Francesca De Gottardo

Continua Orizzonti, la mappatura delle persone e dei progetti intenzionati a cambiare Milano di Zero e Meet the Media Guru

Scritto da Giulia Capodieci il 25 febbraio 2016
Aggiornato il 23 gennaio 2017

Abbiamo incontrato Francesca De Gottardo, fondatrice di #svegliamuseo, un hashtag, un blog ma sopratutto un movimento che mette insieme i professionisti che applicano le tecnologie digitali al mondo dei musei. Noi che seguiamo sempre con interesse gli sviluppi tra digitale e cultura non potevamo perdere l’occasione di scoprire i nuovi trend per comunicare in maniera condivisa e partecipativa il patrimonio culturale.

Zero – Cos’è SvegliaMuseo? Quando nasce e chi siete?
Francesca De Gottardo – Sveglia Museo nasce 3 anni fa sotto forma di blog. Come dice il nome, volevamo svegliare i musei italiani e renderli più consapevoli delle potenzialità del web. Nell’estate 2013 facendo una mappatura della situazione italiana ci siamo scontrate con una realtà molto carente, sia in termini di siti web inesistenti o poco user friendly (sulla grafica stendo un velo pietoso!) sia per quanto riguarda l’uso dei social network.
Il progetto nasce da me e poi sviluppato nel corso degli anni grazie al contributo di altre persone: prima Aurora Raimondi Cominesi, poi Alessandro d’amore, e infine Valeria Gasparotti che oggi è la mia partner in crime. Sono tutte persone conosciute grazie a Twitter o, come per Valeria, durante conferenze. Questo lo sottolineo sempre perché non solo promuoviamo una modalità di lavoro che esalta il concetto di rete ma la integriamo nella nostre stesse abitudini.
Suonerà banale, ma due teste sono meglio di una, quattro meglio di due e oggi nel gruppo Facebook nato per sviluppare questa idea, di teste ce ne sono più di 7000.

Francesca De Gottardo, founder di SvegliaMusei
Francesca De Gottardo, founder di SvegliaMusei

Qual è la vostra mission? Anzi per dirla con le parole dello street artist Sante Egadi che capeggiano sul ponte di Porta Genova quali sono la vostra “Vision, Mission e… la Santa Maria”? 
Scopo iniziale era accendere un riflettore sulla situazione di crisi, senza fossilizzarci sulla critica ma cercando soluzioni realistiche nella condivisione di buone pratiche. Da subito ho scelto di lavorare costruendo una rete tra professionisti italiani che si occupano di digitale in ambito culturale. Abbiamo iniziato intervistando i professionisti dei musei stranieri, fino a creare un ambiente online integrato con social network, da cui trasmettere strumenti, riflessioni e organizzare momenti d’incontro.
Abbiamo scoperto che chi lavora nel web, anche nei musei, non è così geloso delle proprie idee come altre professioni legate al mondo dell’arte, ma sono molto aperti a condividere soluzioni e incrociarle. Nel 2013 era utile scrivere un articolo sul blog per spiegare la potenza dei social network, oggi per fortuna è superfluo e servono di più momenti d’incontro per mettere insieme case history reali.

Qual è la vostra idea di Innovazione?
Innovazione per noi non è riempirsi la bocca di parole, è mettersi a fare le cose. Oggi ci sembra inutile pensare di inventare l’acqua calda ognuno chiuso nel proprio laboratorio. Gli strumenti non mancano e sono a disposizione di tutti, la svolta consiste nell’avere una strategia integrata e nel saper mettere a frutto la conoscenza condivisa. Dalla Lombardia alla Puglia si mettono insieme le risorse.

Il logo di #svegliamuseo
Il logo di #svegliamuseo

Milano cosa offre ai giovani che vogliono lavorare nell’ambito di musei e nuovi media?
Tasto dolente, almeno per la mia esperienza che mi ha portata a lavorare soprattutto a Brescia, Torino, Washington. Il settore è difficile e molto di nicchia. Valeria sta lavorando per il Museo della Scienza e della Tecnologia portando avanti un piano editoriale. Io invece mi sono spostata a lavorare per Furla, nel settore della moda, perché volevo migliorare le mie conoscenze attraverso un’esperienza con budget diversi e strumenti più potenti. Milano offre molte possibilità per chi vuole unire lavoro e creatività in un’ottica flessibile grazie alle numerose realtà culturali alternative ai grandi musei.

Musei e social media: ci dici due case history – una milanese e una internazionale – tra le più interessanti che avete scovato?
A Milano ci sono numerose realtà che hanno una grande visibilità online. Ma direi il Museo Poldi Pezzoli perché è stato il primo che abbiamo adottato e perché affrontano le carenze di budget compensandole con curiosità e tenacia.
A livello internazionale un canale da non perdere è sicuramente il 52 Museums, un canale Instagram e Twitter creato a gennaio e condiviso da oltre 52 musei di tutto il mondo. Ogni settimana si alterna un museo diverso alla guida cosicché l’utente possa fare il giro del mondo e scoprire nuovi modi di raccontare il patrimonio culturale. Il lato interessante è che la selezione dei musei è randomica, non sono solo i migliori online, né i più importanti al mondo. L’importante è dare valore al racconto in ottica collaborativa e abbattere le barriere tra le discipline.

Siete sempre iper-attivi, sul vostro gruppo Facebook vengono pubblicati continuamente spunti di riflessione, ci sveli qualcuno dei vostri prossimi step?
In realtà il nostro fattore cruciale è il tempo, essendo in due dobbiamo selezionare gli impegni e abbiamo deciso che quest’anno ci concentreremo di più sugli incontri vis à vis che sulla scrittura di articoli del blog. Scegliamo di portare avanti la formazione, ad esempio collaboriamo con Fitzcarraldo a Torino, e partecipiamo a molte conferenze come quella del Maxxi di novembre scorso, dove il focus era proprio musei e digitale. Siamo a un punto di svolta nel definire la nostra identità. A proposito di ottica partecipativa, magari potremmo chiederlo a voi della community di Zero: di cosa ha bisogno oggi chi lavora tra digitale e cultura?

Parlando di musei, a Milano qual è la tua top 3? E perché?
Rispondo d’istinto. Fondazione Prada, un po’ perché ci avrei sempre voluto lavorare, ma soprattutto perché riesce a trasmettere la sua visione anche attraverso l’architettura degli spazi. Gallerie d’Italia uno dei posti dove entri gratuitamente e stai bene. Le sale sono pazzesche, ricordano quasi delle scenografie da film. A me trasmettono felicità, circondandoti d’arte moderna e contemporanea. Poi adoro il Museo del Novecento, mi ha sempre colpito la parte di collezione dedicata all’arte contemporanea. Recentemente ci sono andata con un ragazzo adolescente che si è divertito tantissimo. Sì, nei musei ci si deve anche divertire!

Ci sono dei luoghi di Milano dove ti trovi meglio a lavorare col tuo portatile e magari davanti a un caffè?
Rivelo il nostro segreto, l‘headquarter di Sveglia Museo è l’Art Factory, che non ha nulla di speciale se non i prezzi convenienti dell’aperitivo. Quando abbiamo voglia di un ambiente un po’ più chic andiamo spesso da Otto in Paolo Sarpi: lì c’è sempre qualcuno con il portatile intento a lavorare.

Visto che a Meet the Media Guru ci piace sempre provare a immaginare il futuro, provi a descriverci come sarà il museo del 2025?
Non ci vuole la sfera di cristallo per dire che sarà digitale. Io sogno un posto che ti fa stare bene, dove l’architettura entra in risonanza con l’allestimento e i bisogni del visitatore.
Il museo del futuro non sarà né solo intrattenimento né solo educazione; punterà sempre di più a raccontare storie in uno spazio inclusivo che non respinga le persone a la loro curiosità.