Donato Dozzy nel 2016 proprio al Bunker è stato sicuramente il miglior party che ricordiamo, mentre quello internazionale il Monegros del 2012, dove in una notte sola riuscimmo ad ascoltare oltre ai più influenti dj del periodo anche il live dei Prodigy.

Progetti per il futuro?

Da quest’anno finalmente siamo riusciti a trovare un nuovo studio e ci stiamo dedicando alla produzione di nuove tracce, con l’obbiettivo di uscire con un Ep in vinile tutto nostro.

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