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Weel Lee

L’onestà di disegnare il mondo che si conosce.

Scritto da La Redazione il 22 settembre 2021
Aggiornato il 4 ottobre 2021

Williams Obrou – in arte Weel Lee – è un giovane illustratore e graphic designer che ha deciso di raccontare le cose che ama e conosce: come la sua cultura – la blackness e tutto il loro mondo. Perché, come dice anche lui, in questo momento essere sinceri è tutto, e siamo andati a farci raccontare meglio i suoi progetti.

“Fare arte che susciti qualcosa negli altri richiede una grande onestà e consapevolezza della persona che si è.”

Ci racconti qualcosa di te e della tua storia?

E sono un illustratore e character designer, anche se faccio un sacco di cose oltre ciò.

Ho sempre disegnato, passione trasmessami da mio fratello, e crescendo sono riuscito addirittura a farlo diventare il mio lavoro, a volte mi pare ancora strano che sia vero! Oltre al disegno ho studiato ballo (hip-hop, dancehall e altri generi) per molti anni, e questa disciplina artistica, assieme al disegno, è ciò che ha formato la persona che sono ora!

Il tuo lavoro è molto connotato, hai un’identità stilistica che si sta man mano consolidando. Come sei arrivato a trovare i tuoi temi, le linee guida che danno vita ai tuoi soggetti?

Credo di aver sinceramente capitò ciò che mi piace, e ciò che vorrei raccontare in questa fase della mia vita. Fare arte che susciti qualcosa negli altri richiede una grande onestà e consapevolezza della persona che si è.

La mia identità stilistica ed artistica si evolve parallelamente alla mia identità in quanto individuo, quindi più cresco, faccio esperienze e conosco persone, e più la mia arte ne guadagna, come se fosse una grande tv che trasmette tutti i miei cambiamenti.

 

Siamo nel mezzo di un periodo di forti cambiamenti e questo si nota anche dal delinearsi di nuovi bisogni. La tua stessa voce di illustratore è sicuramente uno di questi. Ci racconti qualcosa di più sui tuoi personaggi e il mondo che crei con loro? Cosa li rende così vivi e reali?

Come ho detto, per fare arte ci vuole onestà, e credo sia questa che renda i miei personaggi credibili o che quantomeno susciti interesse nelle persone che li vedono.

Creo personaggi dove celebro ciò che mi interessa o che amo, quindi essere nero ad esempio, o la moda, i rapporti umani.

Cerco di creare un mondo dove un ragazzino nero possa trovarsi rappresentato ed ispirato.

Tra i vari lavori che stai portando avanti, sei stato coinvolto da Dr. Martens per un nuovo progetto per la città di Milano. Di cosa si tratta? In che modo hai scelto di lavorare?

Ho avuto la possibilità in quanto digital artist (per la maggior parte del tempo) di essere coinvolto in questo progetto di Dr. Martens dove, nonostante il protagonista fosse ovviamente il nuovo boot della collezione Tarik, sia stato chiaro l’interesse che c’era nel valorizzare la voce di ogni artista e di credere e rispettare le loro visioni, che non è assolutamente scontato. E’ la prima volta che un mio disegno sarà visibile in luoghi pubblici ed ho deciso di sfruttare questa chance per dare voce e rappresentare la blackness e le sue comunità, di cui faccio parte e che conosco a fondo e che rispecchia ed esalta la sua identità artistica di oggi – anche perchè sono questioni che sappiamo bene essere spesso trascurate in Italia.

 

Le strade e le visioni che ci si aprono davanti sono tante. Se dovessi usare le parole come una tua tavola, con che immagine vorresti lasciarci?

L’immagine che visualizzo è uno spazio dove ogni creativo, indipendentemente dalla disciplina e dal background, ha la possibilità di creare conoscere e fare esperienza che gli permettano di godere ed apprezzare la vita. Credo fermamente che questo sia l’end goal che dovremmo avere.