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La Marianna

Zero qui: si straccia(tella) le vesti.

Contatti

La Marianna Largo Colle Aperto, 4
Bergamo

Orari

  • lunedi 07:30 AM–08:00 PM
  • martedi 07:30 AM–10:00 PM
  • mercoledi 07:30 AM–10:00 PM
  • giovedi 07:30 AM–10:00 PM
  • venerdi 07:30 AM–11:30 PM
  • sabato 07:30 AM–11:30 PM
  • domenica 08:00 AM–10:00 PM

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Al primo cucchiaino gli occhi si chiudono per il piacere. Al secondo sorridi di gusto, con lo sguardo sornione di un gatto che si lecca i baffi. Al terzo sei di nuovo bambino con i nonni al mare, seduto a mangiare una coppa di gelato alla stracciatella mentre alla radio suonano i Righeira. La crema è pannosa, bianca e fresca; senti la purezza del latte e la croccantezza delle scaglie di cioccolato fondente che si sciolgono lentamente in bocca.

La stracciatella fa parte di quella grammatica del gelato, insieme a crema, pistacchio e cioccolato, che ha scandito la vita di noi italiani e conquistato i turisti di tutto il mondo.

Ho sempre pensato che ci fosse da sempre, come il tiramisù o la lasagna. Mi sbagliavo. A unire la crema gelata al cioccolato fondente fuso è stato un signore toscano, Enrico Panattoni.

Succedeva a Bergamo nel 1961. Panattoni era arrivato dalla Toscana con l’idea di far conoscere ai bergamaschi il suo castagnaccio, nella celebre pasticceria La Marianna, in Bergamo Alta. Finì per inventare la stracciatella: e meno male per noi.

Ho passato un’intera giornata a La Marianna ed è stato come fare un salto nel tempo. A raccontarla, con immensa passione, sono i nipoti di Enrico, Niccolò e Cosimo, che oggi portano avanti l’eredità del nonno.

Una colazione davanti alle mura di Città Alta, all’ombra di un albero mastodontico («che d’inverno, sotto Natale, si illumina tutto: vedessi che bello», mi dice l’autista che ci accompagna), mi ha catapultato direttamente negli anni Sessanta. Alcune Vespe sono parcheggiate vicino all’entrata, ai tavoli all’aperto un vociare festoso di bergamaschi, turisti e famiglie. Sembra di stare in un film di Dino Risi, mentre Niccolò ci racconta una vicenda così profondamente italiana da ripercorrere l’intera seconda metà del Novecento.

«Il passato smette di essere un ricordo e diventa strategia»

Oggi La Marianna è un’azienda strutturata con 11 punti vendita, tra gelaterie, caffetterie e bistrot. Prepariamo la stracciatella tutti insieme nell’antico laboratorio, con macchinari d’epoca come le celebri Carpigiani L40. «Ne prendo ancora un po’, se posso», dico senza alcuna remora. È proprio quel sapore lì: la stracciatella al mare con i nonni. Poi andiamo a provare le otto (otto!) varianti di stracciatella in una gelateria in Città Alta. Io me ne concedo una con mandorle e amarene. Ed è qui che il passato smette di essere un ricordo e diventa strategia: se una sola stracciatella ha fatto la storia, otto varianti raccontano dove vuole andare il futuro.

A pranzo, nel ristorante adiacente alla pasticceria storica, mi rendo conto di essere di fronte a un piccolo impero, ma dall’anima profondamente umana: polenta concia, ragù, casoncelli da piangere. I familiari vengono al tavolo a bere un bicchiere con noi, affiancati da dipendenti storici che ormai sono parte della famiglia.

Nel pomeriggio, al Marianna Lab, il cuore produttivo dell’azienda, indossiamo camici e cuffie e «giochiamo» con gli ingredienti dell’Oriana, il panettone simbolo con albicocche di Costigliole d’Asti e canditi siciliani. Cosimo ci racconta perché l’ha dedicato alla nonna Oriana, moglie di Enrico: fu proprio lei, all’inizio degli anni Sessanta, a convincerlo a rilevare La Marianna. La storia d’Italia, in fondo, è sempre stata fatta da grandi coppie.

A fine giornata saluto Niccolò e Cosimo con la cintura che tira e la netta sensazione che Proust, con la sua celebre madeleine, si sia perso il meglio: gli bastava un salto a Bergamo e una coppa di stracciatella per ritrovare il tempo perduto. Me ne vado riflettendo su questo strano miracolo italiano, quello di un Paese capace di trasformare una giornata di ottobre prima in un film di Dino Risi e poi in un kolossal sul futuro dell’impresa familiare. Se questa non è la grande bellezza, davvero non so cosa lo sia.