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Elena era una nuvola

Il racconto del nuovo capitolo di nuvolario di OHT, per posture inaspettate

Scritto da Annika Pettini il 12 ottobre 2026

nuvolario #Helena_ ph. Angelo Maggio. Courtesy Primavera Dei Teatri

“Non a caso, scrivendo di Elena, Euripide si chiese:
e per una nuvola abbiamo sofferto così tanto, solo per questo?” (nuvolario #Helena)

Avete mai fatto caso a come si muove il vostro corpo nel mondo? Alle posture che assumete mentre fate le cose di una giornata. Magari ogni tanto ve lo ricorda quel fastidio passeggero a un muscolo perché state accartocciati o contorti su sedie di varia natura, ma più che altro ci muoviamo in modo inconscio, senza tenere conto che, a quanto pare, la nostra postura influenza il modo di pensare e di vedere il mondo. E, di conseguenza, tutto il resto. Me lo ha insegnato una storia fatta di nuvole, che quindi potrebbe avere qualunque forma, ma che nasce proprio da una postura.

Hai lo sguardo rivolto verso l’orizzonte. E noi siamo corpi: i nostri corpi ci orientano.

«Penso che, nonostante la mia ricerca, io abbia il petto un po’ chiuso verso l’interno. Guardo molto a terra. Non credo di avere lo sguardo espansivo. Penso che per te, Filippo, sia una questione di postura della colonna vertebrale. Penso che tu abbia il petto aperto. Hai lo sguardo rivolto verso l’orizzonte. E noi siamo corpi: i nostri corpi ci orientano. Guardandoti muovere, correre da una parte all’altra, ho sempre la sensazione di un corpo che incontra l’orizzonte. Ricordo che la prima volta che ne parlavi avevo l’impressione di qualcuno che semplicemente si sdraia e guarda. Penso al luogo in cui devi essere cresciuto, a come deve essere il cielo lì». A parlare è Prathima Muniyappa, intelligenza sopraffina e penna magica, che ha conosciuto Filippo Andreatta alla Scuola Nomadica e, dai sedimenti di un rapporto, è nata l’intuizione, a distanza di tempo, di questa collaborazione. La storia che si muove con la forma della nuvole è nuvolario, il progetto di OHT di cui vi avevamo raccontato qui e che, per sua stessa natura, evolve e trova nuove forme. Non per insoddisfazione ma per indole.
La forma di questa collaborazione porta il nome di
nuvolario #Helena, uno spettacolo che unisce posture diverse e cambia il punto di vista sulle nuvole, dall’alto in basso, da fermo a rotante, grazie al dialogo con la performer e danzatrice Maria Isidora Vincentelli. La Elena di cui si parla nuvolario #Helena è quella di Euripide, quell’Elena che a Troia non c’è mai stata ma che era sulle sponde del Nilo, la Elena trasformata e trasportata sotto forma di nuvola là dove infuriava la violenza. «Sono arrivata al personaggio letteralmente senza sapere dove stessi andando. Ci sono inciampata dentro», sorride Prathima.

“Chi è andato lì? Non lei, non io. Un pezzo di cielo, una nuvola prese la nostra forma, ingannando tutti. Una pareidolia, un’allucinazione, una scusa nebulosa per scatenare una guerra. Elena ci ha scioccate. La nostra linea spezzata ha generato un’inondazione. Un’inondazione indignata dallo sfrontato tentativo d’imbottigliare una nuvola, di allineare una nuvola”. (nuvolario #Helena)

Le collaborazioni sono posture che scelgono di esistere in contemporanea dando forma a uno spazio tutto nuovo, a forme inaspettate per entrambe le parti. «Quando qualcuno ti passa la propria ossessione e tu cominci a rifletterti dentro quell’ossessione, succede qualcosa», dice Prathima. Basta chiedere a Filippo delle nuvole, per capire il significato dell’ossessione: «Una delle cose che amo molto – e più tempo ci passo, più la amo, cosa che di solito non mi succede perché tendo ad annoiarmi facilmente – è il fatto che le nuvole siano, in un certo senso, prive di forma. Possono diventare qualsiasi cosa su cui stai lavorando. E questo non significa perdere il focus della ricerca. Significa piuttosto poter dedicare davvero del tempo a costruire le cose. Ma per me c’era anche l’idea di lavorare sulla nostra percezione delle nuvole: su come percepiamo qualcosa che apparentemente è fuori, all’esterno, lontano da noi, e vi proiettiamo dei significati. C’è quel gioco molto semplice che tutti fanno da bambini guardando le nuvole…
Ero molto affascinato dalla relazione tra allucinazione e percezione della realtà e da come le nuvole possano far migrare il significato da qualcosa di reale trasformandolo in una spiegazione e viceversa: da come noi applichiamo un significato alle nuvole, che apparentemente non ce l’hanno. Alla fine ero interessato a seguire la nuvola, per così dire, seguire il vento. È un’espressione un po’ banale, ma per me era importante seguire l’idea invece di controllarla. Volevo cambiare un po’ la posizione che normalmente assumo».

“E poi: nuvole.
La nostra segreta coreografia di stati. Pronuncia i nostri nomi. Inumidisciti la lingua. Elena. Cumulonimbus, Altostratus, Cirrocumulus, Nembostrato, Mammatus, Lenticolare, Nottilucente, Stratus, Cirro, Nuvole a Incudine, Virga, Nubi Temporalesche”. (nuvolario #Helena)

La Elena – qui Helena – che nasce da Prathima è figlia del vapore della furia, fuoriesce dal ripudio per la violenza e dall’espulsione di ogni sua manifestazione dal corpo. Una sorta di assolo che si nutre della sua storia personale e della sua cultura ma che non resta dentro perché «Non possediamo, per così dire, una nostra intelligenza individuale, ma ci connettiamo a una conoscenza comune, a un’intelligenza comune che potremmo chiamare “nuvola”».