Intervista a Italo Marconi

Continua Orizzonti, la mappatura delle persone e dei progetti intenzionati a cambiare Milano di Zero e Meet the Media Guru

Il quartier generale di UbiquityLab con il team a lavoro

Scritto da Lorenza Delucchi il 5 febbraio 2016
Aggiornato il 23 gennaio 2017

Abbiamo trovato un innovatore che nega di fare innovazione. Succede anche questo. Italo Marconi è Managing Director di Ubiquity Lab, di cui dirige l’Area Digital Strategy and Design. Il suo lavoro è costruire ecosistemi. Quelli che hanno studiato le chiamano cross-channel strategies. Per non saper né leggere né scrivere, gli abbiamo fatto una serie di domande banali per capire cosa voglia dire. E siamo giunti alla conclusione che Italo è un innovatore, anche se continua a negare fermamente.

Zero – Che cosa fa UbiquityLab?
Italo Marconi – UbiquityLab si occupa di strategia, design e sviluppo di ecosistemi di prodotti e servizi e opera anche nei settori dell’editoria, della moda, del finance e del retail. La società fa parte del Gruppo Ubiquity e svolge attività di ricerca e sviluppo per la “parent company” su soluzioni innovative di cross-channel platform marketing.

Il quartier generale di UbiquityLab con il team a lavoro
Il quartier generale di UbiquityLab con il team a lavoro

Spiegami con parole semplici cosa significa cross-channel?
Pensa all’ecosistema di un istituto di credito: è fatto da corporate website, home banking, mailing, mobile app, mobile site, e-mail, chat, SMS, call center telefonico, social media, sportello fisico. Per completare una certa operazione, le persone usano una molteplicità di dispositivi e di canali. Se le aziende vogliono interagire in modo efficace ed efficiente con i clienti, devono governare una pluralità di punti di contatto.

E voi che fate?
UbiquityLab collabora con le aziende per costruire una strategia cross-canale che produca risultati misurabili e perfettibili. Partendo da una comprensione degli obiettivi di business e di comunicazione del cliente e dall’analisi dei bisogni degli utenti, disegniamo e sviluppiamo gli artefatti multimediali che animano i singoli punti di contatto.

Scusa, ma quindi cosa siete?
Non siamo una società di management consulting. Non siamo una software house, non siamo un’agenzia di design e comunicazione. Utilizziamo metodi e tecniche che derivano da discipline diverse. Usiamo l’architettura dell’informazione, lo user experience design, la content strategy, il business design, ma non siamo affezionati a tecnologie particolari: ci sforziamo di identificare quelle più adatte al progetto. Se non le conosciamo ce le studiamo, altrimenti ci mettiamo alla ricerca di un esperto nel nostro network di partner.

UbiquityLab sviluppa strategie cross-channel per ecosistemi differenti
UbiquityLab sviluppa strategie cross-channel per ecosistemi differenti

Perché siete innovativi?
Perché non siamo innovativi. Ok, è un paradosso, ma l’innovazione non va confusa con il “novismo” tecnologico, non è per forza epica e rivoluzionaria. A volte le innovazioni non sono delle novità assolute: la sharing economy contemporanea, ad esempio, ha molti elementi in comune con l’economia morale e con l’economia del dono di Antico Regime, così come i social network odierni non sono così diversi dalle Accademie degli eruditi del Settecento. Insomma, noi di UbiquityLab godiamo nel fare “envisioning” di nuovi scenari, ma adoriamo “i piani ben riusciti”.

Chi lavora da te? Com’è composto il team?
Il team è molto eterogeneo per formazione, sensibilità, età e provenienza geografica. Mi piace dire che, pur essendo noi costruttori di sistemi, UbiquityLab non sia un sistema, ma un diàstema.

Una parola difficile per dire che…
Nello scarto quotidiano tra umanisti e tecnologi si fa una cultura organizzativa comune che non è mai identica, né ordinata, né unica, né scontata. E per questo, è bellissima.

Il logo di UbiquityLab
Il logo di UbiquityLab

Il vostro headquarter è a Lambrate, raccontaci di più di quella zona.
Ubiquity è in via Teodosio dagli inizi degli anni 90. Nei nostri uffici è nato il primo portale Internet italiano, quel mitico Clarence di Gianluca Neri/Macchianera. Dal mio punto di vista Lambrate è un contesto perfetto per la vita di UbiquityLab perché è un crocevia eterogeneo e culturalmente “meticcio”. E poi Lambrate è stato teatro di una grande storia di innovazione italiana: ricordiamo gli stabilimenti della Lambretta.

Sì, ma le qualità del quartiere?
Puoi essere in centro in dieci minuti, imboccare la tangenziale o prendere il treno per una gita fuori porta. Puoi muoverti tra case borghesi o tra edifici di archeologia industriale, puoi mangiare etnico in un ristorante asiatico di via Padova o qualcosa di più raffinato da Mirta in Piazza San Materno. Puoi fare jogging al Parco Lambro o fare un giro culturale allo Spazio Tadini, a Ventura Lambrate o da Assab One. In questi ultimi anni, tra l’altro, i costi piuttosto bassi degli affitti di alcune parti del quartiere hanno attirato nella zona giovani artisti e società del “digital”. Ah, consiglio di visitare il Deposito dell’ATM: fanno un Open Day annuale.

Quando esci dal lavoro, dove vai a bere?
Questa è facile. Andiamo al Birrificio Lambrate, uno dei primi microbirrifici con mescita d’Italia, il primo di Milano. Le birre sono incredibili. Perfetto anche per le riunioni più informali. Quando abbiamo bisogno di continuare a discutere andiamo all’Upcycle, un bar tutto sulla “bike culture”, molto bello con annesso co-working e si trova non lontano dalla fermata della metro di Piola. Ci piace anche il baretto di fronte ai nostri uffici, soprattutto quando siamo stanchi.

Dicci la verità: ma Milano è davvero la città dell’innovazione?
Dipende da cosa intendiamo per innovazione. Di certo, non è solo digitale. Dovremmo anche chiederci se un sistema concentrato e localizzato in stile Silicon Valley sia il più adatto al nostro Paese. L’Italia ha una serie di caratteristiche geografiche particolari e una tradizione municipale per cui potrebbe generare un ecosistema di innovazione diffusa e spontanea, che coinvolga anche il Sud. Serve però un coordinamento di tipo politico.