Tokyo Project

Tra maschere, EDM e creature mitologiche giapponesi ecco il vincitore dall'ultima edizione dello Jägermusic Lab

Scritto da Piergiorgio Caserini il 15 dicembre 2021
Aggiornato il 17 dicembre 2021

Giulio è giovanissimo, ha soli 22 anni, ma basta andare sul suo Spotify per sentire che il suo suono è maturo e ben strutturato. Uno di quei talenti che dopo lo Jägermusic Lab lo potremmo trovare anche come ghost producer di importanti nomi dai generi più disparati. Originario di Roma, Tokyo Project nuota in un mare di EDM e siamo curiosissimi di vederlo live per testare quanto i suoi pezzi ci fanno ballare.
La scuola dell’amaro della Foresta Nera da ormai diversi anni sforna talenti legati alla musica elettronica e al clubbing e, visto che in questo ultimo periodo la notte ha subito una lunga pausa, ha ben pensato di dedicare proprio alla notte il tema per ispirare i vari partecipanti: #SaveTheNight era il filo conduttore che ha spinto i vari partecipanti a dare il meglio di sé stessi nella produzione musicale.
Colui che ha sorpreso, convinto, creato e suonato in modo più potente l’inno alla notte è stato Tokyo Project, facendosi apprezzare in ogni prova dai ReLoud (maestri in cattedra della scuola) e dai vari guest tutor. È lui il vincitore di questa edizione e Zero, che da sempre valorizza chi ha voglia di fare, chi ha coraggio e chi si diverte, ha deciso di fare due chiacchiere con Giulio.

 

Chi Sei? Cosa fai? Da dove vieni? Perché sei qui?

Ciao mi chiamo Giulio Tosi in arte Tokyo Project e sono un artista di musica alternative pop ed elettronica, vengo da Roma.

Raccontaci qual è stato il tuo primo incontro con la musica?

Il mio primo incontro con la musica ci fu da piccolino, quando amavo alla follia i Linkin Park. Li ascoltavo sempre. In quegli anni frequentavo la scuola elementare e un mio compagno di classe ogni tanto portava la sua chitarra in classe, e da lì me ne innamorai. Costrinsi anche i miei a comprarmene una. Finì che cominciai a pensare di poter produrre e scrivere la mia musica negli anni del liceo.

Invece come nasce l'idea della maschera? Quante identità ha Giulio Tosi?

L’idea della maschera nasce per una necessità personale: quella di poter esprimere al meglio la mia forma artistica alternando suoni e mood diversi con maschere corrispondenti, riprendendo il concetto delle maschere di Pirandello.

Arrivando allo JML com'è stata questa esperienza? Cosa ti aspettavi e come te la sei vissuta? Conoscevi già tutto il lavoro fatto da Jäger per la musica e la notte?

Quando ero in partenza per il Lab in realtà non mi aspettavo niente. Avevo solo una gran voglia di fare musica e di confrontarmi con altri artisti. Ma quando sono arrivato mi sono completamente immerso: un’esperienza incredibile e piena di stimoli, dove ho potuto fare tante amicizie e imparare tante cose. La consiglio vivamente a tutti coloro che in qualche modo si approcciano al mondo della musica.

Conoscevo vagamente il lavoro di Jäger, ma fin da subito è chiaro quanto servisse e quanto serva soprattutto ora, in questo periodo, una campagna che si muova per cercare di riportarci a quello che eravamo prima.

Raccontaci com’è stato lavorare con i vari tutor e quali son state un po’ le sfide che vi siete trovati ad affrontare? So che vi siete confrontati con field recordings notturni, con il provare a legare al vostro suoni immagini e anche esprimerle tramite le parole in un manifesto…

Lavorare con i tutor è stato incredibile, ho imparato tantissimo. Ci hanno dato continuamente consigli per migliorare i nostri brani al Lab e la nostra vita artistica all’infuori di esso. Per non parlare poi del pregio di confrontarsi con professionisti dell’industria. Le sfide prevedevano: la produzione di un brano ispirato al tema #savethenight e di conseguenza alle atmosfere della notte, utilizzando dei samples registrati dai ReLoud della città di Milano durante la notte e cercando di catturarne lo spirito notturno. Il tutto accompagnato – grazie all’aiuto di Steve e Sergio – da un’installazione visiva e da un manifesto scritto con il supporto di Damir. Tutto veramente incredibile. Anche le esibizioni sono state speciali. L’opportunità perfetta per uscire da camera mia – dove sono sempre stato – per fare musica e suonarla altrove.

Il tema di quest'anno era #savethenight, cos'è per te la notte? Quante maschere ci sono di notte? Raccontaci come la vivi nella tua città, ma non solo: serate, festival sei un animale notturno?

Per me la notte è tante cose. Nel corso della mia vita e del mio percorso artistico è stata fondamentale. Durante gli anni del liceo mi capitava di mettermi a scrivere musica di notte, quando la città dorme. È sempre stato un momento di grande ispirazione ma soprattutto di libertà. Pieno di stimoli. Vivevo la vita notturna tra i club o uscivo per camminare osservando le luci di Roma alla ricerca di una comprensione che ho sempre trovato in quelle luci… anche solo per cercare di superare momenti difficili e cercare di trovare delle risposte. Poi è proprio sulla base di queste molteplici sfaccettature, delle “maschere” che può avere la notte (che sono veramente tante), che ognuno può indossare quella che gli è più propria, che lo apre alla vita della notte.

Quali sono sono le sensazioni che hai deciso di trasformare nel pezzo su cui hai lavorato allo JML?

“Save My Night” nasce dall’idea di esorcizzare un periodo negativo della nostra vita per poterla riprendere in mano. La contrapposizione delle lyrics è pensata come se ci fosse una sorta di parassita (pensa a Venom), come se ci fosse un’altra voce all’interno del cantato. “I saw the demons calling me tonight, i just wanna be free again”: pre-parassita, quasi chiedendo un aiuto. “Don’t need an hero this time, we don’t give a fuck”: post-parassita, con una nuova presa di coscienza. Il tutto viene ripetuto in salsa diversa da una prospettiva femminile, ma che riporta la stessa tematica.

 

Invece qual è il tuo background musicale e il tuo processo creativo con cui poi mischi ispirazioni, reference e sensazioni?

Il mio background musicale nasce principalmente dall’EDM del 2013/2014. In quegli anni ho cominciato a produrre facendo sempre riferimento ai grandi pilastri della musica elettronica, poi con il tempo ho cercato di raffinare il mio sound e allo stesso tempo di capire quale fosse l’espressione più appropriata del mio io artistico. In generale quando scrivo un pezzo parto sempre da una sensazione, un evento, un ricordo, uno stato d’animo, un film che mi ha lasciato il segno piuttosto che una serie tv, nel tentativo di trovare il sound perfetto per quella sensazione. Per questo uso diverse references, mi serve per tirare fuori gli elementi più adatti per creare un brano che è una “piena riflessione” di me.

In “Save My Night” infatti emerge quello che è pienamente il mio percorso al momento: unire un genere Pop con elementi di musica elettronica più pesanti, ma rimanendo comunque nel pop e dando quel pizzico di musica cinematica (che ascolto soprattutto in colonne sonore di film e serie giapponesi e non).

lo stesso emerge anche nei miei precedenti brani: “Parasite”, uscito poco dopo la fine del JML, ha anch’esso questo pensiero ma a differenza di “Save My Night” la riflessione per il pezzo parte da un’esperienza personale: una relazione tossica vissuta più di un anno fa. Ci ho impiegato un anno a scriverlo, impegnandomi per consolidarlo al meglio, trovando il sound esatto e lyrics adeguate.

Qual è l’altra arte con cui ci piacerebbe unire la tua musica?

Penso spesso alla realizzazione di vere e proprie storie visive animate e accompagnate dalla musica in streaming, veri e propri storytelling nelle performance live… ho veramente tante idee. Alcune da fissare meglio, ma sicuramente è qualcosa che mi piacerebbe molto fare. Trovare il modo di trovarsi, produrre un’esperienza in cui sentirsi veramente partecipi.

Ora, dopo questa vittoria allo JML, quali sono le strade e gli scenari che ti si prospettano davanti?

Dopo JML le cose che stanno accadendo sono veramente tante. Sono carico e molto felice, ma la mia voglia di continuare a portare me stesso e la mia musica è sempre la prima cosa a cui penso.

 

Oggi un artista non è solo musica, ma anche come si “vende” o propone al pubblico in modo social o trovare un giusto promoter. Ci son degli artisti che ti piacciono anche per questo aspetto?

Sicuramente il sapersi vendere bene è un aspetto fondamentale, ma per quanto mi riguarda mi piace l’idea che tutto ciò che concerne un artista sia un qualcosa di accattivante per lui stesso, e che ne sia pienamente soddisfatto – anche nella eventuale fusione con altre arti.

Il cervo di Jager è iconico, se la tua musica fosse un animale quale sarebbe?

Bella domanda! Probabilmente la rappresentazione più vicina che mi viene in mente sono i yōkai. Come le sfumature dettate dalle maschere anche loro hanno diverse sfumature, sono un tipo di creatura soprannaturale della mitologia giapponese: possono essere entità malevole e maliziose oppure portatori di fortuna per coloro che li incontrano.