Ad could not be loaded.

Frammenti di un discorso Spettrale

Passati, presenti e futuri di una piccola oasi psichedelica.

Scritto da Carlotta Magistris il 27 marzo 2026

Era il 2013 quando un gruppo di amici legati alla musica, all’arte e alle sperimentazioni, reduci ognuno dalle proprie esperienze all’estero tra Berlino, Amsterdam, Parigi e vagabondaggi vari in cerca di situazioni interessanti si ritrovano a Brescia, la loro città natale. Adocchiano una villa liberty in affitto vicino alla stazione, semi decadente ma con grandi potenzialità, in cui avrebbero potuto vivere tutti insieme, trovando un luogo per iniziare ad organizzare concerti nel basement. Così, con frequenza mensile, iniziano a consolidare quei contatti che avevano instaurato all’estero e a chiamare musicisti da tutta europa, mettendo in scena dei party memorabili.

Le cose iniziano ad intensificarsi e quella che prende il nome di Villa NO diventa un vero e proprio punto di riferimento, sempre più internazionale, teatro di connessioni e performance sperimentali di tutti i generi: djset, live shows, performance d’avanguardia, video arte ed espressioni disparate della controcultura underground. Con naturalezza nasce in questi anni dall’esperienza anche la relativa label indipendente Villa Recordings, che pubblica materiale autoprodotto, principalmente su cassetta, di progetti di casa e non. Ancora oggi, la Villa è il luogo dove vengono ospitati gli artisti e la base indispensabile per le attività di Spettro, ed eccoci qui. Provando a tracciare la timeline di uno dei luoghi di pellegrinaggio italiani per eccellenza per quella (piccola?) comunità di persone che come me crescono sempre di più alla ricerca di spazi non convenzionali che possano ospitare contenuti, sperimentazioni e sensi di comunità fuori dalle logiche che stringono sempre più strette i contenuti e le dinamiche di socialità legate alla cultura e all’intrattenimento di oggi. 

Lo storia dello spazio in via Soldini nasce nel 2018, il giorno di Santa Lucia, da un’idea di Michele e Simone Bornati, insieme a Francesco Fonassi, Luca Tofanini e Francesco Venturi in un ex calzificio nella zona industriale bresciana accanto alle rotaie. “Abbiamo sempre cercato spazi che, seppur incolti e ruspanti, avessero un valore forte di libertà e “bolle di pace” dalle città alienanti e opprimenti” mi raccontano, “e sia Villa che Spettro rappresentano per noi delle oasi in mezzo alle tensioni cittadine.”

Ma che cos’è Spettro? Le risposte sono molteplici, e forse portano tutte nella stessa direzione. Uno spazio “pubblico”, un locale, una “venue” una “non-discoteca”, qualcosa che è stato definito come un “corridoio di sonic explorer” curato e allevato da volontarie e volontari. Un laboratorio a 360 gradi con studio di produzione e registrazione, bookclub, cinema, corsi di musica, queer cabaret, pranzi, cene, record shop, talking, dance floor, performance, radio, market, di tutto e di più. E anche: un’ associazione culturale non-profit, un club DIY collettivo, un gruppo di amici e artisti con una visione comune dell’arte e del mondo che condividono gli spazi e collaborano durante le serate, mettendo idee, energie, creatività e passione, in un luogo di cultura alternativa indispensabile per la salute mentale ed espressiva

Spettro-luogo è assemblaggio, riciclaggio, riscoperta: così negli arredi, come nella sua filosofia più intima e oscura. Lì sono nate cose come Spettro Opera: una sequenza performativa che vede in atto i componenti del gruppo collettivamente in un susseguirsi di atti più o meno musicali, dove il cervello-Spettro si mette in moto e agita la propria energia vitale. O anche Spettrodelìa, mini festival che ci ha visto tutti quanti impegnati nella costruzione di un’isola in montagna. Oppure le passeggiate musicate con tecno-collage-logie, in ambienti naturali o nei tunnel sotterranei della città: la contaminazione avviene grazie al fatto che spesso l’ispirazione nasce dallo scambio e dalla condivisione continua, dal cenare tutti insieme, dalle personalità più disparate che abitano Spettro o lo attraversano, nella maggior parte dei casi persone con le quali esiste un rapporto diretto e personale. 

Nonostante il suo esistere in uno spazio delimitato in un contesto urbano, con cui interagisce attivamente connettendosi alle iniziative culturali della città, facendo direzione artistica di rassegne locali e offrendo eventi in luoghi più centrali, la consapevolezza della multiforme identità di Spettro è quella di vivere un’identità cosmopolita, senza confini territoriali o regionali o un senso di appartenenza. 

“L’essere sganciati dai linguaggi del mainstream e credere nella cultura autonoma indipendente che si regge sull’autoproduzione rende difficile il rimanere coinvolti in dinamiche istituzionali, poi se capita perché no.. se possiamo diffondere il verbo della “psichedelia“ è sempre una buona occasione.”..Lato mio non avrei saputo dirlo meglio. 

Considerando l’unicità del contesto, mi viene naturale chieder(mi) se ci sono delle ispirazioni che hanno reso Spettro questo insieme di energie sinergiche ed eterogenee allo stesso tempo. “La personalizzazione come identificazione è sempre stato un atto di condivisione e non di esclusione o di eccentrismo” mi dicono. “avere una creatura della quale prendersi cura con viti, colla, cavi, casse, luci e attrezzi è uno fra i modi più interessanti del costruire un’infrastruttura partendo spesso da materiali semplici, trovati o recuperati. Ricordandosi che anche se non sai dove andrà a finire, quel pezzo di quella cosa, forse, un’utilità prima poi l’avrà se combinata con i pezzi giusti. In questo senso possiamo dire che Spettro è un puzzle.”

Parlando di posti, spazi e contesti “fratelli” che creano una rete e connessione con la visione di Spettro, che hanno scelto di rimanere fuori dai radar per preservare una loro autenticità, impossibile non citare il Fanfulla 5/a , nel quartiere romano del Pigneto, spesso la data sorella delle artiste e degli artisti che gravitano l’oasi bresciana, ma si espande spesso fuori dallo stivale, con connessioni storiche con realtà basate a Berlino e in Lituania come trampolini di connessioni globali. Inevitabile la citazione alla comunità allargata di dove l’anno scorso ho vissuto senza dubbio una delle esperienze festivaliere più belle della mia vita fino ad oggi: il Braille Satellite, festival attivo da più di 10 anni nelle foreste lituane, sperduto nelle lande dell’est europa. 

Anche il modo di vivere l’idea di clubbing dentro a Spettro porta avanti una visione personale, data dall’ unione di più individui che condividono un luogo su tutti gli aspetti possibili del sociale e del sensoriale: non un “dancefloor” nel senso più canonico, ma una scoperta e interazione alla ricerca di sentieri sconosciuti dove venir trasportati da narrazioni musicali sempre diverse, scoprirsi e scoprire lati non abitudinari di sè stessi e dello stare insieme attraverso l’ascolto di un repertorio inconsueto e nascosto.

Fra i vari aspetti che identificano l’ecosistema Spettro c’è anche quello grafico, che rispecchia un atteggiamento contenutistico attraverso la forma visiva. “È stato importante trovare una chiave di comunicazione interessante anche per non parlare sempre e solo a noi stessi ma cercando di rimanere appunto noi stessi. Nell’odierna digestione continua di immagini e suoni, partecipare e divulgare attraverso la stratificazione del segno è per noi necessario, e allora anche da questo punto di vista si è elaborato un meccanismo di produzione analogico/digitale curato da Another Studio, linguaggio che poi si è solidificato negli anni, sia a livello di contenuto che di forma e sfumature.”

Questo è quello che c’e stato prima di Spettro, quello che è cambiato, quello che è oggi. Il futuro è una pagina bianca che può significare l’erosione del tempo, le infinite possibilità, più probabilmente entrambe le cose assieme. In un contesto così direttamente legato alle energie delle e dei suoi abitanti e avventori, sicuramente lo si deve a quelle e all’impegno di tutte le persone che lo hanno abitato fino ad oggi. Le vogliamo citare tutte: Linda Alborghetti, Irene Bianchetti, Elena Bino, Marco Bellini, Francesco Bertolini, Simone Bornati, Michele Bornati, Paolo Bulgari, Andrea Fogliata, Francesco Fonassi, Marco Gobbi, Celeste Lombardi, Elia Manzitto, Gabrio Micheli, Gloria Pasotti, Andrea Scutra, Edoardo Serena, Luysali Thiesen, Martina Terraroli, Luca Tofanini, Roberto Zeli.

“Da sempre riteniamo Spettro prima un progetto e poi uno spazio, costantemente in evoluzione. Il fatto che sia un luogo ci mette a confronto con il cemento, materiale duro da digerire soprattutto se piacciono i fiori, la musica e le stelle. Certo che cambierà, costantemente, vorremo anche noi scoprire come e perché. La verità è che è uno spazio che ha le sue teste e le sue orecchie, le sue mani e il suo cuore: un grande corpo risonante che abita al piano terra, protetto da una statua di Venere. L’ha attraversato di tutto, e nelle giuste stagioni è fiume in piena ricco di idee e iniziative. Nella sua essenza di spazio culturale sperimentale può e deve rinnovare il dialogo per divulgare atteggiamenti critici e coscienti nelle sperimentazioni artistiche. Suoneremo e… vedremo chi viene a rispondere.” 

 

Per avere un’idea oltre alle parole di chi e come ha attraversato lo spazio di Spettro coi propri suoni, URSS ha un bell’archivio da farvi vedere.