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ACHTUNG BANDITEN: i volti quotidiani della Resistenza tornano sui muri di Bologna

Scritto da La Redazione il 24 aprile 2026

Foto di Margherita Caprilli

ACHTUNG BANDITEN è il nuovo intervento di arte pubblica del collettivo CHEAP, pensato per il 25 aprile e disseminato nello spazio urbano attraverso una serie di poster costruiti a partire da fotografie d’archivio della Resistenza antifascista.

Il titolo riprende infatti una formula utilizzata dalle truppe nazifasciste per segnalare e criminalizzare chi partecipava alla lotta partigiana: un’espressione che porta con sé tutto il peso del linguaggio del potere, capace di nominare il dissenso per delegittimarlo. (E viene inevitabile pensare anche ad Achtung! Banditi! di Carlo Lizzani, che già negli anni 50 provava a restituire sullo schermo una Resistenza corale e popolare.)

Le immagini scelte da CHEAP disinnescano proprio quell’iconografia eroica sedimentata: niente armi, niente pose epiche, ma volti comuni, spesso sorridenti e in abiti civili. Una Resistenza restituita, quindi, nella sua dimensione quotidiana e collettiva, fatta di persone diverse.

«A marzo – scrivono – abbiamo trascorso alcuni giorni nel Parco storico di Marzabotto, all’interno di una scuola femminista di immaginazione radicale. In un luogo così carico della storia partigiana e dell’eccidio nazifascista, la Scuola di Pace di Monte Sole ci ha sollecitate a riflettere sull’iconografia della lotta: quella dell’eroe maschio, solitario, con il fucile in spalla, proiettato verso il proprio destino di gloria o martirio». Da qui è nata l’idea di costruire un contro-immaginario che si ricollega al presente, capace di restituire una realtà diversa puntando sul cortocircuito tra la scritta minacciosa “ACHTUNG BANDITEN” e i volti comuni della Resistenza.

«Nel presente, segnato dall’avanzata globale delle destre e dal rafforzamento di dispositivi repressivi che ridefiniscono il dissenso come minaccia – aggiungono -, l’antifascismo viene progressivamente delegittimato, sorvegliato e criminalizzato. Non si tratta di un’anomalia, ma di una strategia: nominare per isolare, classificare per colpire».

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