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Da Modena a Kinshasa e viceversa: Moninga usa l’arte come pratica sociale

Scritto da Salvatore Papa il 16 settembre 2026
Aggiornato il 17 settembre 2026

Portare l’arte contemporanea dentro la cooperazione internazionale, e la cooperazione internazionale dentro la produzione culturale. È la direzione in cui si muove da anni Moninga, associazione di Modena nata nel 2015 dopo un viaggio di volontariato nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) e oggi impegnata con diversi progetti sul territorio.

La storia di Moninga comincia nell’estate del 2014, quando un gruppo di giovani volontari italiani arrivò alla pediatria di Kimbondo, una struttura nata come orfanotrofio per accogliere bambini di strada, disabili e malati. Al ritorno in Italia, quell’esperienza è diventata il punto di partenza per costruire qualcosa che non si limitasse al volontariato occasionale, ma andasse molto oltre.

Fin dall’inizio Moninga ha scelto così di utilizzare la cultura e la musica come strumenti per raccogliere risorse e mantenere aperto il rapporto con il territorio congolese.

Nel corso della loro attività, attraverso gli eventi organizzati dall’associazione, sono stati destinati più di 100.000 euro all’Orfanotrofio di Kimbondo; più di 50.000 euro per l’Orfanotrofio di Masina, RDC; è stato fondato il Centro per il Trattamento della Paralisi Cerebrale, RDC; realizzato un impianto idrico per 4.000 persone a Kikwit, RDC; realizzato un impianto fotovoltaico, un reparto odontoiatrico, donato 4 ecografi per l’Ospedale Libota Lisantu, RDC; costruito la Scuola di Masina per 200 studenti, RDC; completata la ristrutturazione della Scuola di Robe, Etiopia; realizzato un Centro doposcuola per 100 bambini di strada a Robe, Etiopia.

Tra le iniziative che nel tempo hanno consolidato questo modello c’è, ad esempio, il Moninga Open Air Festival, appuntamento musicale organizzato a Formigine, in provincia di Modena, che unisce programmazione artistica e raccolta fondi a sostegno dei progetti in Africa.

L‘evento culturale in questo caso non è più soltanto un’occasione per parlare di cooperazione, ma diventa uno strumento attraverso cui sostenerla concretamente e creare relazioni. Ed è proprio da questa esperienza che prende forma anche il progetto che Moninga presenta quest’anno al festivalfilosofia.

Dal 18 al 20 settembre, a Modena, l’associazione porta infatti KINACT. Out of Control, un progetto dedicato al collettivo artistico e performativo fondato a Kinshasa nel 2015 da Eddy Ekete e Aude Bertrand. Parate urbane, sculture indossabili, maschere, costumi e pratiche sonore sono gli strumenti con cui KINACT interviene nello spazio pubblico, trasformandolo temporaneamente in un luogo di espressione e partecipazione.

A Studio Tape, in via Carteria 60, sarà allestita una mostra fotografica curata da Chiara Ascari e con allestimento di Vuoto Collettivo, dedicata alle parate urbane e alle opere del collettivo, realizzate anche attraverso materiali di recupero come bottiglie, pneumatici, fili metallici, plastica e detriti.

La mostra non rimarrà però confinata allo spazio espositivo, dove sarà possibile visitarla per un mese. Sabato 19 settembre alle 19, Studio Tape sarà il punto di partenza di una parata urbana curata da Moninga insieme ad AKWABA Festival, che attraverserà il centro storico di Modena passando per via Emilia e Piazza Grande, prima di tornare alla sede della mostra, dove seguirà un DJ set con la cantautrice, dj e produttrice italo-marocchina LaHAsna e l’artista resident di Moninga, WHOISNINA. Percussioni, canti, poliritmie africane e le selezioni di DJ Vanesss accompagneranno i ballerini di AKWABA, che indosseranno costumi upcycled realizzati da Daliora, bandiere e maschere prodotte da Decor.osa (Teresa Mazzanti ) e dal fashion designer Francesco Scacchetti.

Il programma comprende inoltre la proiezione di un documentario dedicato a KINACT e una listening session dell’album Kinshasa in Action, pubblicato da Nyege Nyege Tapes.

Oggi, Moninga concentra la gran parte dei propri sforzi al sostegno dei progetti rivolti all’infanzia, all’educazione e allo sviluppo della “Comunità Amore e Libertà”, di Kinshasa. Ed è lì che torneranno anche i ricavi di Out of Control in un processo di crescita e contaminazione reciproca che è sempre l’elemento che caratterizza i progetti culturali migliori.